Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: tutto

Mini romanzo. Diario di uno scrittore #1 #186

Oggi penso che, se davvero volessi produrre un romanzo d’avanguardia, dovrei cominciarlo senz’altro così, con un macigno:

 

Tutto è sostanza.

 

Poi, naturalmente, seguirebbe un giallo.

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Confini

Tutto è iniziato nel 1989, quando il mondo precedente, che durava dal 1945, è finito con il crollo di uno dei due antagonisti globali, l’URSS, e la sopravvivenza dell’altro, gli USA. Fino a allora sì, che c’erano dei confini.

Mini romanzo. Ops #185

Era parecchio che non fumava la charas. Doveva bastare questo per fargli temere l’incidente. E invece, di nuovo all’improvviso, concluso il lavoro di parcellizzazione della materia, del suo mescolamento col tabacco sbriciolato e quindi della produzione del joint, la pallottola gli cadde sotto il tavolino, nel buio sporco del mondo in perenne divenire – dove, cioè, spesso, tutto si perde.

La paura dello straniero risponde a un istinto di autodifesa

La paura dello straniero risponde a un istinto di autodifesa, cioè di sopravvivenza. Il problema cruciale e paradossale, nel tempo della Globalizzazione, è che, di stranieri a tutti gli effetti, non c’è n’è più. Se il vero straniero è quel soggetto di cui non sai niente e da cui puoi aspettarti di tutto, oggi, sorry, il vero straniero è una chimera. Nei fatti, nell’esperienza, il cosiddetto “straniero” è, caso per caso (e volentieri etnia per etnia), solo una combinazione di nozioni elementari e luoghi comuni, di vaneggiamenti culturali e vigliaccherie politiche.

La volontà mi ha sopraffatto

La volontà mi ha sopraffatto,

mi sono perso in una giungla

di opzioni troppo sexy o viceversa

indegne, a priori, di un santo

appeal. Tutto che trascorre,

diventa, varia – evolve, forse,

e mai, insomma, è lo stesso

fiume, mai

è come prima, come sempre, come è.

È solo che siamo abituati a considerare

È solo che siamo abituati a considerare

reale (“reale” è un predicato difficile da spiegare)

e sensato (“sensato” invece è un predicato

difficile da pensare) il corso del tempo:

reale perché duro come il diamante

o un comandamento

o un tabù; sensato perché fondante

l’interpretazione di quella durezza.

Detto questo, aggiungo che potrebbe

riuscire divertente, ancorché illuminante,

liberare il tavolo dall’usata stampella,

ricombinando tutto altrimenti.

Se tutto sembra possibile

Se tutto sembra possibile,

e dunque lo spazio per le congetture,

le ipotesi, le rappresentazioni, etc.,

si riduce drasticamente, è evidente

(già adesso la cosa si percepisce)

che non resterà alla fine

che parlare di parole.

Tutto è cominciato

Tutto è cominciato

molto prima di valutare

se ne valesse la pena.

Sempre qualcosa va o non va

Sempre qualcosa va o non va, da un punto

di vista qualsivoglia – ovvero, non

dal punto di vista (ma chiamarlo così, nel caso,

sorry, è azzardato) dell’Intero o del Tutto.

Non di rado, infatti, l’artista, vecchio o giovane,

vuole proprio finire nell’angolo, giusto

per vedere cos’è un’apnea di risposte pronte.

Quando imbocco l’autostrada

Quando imbocco l’autostrada, il mio primo pensiero è “Speriamo di uscirne”, perché qualche cosa che mi fa temere il contrario c’è sempre: dal tagliando dell’auto colpevolmente rimandato, al traffico intenso con tamponamento a catena improvviso e catastrofico, alla presenza di materiale o animali sulla carreggiata (trovo terrorizzante, in particolare, il segnale di pericolo con la silhouette del bambi che salta – me lo immagino, infatti, un ungulato che atterra per sbaglio sul parabrezza di una panda), all’alt della stradale che mi becca mentre supero il limite di velocità (anche una panda, per quanto sembri ridicolo, ci riesce), e insomma tutto fa brodo in questa mia paranoia (e ho omesso, si badi, l’estremo classico del meteorite grande come un macigno che – vedasi la storia dell’arte contemporanea – può schiantare perfino un papa).