Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: traccia

Dall’alto di una seduta regale

Dall’alto di una seduta regale,

con tutte le insegne al loro posto,

il carnefice usa un tono

che più dolce non si può:

Tesoro, ammettilo, le cose cambiano

 

dice. La vittima respira male

e tuttavia non mostra

tracce epidermiche di tortura,

lo strazio è interiore, unico

indizio, la prossemica.

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Qualcosa sotto traccia

Qualcosa sotto traccia,

mentre sul palco avviene il dramma

e nel profondo, invece, passa

il trascurabile, che è materia

primordiale di riciclo.

Farfalle

Le farfalle muovono i suoi passi, un ritmo jazz, con la sincope, i convenevoli dietro i calcagni, una traccia dopo l’altra, e il risveglio, sì, ma solo dopo un sonno agitato.

Resta sempre una traccia

Resta sempre una traccia

dove si càpita, anche alzando

il piede. Non cercare di farmi spiegare –

certo, non

meglio

qui

adesso.

(Lo dice il ritmo, pare,

anche se poi non basta.)

Non ci sono più

Non ci sono più, aspirato

all’improvviso dalla mia fame –

inutile, nessuna traccia, niente, anche

la Primavera sarà un azzardo

pagato poco.

Cosa vuoi che siano due parole?

Cosa vuoi che siano due parole?

Due per modo di dire ma in ogni caso

non – calma – un poema. Ogni soggetto,

d’altronde, si prende, volente o nolente,

le sue responsabilità, e se dice o addirittura

scrive qualcosa, sono tutti e solo

cazzi suoi. Mi piace (pardon) l’idea

di poesia russa espressa da Brodskij

in Fuga da Bisanzio: una poesia che si stanca di sè

(ma di questo, in Brodskij, non c’è traccia).

In lettura: Documentalità. Perché è necessario lasciar tracce

Maurizio Ferraris, Documentalità. Perché è necessario lasciar tracce, Laterza, 2009.

 

Maurizio Ferraris se la vede con il nichilismo che afferma la dissoluzione dell’essere nella nebbia del linguaggio e in generale del simboli. Allo scopo elabora l'”esperimento della ciabatta” (pp. 87-89), che dimostrerebbe “l’indipendenza del mondo sia dai nostri schemi concettuali sia dai nostri apparati percettivi” (p. 87).

Ferraris è un filosofo corroborante – data la prevalenza corrente di un nichilismo ingenuo che si vorrebbe critico ma nell’essenza è autenticamente reazionario -, perché ha qualcosa di eroico il suo tentativo di proporre il mondo proprio così com’è – cioè con tutta la sua insolenza verso le nostre aspettative.

Iscrizioni

Poi succede che le iscrizioni vanno a incidere supporti

inopinati, una spiaggia, per esempio, rigurgitante tracce

di ogni aspetto della vita quotidiana occidentale – incluse quelle

del soggetto individuale in carne e ossa, cose come

salvagenti, indumenti, accessori, deiezioni e sangue.

 

Ho cercato di fare confusione

Ho cercato di fare confusione

con un indizio fuorviante

al principio della fuga,

ma chi può dire se sia servito.

 

Discreti scostamenti dalla media, cosiddetti

“lupi della steppa”, tracce

deteriorate già

all’alba. Nel sonno, però, hallo.