Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: vita

Un certo libro

Certe volte mi aspetto molto da un certo libro – non che mi risolva la vita, questo no, ma che mi chiarisca una certa idea, un certo pensiero, una certa cosa, sì.

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C’è posta. Lettere della persuasione #35

Car* amic*,

in verità, il futuro non mi preoccupa perché non mi riguarda. La mia vita non è uno sporgermi sulle scommesse, ogni apparente manifestazione, in me, dell’istinto di conservazione conserva solo (?), in realtà, uno stato di grazia originario e eterno.

Non c’è ragione di fuggire orchi

Non c’è ragione di fuggire orchi

o segnare la strada, è una limpida

 

dissipazione, una prova

di esistenza in vita.

 

No, è che mi torna in mente il sogno

in cui la piuma diventava il pugnale.

L’aspirazione

Malcolm Lowry scrive, ricalcando Aristotele, che tutti gli esseri umani aspirano a cantare la vita

Naturalmente, si può cantare come Pergolesi o Mozart o Schönberg o i Sex Pistols o quel coglione (politicamente parlando) di Kanye West. Canta anche il filosofo, la sua canzone è la sua filosofia – e allora, da una parte, ci sono, per dire, Descartes e Hegel e, dall’altra, Nietzsche e Cioran.

Anche l’invettiva e il colpo di martello, cioè, sono un canto alla vita.

Cacciari, per esempio

Cacciari, per esempio, dice che bisogna ri-parlare di felicità. E vengono in mente slogan come “il pane e le rose” e “riprendiamoci la vita”. Sì, è corretto che sia un tema della politica… molto più, s’intende, che della filosofia.

Popolo

Popolo, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mia contezza, mia anima. Po-po-lo: la punta della lingua se ne sta quieta per le prime due trombette ma poi rimbalza contro i denti. Po-po-lo.

Questa è una poesia

Questa è una poesia

bellissima, con dentro

tutto, dall’amore

alla pippa e dalla vita

alla morte. Questa

è proprio una poesia

grassa di sugna.

C’è posta #28

Car* amic*,

ti scrivo non per ragguagliarti su alcunché ma per un puro e schietto bisogno di contatto – forse, da te e solo da te, pretendo un riscontro sulla mia esistenza in vita.

Lettera al Lettore

Caro Lettore,

lo so, tu vuoi capire. Lo so perché anch’io, a momenti, sono un Lettore e vedo che, allora, cerco di capire.

Ecco, voglio dirti solo questo, girandoci poi un po’ intorno: capire è presuntuoso.

Primo esempio: se leggo che il monte Bianco è alto 4810 metri, io credo senz’altro di capire.

Secondo esempio: se leggo:

Nel mezzo del cammin di nostra vita

Mi ritrovai per una selva oscura,

credo ancora di capire, però con qualche titubanza.

Terzo e ultimo esempio: se leggo:

A rose is a rose is a rose is a rose,

la mia sicurezza di capire è solida ma quello che mi manca e mi disarma è l’insistenza tautologica: perché?! Non capisco! – Non capisco e ci godo.

 

Se il poeta canta la vita

Se il poeta canta la vita,

la poesia che produce

risente della vita che canta.