Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: volta

Cantare o parlare

Succede, ecco tutto, che ogni tanto uno non abbia voglia di cantare ma solo di parlare (come, per dire, quella volta famosa raccontata e registrata di De André, prima di interpretare Amico fragile).

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La trovata

Un giorno che nevicava, Lui (proprio lui) trovò il linguaggio (la combinazione, però, è ancora da indagare).

Andò da quello che, a sua insaputa, era il suo terzogenito (…treenne… stessa madre… ne vennero altri 88… 80 morti prepuberi… generati in collaborazione con 37 ulteriori madri…) e gli gridò: “Arda!” (Modulò un suono, cioè, che non era il solito grugnito tipo “uh-uh”, “ih-ih”, “oh-oh”, etc.)

Lo infastidì (e infatti si grattò i gomiti contemporaneamente) che il bambino, dopo avergli dato appena un’occhiata, riprendesse a menarsi l’uccello – e allora gridò di nuovo: “Arda!”

Senza staccare la mano dal genitale, il bambino risollevò la testa. L’uomo, per la terza volta, gli gridò: “Arda!”, e puntò il braccio verso l’entrata della caverna, dove si vedevano luccicare i fiocchi.

Il bambino non girò la testa nella direzione del braccio, ma la sua mano cessò di stringere il pene, ora molto meno rigido. L’uomo, per la quarta e ultima volta, gli gridò: “Arda! Arda! Arda!”, e, senza attendere la sua reazione, tornò alle proprie occupazioni, che poi erano le stesse del figlio.

C’è un punto di partenza comune

C’è un punto di partenza comune, che è quando ci risvegliamo e, nel risveglio, ci riflettiamo. Sono le volte in cui cadiamo di peso interi, molto ingombranti e quasi irriconoscibili, nel cerchio della nostra attenzione.

È tutto finito

È tutto finito,

 

succede –

 

qualche volta, cioè,

 

 

appare chiaro soprat-

 

tutto che

 

è tutto.

Il punto è questo

Il punto è questo: che certe

volte ti sembra,

sbagliando, di fare giusto.

La ragionevolezza, evidentemente

La ragionevolezza, evidentemente,

qualche volta non basta

o non funziona

(buttare l’occhio sul passato

è come incatenarsi a un picco

e offrire di buon cuore

il fegato a un’aquila).

Di quella volta

Ogni volta, riconosco

le prime parole dette –

di quella volta, sì, sul molo,

appena fuori Flatty, 35°

a nord dell’equatore, 89°

a est di Greenwich.

Si è fatto finta di niente

Si è fatto finta di niente

tante volte, no? Malgrado la molta

bella parenesi, la Storia, insomma,

non sa fare la Maestra, oppure

non ci convince, a noi

esseri umani. “A causa di”, s’intende

(non, cioè, ” nonostante “), somiglianze

e assonanze realy off. Per la verità,

qualche criterio convincente resta,

nel dilavare, incrostato

alle dita, all’ombelico, al tallone.

L’innamoramento, soprat-

tutto, per il Messia – non nascondiamoci:

dietro a Hitler e Stalin, ci sta ancora

quella figura lì, che gli è andata

bene per secoli e poi, invece, l’altro ieri

ha smesso di funzionare (non so come dire).

Scrivere per scrivere

Ciò che segue è una cosa che ogni tanto mi viene l’idea di scrivere, con parole più o meno diverse; chi scrive-per-scrivere individua presto i luoghi tematici a cui tornare (regolarmente?, no) come a una “fonte d’ispirazione”; questa cosa è uno mio (non esclusivo, per carità, qui e ora non so citare manco un titolo ma son sicuro di averlo spesso riconosciuto in quello che ho letto).

Si tratta dell’entusiasmo, quasi dell’impellenza, più facilmente del principio di piacere, che qualche volta possiede il soggetto che scrive-per-scrivere quando ha la prospettiva di poterlo fare liberamente e subito. La gran voglia, insomma, di scrivere, nell’accingersi a farlo. Un sentimento, mi sembra, molto infantile.

Questa è buona

Questa è buona

anche per i tempi

che corrono, perché si capisce,

e si capisce perché ha dentro

per ben tre volte la parola “capisce” –

credo.

 

Ma infatti, no?, censurando la parola suddetta, il risultato (meno friendly) sarà il seguente:

 

Questa è buona,

anche per i tempi

che corrono, perché si,

e si perché ha dentro

per ben tre volte la parola –

credo.