Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: voce

L’abilità

L’abilità (l’unica?) di usare

un tono di voce tranquillo

e dolce, oltre che per la normale

amministrazione, per manifestare

decorosamente lo scazzo.

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Le macchine produttive

Le macchine produttive

mi hanno rotto,

 

le macchine im-

produttive, invece, possono interessarmi…

 

dal Lete dell’aporia al verminaio

degli aborti plurianacoluti…

 

La voce grossa la fa la Specie.

Col Porsche e il Ferrarino

Il problema, col Porsche e il Ferrarino, è che non puoi andarci a ritirare gli esami del sangue –

La voce gli viene da dietro, una voce maschile di corda bassa. Allenta l’attenzione su ciò che ha davanti a sè (ovvero i quattro amici con cui è seduto al tavolo di una birreria) e pensa divertito all’osservazione, finché, prendendola molto sul serio, si chiede: Ma perché?!

Appunti

Il sistema simbolico ha la sagoma di una foresta – meglio, di una giungla. Sepolto ogni fine, bruciata ogni utilità, rimangono solo voci e forme intersecate da un inconscio spietato e padrone. Basta realtà.

Chi elencava a alta voce

Chi elencava a alta voce

gli animali estivi e chi

quelli invernali.

 

Notti precoci, albe tarde,

non più di un interstizio

in cui insinuarsi.

Mica vero che il teatro nel teatro

Mica vero che il teatro nel teatro,

il romanzo nel romanzo,

il quadro nel quadro,

il film nel film,

……………………,

hanno rotto. Nonna

lo diceva: Troppa fretta di rubricare!

(Con efficace

torsione logica, poi,

negava, dall’alto dell’età,

ogni valore alla Storia.)

 

Non si dice di non contare

gli anni ma almeno

di rinunciare agli abstract

troppo compiuti e spendibili –

non già il mondo,

che pure è tanto,

ma il caos da cui

quel tanto procede

(descrivere il disordine, inscenare

il prima, raccontare il buio,

cantare la voce).

È una di quelle volte

È una di quelle volte.

 

Ho tergiversato

quanto ho potuto, ma adesso

devo ammetterlo – anche

con la radio accesa, gli avanzi

del traffico serale, le rare voci

subito zitte,

il mondo sembra muto,

soprattutto di interazioni

simboliche. Da fuori

(l’intorno stretto della persona),

fino all’estrema periferia

del dentro (il sè),

niente si parla,

il barattolo resta

barattolo, le cartacce restano

cartacce – e così via.

 

Un intero aritmetico, perfino

le parole subiscono

questo terremoto

mirato, che dissipa

la nebbia connettiva.

Pseudo-implicazioni

Se il Sole solarizza,

il Premio premia.

 

Se la Nebbia annebbia

il Dolore addolora.

 

Se la Noia annoia,

il Tempo temporeggia.

 

Se la Voce vocalizza,

la Moneta monetizza.

 

Se la Fretta affretta,

lo Spazio spazia.

 

Se il Vero avvera,

il Sogno sogna.

 

E se il Limite limita,

la Causa causa.

Non basta intenerirsi per cantare

Non basta intenerirsi per cantare, è noto, occorrono

anche la voce, le altezze, i timbri, lo stile, le smorfie.

Ci si può guardare intorno per diverse ragioni –

affetti, agonismo, poesia – oltre che per quella

essenziale. Chiunque, cioè, a modo suo, si guarda intorno.

 

“Ogni essere umano aspira naturalmente a cantare” – così

voleva dire, prima di decidersi avventatamente per “conoscere”.

Malcolm Lowry, più di 2000 anni dopo, l’ha corretto, in una lunga

lettera all’editore di Under the Volcano, per persuadere

lateralmente quest’ultimo, che i tagli proposti sarebbero un errore.

 

Ci fu un tempo, oggi regredito alla dimensione microscopica

dei tessuti ossei e della composizione sanguigna,

in cui l’uomo, sceso dal suo albero, andò

in avanscoperta. Un giorno, poi, non tornò e si levò

gli alberi dalla testa.

Voce e Persona

La scelta è fra avere a che fare con

una voce

o una persona.

La voce, per dire, fa a meno addirittura

delle corde vocali, tanto il timbro

si attacca allo stile.