Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: voce

Il Giudizio #2

L’arrivo dei due nell’Aula non è notato perché c’è un gran casino. Dio, Gesù, lo Spirito Santo, Maria, Giuseppe, Arcangeli, Cherubini e Santi chiacchierano divisi in gruppi che si rimescolano continuamente. Pietro indica a S. il suo banco, si mette sull’attenti e, urbanamente, fa:

“M-m…”

Dio interrompe la discussione con Gesù e ingiunge al consesso di fare silenzio, si gira verso Pietro e poi posa l’occhio su S.

S. incrocia le braccia sul petto e tiene, nel modo che gli è proprio, la fronte bassa, guardando da sotto in sù.

Dio ordina:

“Mettiti pure sull’attenti.”

S., pronto, esegue. Dopo averlo osservato un po’, Dio chiede:

“Cosa vuol dire la scritta sulla felpa?”

Annunci

Fra le voci dei soccombenti

Fra le voci dei soccombenti

ai flutti, i timbri striduli dei bambini,

alzati e persi nella notte,

invadono volentieri i sogni

Massì

Massì, Gigino in fondo ha ragione, la Banca d’Italia ha fatto anche delle brutte figure, perché scandalizzarsi, dunque, se esprime l’auspicio di una Voce ripulita? È forse così brutto che un attore ponga il problema del critico?

Una poesia, forse

Scrivo

ma non le voci di una lista

o una lettera

o un romanzo

o un’email – sì, invece,

una poesia, forse.

Poesia in poesia

Chiedo: la voce aggiunge? –

Possibile, insomma,

che certa poesia

non si possa proprio

declamare, a scanso

di equivoci incresciosi?

C’è posta #28

Car* car* car* amic*,

quanto vorrei che fossi qui a sopire, con la tua voce, la mia paura! Purtroppo, devo invece accontentarmi di ubriacarmi… Trova, ti prego, trova un po’ di tempo (poco, pochissimo) anche per me! Ma fai presto. I dettagli al vis-à-vis, la sostanza già la sai: faccio sempre più fatica, una fatica immane ormai, a fidarmi – perfino del qualsivoglia punto d’appoggio fisico.

Play

(Buio e voci intraducibili per 4 ore e mezza.)

(Luce. Scena vuota.)

Il politico, come politico

Il politico, come politico, si guarda intorno, isola i fenomeni e stila un menu. A partire dal menu, le singole voci diventano “temi politici”, oggetto cioè di discussione sul web, in TV, alla radio, ma anche e soprattutto al bar. Mi sembra di non poco conto che tutti (o quasi) noi, quando discutiamo di politica, perlopiù rimastichiamo.

Il Ministro dell’Interno

Il Ministro dell’Interno dà voce a una paura esistenziale aggiornata. Concretamente, traducendo, il Ministro dice:

Eh no! Io ho paura! Eh sì, ho paura! Eccheccazzo, sarò pure libero di avere paura?

E giù povere specificazioni: migranti, rom, etc. – Specificazioni ipocrite, soprattutto, perché la paura è paura di una cosa sola.

Non è plausibile

Non è plausibile

che la voce dell’individuo

sia una voce individuale.