Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: vita

C’è posta #24

Car*,

ho preso una decisione (tu sai quanto mi costi l’aggettivo che segue) fatale: me ne vado da casa mia, dalla casa, cioè, che per quasi tutta la mia vita è stata “mia” – ora! Pensa! A sessant’anni! Sinceramente, non ci vedi del ridicolo?

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Mini romanzo. Qui mi conoscono #165

Qui mi conoscono come quello che ha vissuto tutta la vita (per l’esattezza, dai 7 ai 77 anni) con una gamba rotta.

Ogni vita

Ogni vita potrebbe avere

una sua risoluzione.

 

Ogni vita potrebbe dirsi

a suo modo – modo da trovare.

 

Ogni vita è senz’altro un sogno

col groove dell’handicap.

Soggetto

Un mondo che sembra il nostro, spazio-

temporale – in realtà, un mondo

finito, compiuto, un insieme

in cui gli elementi nuotano come pesci

e scambiano questa facoltà per vita che passa.

Ta-ta-tà

Dico la verità: la vita

mi ha saccheggiato – credo,

perché sono un tesoro.

Domando

Domando: può essere che giudicare finita

una poesia sia lo stesso che giudicare

finita una vita? Mi piace (pardon) credere

che mi si addica

la condizione del turista, cioè del soggetto

avulso – ma non ci penso proprio a sperare.

 

Rose

Parliamo pure ancora di rose,

parliamo pure sempre di rose,

parliamone, cantiamone, sognamone,

tutta la vita e anche di più,

rose, rose, rose,

senza soluzione rose, via

anche le tautologie e i predicati,

rose, a secchiate –

Mi piace

Mi piace (pardon) pensare ai gat-

tacci – a Volàno, a Grisou, a Mezzètto,

a Baghera, a Spingìna e, sempre

meno, quanto meno

si fa vedere, a Anita.

 

Mi piace (pardon) pensare

alla loro vita comoda e, insieme,

sempre in pericolo,

per sventatezza animale

tipica.

 

Mi ci ritrovo, credo, come

in una cuccia.

Uno guarda bene ma poi

Uno guarda bene ma poi

il massimo dell’ispirazione

è pensare al cane in macchina.

 

Ti ridirò che la poesia canta la vita, ri-

citando Malcolm Lowry, dalla celebre

lettera all’editore di

 

Under the Volcano

 

(io la conosco per via di un vecchissimo

numero di Nuovi argomenti, del 1989,

che mi sono comprato al tempo

conservo ancora).

È chiaro che avere fede è avere paura?

Il problema è che, se ti proibissi ogni tipo di fede, non vivresti, almeno nel senso più piatto di sopravvivere. La conseguenza è che vivere in quanto sopravvivere prestabilisce la fede. Una conseguenza tanto avvilente che ti spingerà a chiederti: C’è una vita che sia altro dal sopravvivere?