Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: tutto

In una conversazione al bar

In una conversazione al bar, ciascun interlocutore fruga nella sua poca scarsella e spesso tira fuori stronzate già orecchiate ma spacciate, con faccia tostissima, per novità.

Novità un cazzo! – Un bell’emerito cazzo!

Qui c’è, rigorosamente, tutto lo schifo storico, da Mussolini che ha fatto anche del buono e del bene, al tanto peggio tanto meglio, alle mezze stagioni che latitano, al ritmo nel sangue dei negri, alla Figa che decide Lei (e, se non decide, si ammazza e bona lé), alle tasse che opprimono il popolo (?… le tasse?!… chiedo scusa, ma… e i bassi stipendi? le nulle garanzie sociali? le immense lacune culturali? – che compromettono la lettura delle ombre proiettate sulla parete della caverna?…).

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Gli uccelli hanno le ali contate

(Aggiorno/correggo e riposto.)

 

 

Gli uccelli hanno le ali contate –

in genere, una

per il lato destro e una

per quello sinistro.

Tempo fa ho trovato,

sul prato, un’ala

destra d’uccello, il che

poteva significare

due cose: o

che all’uccello di riferimento,

adesso, mancava un’ala, o

che l’ala, adesso,

era tutto ciò che restava

dell’uccello.

È tutto finito

È tutto finito,

 

succede –

 

qualche volta, cioè,

 

 

appare chiaro soprat-

 

tutto che

 

è tutto.

Ho parlato

Ho parlato, ma neanche il mezzo,

cioè l’aria, ne ha risentito.

L’ho capito dal male alla gola

che tutto era invariato –

ti dico, neppure sfiorato.

È forse un problema

È forse un problema

se tutto è stato già detto?

 

Mi sembra, infatti, che si voglia,

anche pari pari, ridire sempre

 

le stesse cose… Come, cioè, se,

da dire, non ci fosse che quello…

 

e occorra farsene

una ragione.

Mini romanzo. Partigiano #187

Per me non vuol dire niente se sono in borghese, ho un lavoro, una relazione amorosa e vivo una vita apparentemente tranquilla e normale. Nel mio cuore, per così dire, io resto convinto che questa vita tranquilla e normale sia in realtà una giungla, in cui devo muovermi avendo sempre pronto un piano B. Perfino nelle situazioni più prosaiche – mangiare, cacare, parlare, fumare, camminare -, penso che tutto possa sempre succedere, e dunque che possa sempre, d’un tratto, anche irrompere la Bestia.

Mini romanzo. Diario di uno scrittore #1 #186

Oggi penso che, se davvero volessi produrre un romanzo d’avanguardia, dovrei cominciarlo senz’altro così, con un macigno:

 

Tutto è sostanza.

 

Poi, naturalmente, seguirebbe un giallo.

Confini

Tutto è iniziato nel 1989, quando il mondo precedente, che durava dal 1945, è finito con il crollo di uno dei due antagonisti globali, l’URSS, e la sopravvivenza dell’altro, gli USA. Fino a allora sì, che c’erano dei confini.

Mini romanzo. Ops #185

Era parecchio che non fumava la charas. Doveva bastare questo per fargli temere l’incidente. E invece, di nuovo all’improvviso, concluso il lavoro di parcellizzazione della materia, del suo mescolamento col tabacco sbriciolato e quindi della produzione del joint, la pallottola gli cadde sotto il tavolino, nel buio sporco del mondo in perenne divenire – dove, cioè, spesso, tutto si perde.

La paura dello straniero risponde a un istinto di autodifesa

La paura dello straniero risponde a un istinto di autodifesa, cioè di sopravvivenza. Il problema cruciale e paradossale, nel tempo della Globalizzazione, è che, di stranieri a tutti gli effetti, non c’è n’è più. Se il vero straniero è quel soggetto di cui non sai niente e da cui puoi aspettarti di tutto, oggi, sorry, il vero straniero è una chimera. Nei fatti, nell’esperienza, il cosiddetto “straniero” è, caso per caso (e volentieri etnia per etnia), solo una combinazione di nozioni elementari e luoghi comuni, di vaneggiamenti culturali e vigliaccherie politiche.