Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: verso

Cartolina

Voci di passanti sul lungofiume.

L’abbaiare di un cane.

La flebile eco fossile del traffico stradale.

Nessun verso d’uccello –

 

Quant’altro è mondo, come

riposto in un cassetto,

senza pensarci troppo –

anzi, più.

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Cerco di ricordare

Cerco di ricordare

quello che invece

sono sempre pronto

a dimenticare –

 

vorrei, insomma, che questa

fosse la mia regola

ma non c’è verso

e mi obbedisco a caso.

Quanto comodo sta il Mondo, oggi

Quanto comodo sta il Mondo, oggi,

tempo brachilogico, dentro

le parole dei poeti? Queste

non saranno, voglio dire, un letto

di Procuste rispolverato, tanto

più crudele quanto più l’allettato

si è articolato e complicato

esponenzialmente? Che orrore

sarà mai, allora, ai suoi piedi,

la massa di brani escissi e scartati,

per la stringatezza dei versi

e la stipsi dell’immaginazione?

Me ne frego delle stagioni

Me ne frego delle stagioni

mi sembra un buon verso contemporaneo,

 

perché rimette le ragioni

dell’ecologia e s’intesta quelle

 

della poesia.

Mini romanzo. Scrittore a mano #182

Scrivo a mano, ormai riciclando il verso di fogli già scritti sul recto, riempio, ormai, ogni spazio bianco di ogni foglio usato che abbia ancora spazi bianchi, già ora, con tutti questi fogli scritti a mano, potrei tappezzare pavimento, pareti e soffitto di una grande stanza.

Idea per un poema

Tre Cantiche, ciascuna composta di tre Canti, ciascun Canto di un (1) Verso (endecasillabo).

Oggi ho letto al volo qualche verso di Fortini

Oggi ho letto al volo qualche verso di Fortini, da Questo muro, richiesto in prestito interbibliotecario. E m’è sembrato cantasse anche lui.

Non ho voglia di andare a capo

Non ho voglia di andare a capo

ma avanti.

Fare versi, adesso – ovvero andare a capo -, mi fa vomitare, perché mi sembra troppo un imbroglio, e io non voglio imbrogliare, al massimo scherzare.

Verso

Dimentichiamoci di noi, vuoi?

Su questa sconfinata pagina bianca

Su questa sconfinata pagina bianca, be’,

potrei anche impostare un poema –

chissà, magari,

di un milione e duecentomila versi,

più, cioè, del Mahābhārata