Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: sole

Ho poco

Ho poco

qui con me, adesso

come adesso. Così poco,

che mi viene addirittura

la tentazione di non sapere

che cosa farmene.

Vorrei insomma che il lettore

capisse in quali condizioni

mi do da fare, col cervello esposto

al sole come una terra arata.

Nel lungo termine, un processo

di sedimentazione simbolica

che schiaccerà

e mineralizzerà

volumi fiabeschi di sego colato.

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O crudele

O crudele

poesia contemporanea

che non menzioni più

gli uccellini,

gli alberi,

il venticello, il cielo, il Sole…

 

Eddài,

prova-

tici ancora,

a infi-

larceli,

fra un anacoluto e l’altro,

Tweet-action-pièce

Il sole si affaccia

sul palcocielo

e subito esce

(sbaglia forse

il tempo?…).

Questo silenzio

Questo silenzio,

ancora più di questo

sole, mi brucia.

Le rose ne approfittano

Le rose ne approfittano,

avendo la ventura di un colore

giallo-sole-a-mezzogiorno,

seguite a ruota dalle aquilegie

in mazzo, solo cedenti

un po’ al peso degli speroni.

Dentro la domenica di Pasqua

Dentro la domenica di Pasqua

ci sta tutto quello che ci deve

stare (sarà un caso? sarà

come sempre?): il sole, il sangue,

il canto degli uccelli, il bouquet di petrolio,

le venature del presente stretto,

la pletora dei soggetti

che ci credono senza paura

e adeguano a questa loro debolezza

lo stile di vita, e poi

la terra grassa, la terra magra,

la polvere posata, la polvere in sospensione,

la fatale lacuna (già, essa pure) –

 

Devo continuare?

E, se si, quanto?

Mettiamo un limite comodo,

se non proprio ampio?

Facciamo la metà

della vita umana media

di oggi, che è circa 85?

…Troppo, eh? (La cartografia

1 : 1, infatti, è un insopportabile

ma testardo imbarazzo

teoretico.)

Senza, dunque, dio

Senza, dunque, dio

volendo, speranza,

nella mortificazione

di un sole freddo,

di due cuccioli

teppisti, della radio

che scaracchia, della bocca

secca – oh, acqua, acqua…

Perlopiù

Che coglioni, perlopiù, il racconto

dei patemi personali: il pomeriggio di sole,

il vecchio sul balcone, la comitiva

di orientali, le due ragazze che se le danno,

il pensiero poetico, il risentimento, etc. –

 

Certo, sì può partire dal passero

solitario o dalla luna o da un canto

che viene dalla casa di fronte

o da un pastore (orrore) che rimugina

prima di calare la palpebra –

 

certo, ma non potrà che essere

come… come un galleggiante!

Sì, trattenuto dal peso

immane dell’orrore – se no, l’unico

rimedio è grattarsi.

Se il rumore del traffico

Se il rumore del traffico

è sovrastato dal canto (?)

delle cicale, tutto il resto

corrisponde: i croceristi

che prendono il sole

in mezzo al mare, le ortensie

vecchio stile che esibiscono

la loro dualità, i gatti assenti

nell’ora del dileggio.

Per quanto ristretto

l’intorno di riferimento,

è inestirpabile la radice.

 

Quei ricordi saranno gli ultimi

(Vissuto western.)

 

Quei ricordi saranno gli ultimi…

Ti giuro, la Frontiera, col suo bravo

set di monoliti, sole e nativi.

Non sentivo più, ormai,

la polvere negli occhi e fra i denti.

Rock, il mio appaloosa rosa,

mi reggeva, mi portava, mi bastava.