Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: traffico

Scendo un momento

Scendo un momento, il tabaccaio all’angolo fra la Quinta e la Ventiseiesima dista dieci metri, appena fuori qualcuno mi chiama con un grido, non per nome, è un generico “ehi” che però sento chiaramente rivolto a me, guardo dall’altra parte della strada, frangendo il traffico, e dopo qualche secondo vedo.

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Se il rumore del traffico

Se il rumore del traffico

è sovrastato dal canto (?)

delle cicale, tutto il resto

corrisponde: i croceristi

che prendono il sole

in mezzo al mare, le ortensie

vecchio stile che esibiscono

la loro dualità, i gatti assenti

nell’ora del dileggio.

Per quanto ristretto

l’intorno di riferimento,

è inestirpabile la radice.

 

Scherzo

Ogni tanto sento il dovere

di tornare a precisare quanto segue:

che non si tratta, qui, di me, che io, cioè,

sono solo una cassa armonica

(e soprassediamo sulle puntualizzazioni) –

non c’è una gran differenza, insomma,

con qualsiasi altro angolo

di mondo, sempre traffico è.

Ipotesi

Se ogni consumatore portasse in dote i suoi consumi, sarebbe più un traffico d’identità che di merci.

Oggi ho visto

Oggi ho visto, come

ogni anno, nel rinato

flusso del traffico, la fine

esatta dell’estate.

Arco

Una vita, un traffico, un inferno,

che sembra d’essere in alta stagione,

tutti in scena a respirare,

a battere le ali, a drizzare il pelo, a fare

tanto d’occhi, che è anche tanto

un tentativo

di chiudere bottega, magari

tagliando per i prati di aprile, vietato

l’aggettivo, non servirà, forse non deve, come

vanno queste cose, il progresso

dell’umidità, fra

marcimento e marcimento.

 

È una di quelle volte

È una di quelle volte.

 

Ho tergiversato

quanto ho potuto, ma adesso

devo ammetterlo – anche

con la radio accesa, gli avanzi

del traffico serale, le rare voci

subito zitte,

il mondo sembra muto,

soprattutto di interazioni

simboliche. Da fuori

(l’intorno stretto della persona),

fino all’estrema periferia

del dentro (il sè),

niente si parla,

il barattolo resta

barattolo, le cartacce restano

cartacce – e così via.

 

Un intero aritmetico, perfino

le parole subiscono

questo terremoto

mirato, che dissipa

la nebbia connettiva.

Azzardo

Tutti – azzardo – parlano

anche soprapensiero

(in quel modo, cioè, che soprassiede)

di cambiamento.

 

È da qualche tempo che non sto

con un piede su

e uno giù, come sulle pendici

di un monte, l’Olimpo, per dire,

col suo bel traffico non-stop

d’inseguimenti fuorilegge.

Sempre distratto davanti a una carta

Sempre distratto davanti a una carta

annerita da sgorbi a-

semantici, e però impegnato

a decifrare l’indecifrabile.

 

I tromboni dell’Apocalisse

sono fratelli di sangue dei tromboni

del Progresso, la comune

radice è un certo qual languore.

 

Sulla riva notturna il traffico

delle anime è infernale, a forza

di remi e bastoni e ruggiti

e botte e anatemi.

 

(L’omologazione, ironicamente,

promuove arcaiche e indecorose

nostalgie di una santità

originale, con creste e tutto.)

Era passato rasoterra

Era passato rasoterra,

una distrazione encomiabile

ma c’era un tale traffico di roditori

 

e dappertutto rifiuti – impensabile

si rassegnasse solo

per accelerare le procedure.