Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: vento

Il giorno 10 di settembre

Il giorno 10 di settembre, il mese

esibisce il suo sembiante

più comune e spacciato,

typically

settembrino (strutturali sono

il grigio, il vento e l’acqua).

(Come se ci fossero ancora

misteri da chiarire, debiti

da saldare, faide

cui metter fine, continuità – fa male

dirlo – da risolvere.)

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Sì, può sempre darsi

Sì, può sempre darsi

che mi perderò di vista

e che succederà all’improvviso.

Può darsi, cioè, che non avver-

tirò  lo spostamento d’aria leggero

alle spalle, forse un battito d’ali simbolico,

diciamo una lacrima al vento*.

 

 

*Adamo, 1968.

Basta cielo

Basta cielo, basta sole, basta nuvole, basta alberi, basta terra, basta acqua, basta vento.

Si può immaginare in forma drammaturgica, come una scena in cui

un personaggio, con le mani avanti e i palmi rivolti all’insù, dice:

 

Ecco, questo è qualcosa.

 

(Il personaggio chiede forse di leggere il mondo nell’ombra portata?)

Qualcosa si può dire e qualcosa no

Qualcosa si può dire e qualcosa no –

tutto qui. Lascia stare la buona volontà.

 

Questa faccenda sempre sull’onda

è scabrosa, compromette la nettezza

della partizione, il che è un disastro

dal lato delle buone maniere, minuziose

ma frali. L’”azione del vento”,

si dice, e lo share è lusinghiero, come

infiltrare il disordine gravidante-digerente

nell’apparente ortodossia linguistica,

conservando, intatti e combinati, oltre

che i gangli, gli orpelli.

Mica vero che sono in attesa del non-morto

Mica vero che sono in attesa del non-morto

incaricato, con beneplacito protocollare,

di aprirmi la gola. Mica vero, anche,

che domani è un altro giorno, solo perché domani,

in tutta evidenza, è un altro giorno (sarebbe,

in tutta evidenza, un’ingiustiza del terzo grado).

Mica vero, infine – tanto per non

tirare troppo la corda, qui, fra Scilla e Cariddi –,

che il vento è calato e banalità consimili.

Il momento in cui l’aria rinfresca

Il momento in cui l’aria rinfresca,

da Omero a Foster Wallace.

Ma chi, adesso, infila

la mano nella buca? Masse ali-

mentate da un vento

che l’epidermide sembra ignorare

con gentilezza sovrumana. Gli effetti,

come li chiamano a Palo Alto, ovvero

le risultanze, come dicono invece a New York,

sono i muri di cadaveri che bloccano le strade –

Mini romanzo. Vento improvviso #106

Un vento improvviso aveva sollevato le prime (ma già tante) foglie secche, elevandole a 10-15 metri d’altezza, sicché stupiva quel fondale perlopiù celeste così punteggiato.

Mi dissocio

Mi dissocio,

sempre e comunque,

da quanto

ho detto e dico – Ogni parola

è una traccia

che il vento ha le sue ragioni

per abradere.

Mettiamo di poter costringere un poeta

Mettiamo di poter costringere un poeta

a avvalersi di cinque elementi sdati, mettiamo i soggetti

“gabbiano”, “cielo”, “vento”, “mare” e il predicato “gonfio”.

 

Forse li combinerebbe così: il gabbiano

è gonfio di cielo, il mare di vento,

il cielo di mare e il vento, purtroppo, di gabbiani.

Finito il saccheggio

Finito il saccheggio, col suo intruglio

di urla e schianti, l’unico rumore

viene dalle combustioni ancora in atto,

un crepitio a altissima frequenza,

sommato forse a un cantino del vento (specie

di “a priori” eccedente). Poi, come

da protocollo, da qualche periferia,

arriva il via libera.