Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: verità

La verità

La verità

è cosa che, si sa,

piantata sta –

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Uno spettro si aggira per le bave

Uno spettro si aggira per le bave,

lo spettro dell’incertezza.

 

(È dolorosa la memoria della Verità

e della consuetudine a essa,

 

la minima reminescenza

è ormai un caso imbarazzante

 

o malamente fàtico.)

Capiamoci

Capiamoci: la verità

è sotto gli occhi di tutti.

 

(“Sotto gli occhi”, però, è un modo

di dire che può anche innescare

 

polemiche sterili.)

S’intende che non c’è niente

 

di più democratico, è pronta

e servita senza eccezioni. Nemmeno

 

il tempo mette i bastoni

della singolarità

 

fra le ruote del ritmo.

Nichilismo

Il nichilismo ha un’accezione generalmente negativa. Si pensa subito al terrorismo, alla distruzione, alla malvagità.

C’entra la verità, divenuta via via sempre più ingombrante, meno maneggiabile, addirittura nociva alla prassi, al punto che, fatalmente, è venuto spontaneo affermare: “non esiste”.

Allo scopo di registrare la nuova condizione, un esercito di scienziati, professori, filosofi e giornalisti si è sentito naturalmente investito del compito di salvare il concetto e insieme giustificare l’evidenza, con la scusa che la verità è inattingibile.

Ormai era stato detto e tutti se lo ricordavano – anche qualcuno che avrebbe fatto meglio a dimenticarsene.

Come può darsi

Come può darsi la verità, se può darsi il divenire?

L’unico modo sicuro è l’identificazione, ovvero,

scambiare il divenire per il contenuto

della verità – non, cioè, per il suo problema.

Nichilismo, bombe, app e ops

Quello che il nichilismo fa a pezzi, essenzialmente, non è il corpo, non è l’architettura, non è l’istituzione – anche, sicuro, ma non essenzialmente, e infatti questi casi sono solo un’approssimazione sempre insoddisfacente all’essenza. Il nichilismo non fa a pezzi neanche la verità perché la verità è in pezzi già da almeno due secoli. La questione all’ordine del giorno, ovvero quello che il nichilismo oggi giudica prioritario fare a pezzi, è il limite.
Allo scopo, niente come la Tecnica, che i limiti non li soffre proprio.

Dimenticavo, la verità

Dimenticavo, la verità, da quando

l’hanno inventata, è dappertutto,

nell’amore, nella violenza,

nell’abitudine. Abile come

una maga, c’è sempre

anche lei, e intendo proprio

che non è mai invisibile, mai

(dio mio!) nascosta. Lei è lì,

a dare il benvenuto allo sguardo.

Lo sguardo è la mosca e il moscone

che ronzano, indecisi fino a sfinirsi.

Sottotraccia, un maggiore

comune denominatore.

Carlo Sini: parola, ritmo, poesia, filosofia, verità

Le parole a volte cantano.

“Mostrano il loro legame con la musica. Ma è un’altra storia. La parola nasce dal ritmo, come la musica. La poesia utilizza il ritmo in modo letterale e la filosofia, che non canta, si muove sulle tracce del ritmo e attraverso di esso vede. Vede il Ritorno. Vede l’Enigma.”

C’è molto Nietzsche.

“È vero. La verità è la tomba dei filosofi.”

Nessuno la degna più di uno sguardo.

“La signora è decisamente invecchiata.”

 

Dall’intervista di Antonio Gnoli, Carlo Sini: “La filosofia ha assorbito tutto il mio narcisismo”, La Repubblica, 10 maggio 2015.

Aggiustare il mondo

Riflettere sulla condizione storica dell’uomo, cioè ragionare di politica, di scienza, d’arte, significa giocare al gioco di aggiustare il mondo. In questo senso, gli aggiustamenti oscillano fra due estremi: la riforma e la rivoluzione.
Tutto cambia se l’oggetto della riflessione è la filosofia, cioè il discorso, volenti o nolenti, intorno al concetto di verità.
Oggi, però, la verità è questa: che la verità è inutile e fa male, in rapporto a ogni prospettiva di aggiustamento del mondo.
Delle due opzioni estreme, allora, la rivoluzione è la più obsoleta per il suo attaccamento al concetto di verità. Viceversa, il riformismo è più lasco e dunque più confacente allo scopo.

Ragioniamo per assurdo

Ragioniamo per assurdo (in filosofia

e in poesia si può): se all’umanità

fosse manifesta la verità

che l’intero è eterno, lui

e la sua somma, che senso

avrebbe più

tendere a qualcosa? Resterebbe

una pura, semplice, gioiosa,

calda contiguità?