Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: volta

La ragionevolezza, evidentemente

La ragionevolezza, evidentemente,

qualche volta non basta

o non funziona

(buttare l’occhio sul passato

è come incatenarsi a un picco

e offrire di buon cuore

il fegato a un’aquila).

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Di quella volta

Ogni volta, riconosco

le prime parole dette –

di quella volta, sì, sul molo,

appena fuori Flatty, 35°

a nord dell’equatore, 89°

a est di Greenwich.

Si è fatto finta di niente

Si è fatto finta di niente

tante volte, no? Malgrado la molta

bella parenesi, la Storia, insomma,

non sa fare la Maestra, oppure

non ci convince, a noi

esseri umani. “A causa di”, s’intende

(non, cioè, ” nonostante “), somiglianze

e assonanze realy off. Per la verità,

qualche criterio convincente resta,

nel dilavare, incrostato

alle dita, all’ombelico, al tallone.

L’innamoramento, soprat-

tutto, per il Messia – non nascondiamoci:

dietro a Hitler e Stalin, ci sta ancora

quella figura lì, che gli è andata

bene per secoli e poi, invece, l’altro ieri

ha smesso di funzionare (non so come dire).

Scrivere per scrivere

Ciò che segue è una cosa che ogni tanto mi viene l’idea di scrivere, con parole più o meno diverse; chi scrive-per-scrivere individua presto i luoghi tematici a cui tornare (regolarmente?, no) come a una “fonte d’ispirazione”; questa cosa è uno mio (non esclusivo, per carità, qui e ora non so citare manco un titolo ma son sicuro di averlo spesso riconosciuto in quello che ho letto).

Si tratta dell’entusiasmo, quasi dell’impellenza, più facilmente del principio di piacere, che qualche volta possiede il soggetto che scrive-per-scrivere quando ha la prospettiva di poterlo fare liberamente e subito. La gran voglia, insomma, di scrivere, nell’accingersi a farlo. Un sentimento, mi sembra, molto infantile.

Questa è buona

Questa è buona

anche per i tempi

che corrono, perché si capisce,

e si capisce perché ha dentro

per ben tre volte la parola “capisce” –

credo.

 

Ma infatti, no?, censurando la parola suddetta, il risultato (meno friendly) sarà il seguente:

 

Questa è buona,

anche per i tempi

che corrono, perché si,

e si perché ha dentro

per ben tre volte la parola –

credo.

Partenza

Appoggio a terra lo zaino e faccio mente locale (ogni tanto mi succede), per aggallare quello che mi serve e che invece, per ragioni che so e non so, tento di affondare. Il breve elenco mi illude: calze, caricabatteria, chiavetta… – tutto che comincia per “c”, ma non fa niente, va bene così, partiamo.

Cose a parte

Non dirmi: “Te l’avevo detto”,

ché lo so, ché forse c’è

una ragione (e trema), se ho ignorato

la tua premura.

 

Non mi resterà, alla prossima occasione,

che contare le margherite, prima

di rasare il prato,

per non stare in pace.

 

Anni ho bruciato sotto il cielo

del tempo libero, ma è difficile,

pasticciando col linguaggio,

produrre ancora del mistero.

 

Lo scoiattolo non si è più visto, confermi? –

deplorevole, insomma, che sia caduto,

una volta, quella sola, come un fesso,

nella rete del tuo sguardo.

Merda

Ha indisponibile il retrotreno e si trascina con le zampe anteriori, per il resto si inarca e fa perno su una vertebra di mezzo e trema come se avesse il parkinson. Reagisce tuttavia allo stimolo di urinare e defecare e esce dalla cuccia per cercare di raggiungere la cassetta con la sabbia – qualche volta ce la fa, più spesso, come un Pollicino trash, dissemina sul pavimento, nel suo sbilenco tragitto, stronzi (se va bene), semi-liquide polentine (se va male) e laghetti di piscio, in cui, se nessuno è lì a evitargli la sublime esperienza, finisce per pucciarsi. È solo un giovane gatto rosso sfortunato, che, come ogni essere sfortunato, ha questo potere di accendere la virtù della carità.

Ero distratto

Ero distratto, non avevo

il polso della situazione, quando

tutto, una volta di più, precipitò.

 

Non so nemmeno se fosse giorno o notte,

la questione dell’ora, infatti, aveva perso

di senso, in quel lago di sangue

 

che mi battezzò.

A questo mio cugino

A questo mio cugino, qualche volta,

vengono pensieri positivi inattesi –

 

che poi sono solo illusioni mascherate

da proposte di lavoro irrefutabili –

 

tipo fare niente o inghiottire singhiozzi

o amare e basta – e tutto

 

sotto stretto controllo medico.