Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: sole

Basta cielo

Basta cielo, basta sole, basta nuvole, basta alberi, basta terra, basta acqua, basta vento.

Si può immaginare in forma drammaturgica, come una scena in cui

un personaggio, con le mani avanti e i palmi rivolti all’insù, dice:

 

Ecco, questo è qualcosa.

 

(Il personaggio chiede forse di leggere il mondo nell’ombra portata?)

Sembra sempre

Sembra sempre, infatti,

Mezzogiorno di fuoco, con la sua

bella scena madre e tutto –

specialmente, va senza dire,

il sole a picco sulla poca

mano esperta.

Democracy in America. Un brano #4

Dietro il velatino ombroso, due elementi: uno piccolo, sulla sinistra, per terra, e uno enorme, al centro, per aria.

Il primo elemento è un caravaggesco corpo plasticamente supino di bambino, illuminato da uno spot zenitale di luce gialla calda (al livello della platea, dov’ero, vedevo solo il rosa soffuso della massa carnosa e un gomito).

Il secondo elemento, composto a sua volta di due elementi, mi riesce molto più difficile descriverlo. Meglio partire da una metafora, io direi di pensare a due mastodontiche bielle rotanti lentamente, con produzione di prospettive e spessori sempre indecifrabili (il velatino impedisce, ricordo, di “vedere”). I due elementi sembrano lettere dell’alfabeto ebraico, e hanno pressappoco questa forma:

_20170519_205741

Sicché, mentre, baciato da un raggio di sole, un corpo puerile giace – nell’ombra, paurose e sublimi, le bielle girano.

Sul tempo, come per strada

La bella stagione avanza convinta.

I giorni di sole esprimono serie

sempre più significative.

Dal dire al fare, voilà il mare.

Poesia NON kitsch

Il sangue affiora mentre il sole

calante ci conserva nel pregiudizio.

Così inchiodati a questo scherzo,

la nostra storia ancora si disfa,

incongruenza dopo incongruenza.

Se niente ha senso o tutto ha senso

Se niente ha senso o tutto ha senso,

tutto ha senso o niente ha senso, etc.

Trovare o non trovare senso induce

facilmente un sentimento di colpa

nel soggetto individuale o collettivo

che lo cerca e non lo trova o che lo trova

e non lo cerca. Come il sole sorgente

invade il cielo, così, l’effetto

collaterale occupa presto tutta la scena.

Cercare o non cercare, adesso, è secondario,

il friggimento assorda. Il finito

è una curvatura di stretto raggio

della spina, che sembra un tuffo

a ritroso, dentro il trascorso, il fiato

addosso a un mitico capo in fuga.

Pseudo-implicazioni

Se il Sole solarizza,

il Premio premia.

 

Se la Nebbia annebbia

il Dolore addolora.

 

Se la Noia annoia,

il Tempo temporeggia.

 

Se la Voce vocalizza,

la Moneta monetizza.

 

Se la Fretta affretta,

lo Spazio spazia.

 

Se il Vero avvera,

il Sogno sogna.

 

E se il Limite limita,

la Causa causa.

Rivoluzione copernicana

La xenofobia e l’individualismo mi sembrano tali per una medesima scelta, che appare addirittura come una rivoluzione copernicana: l’io (o il noi) al posto dell’altro, come il Sole al posto della Terra.

Anacoluto

Proprio in giornate come questa, col primo, disperato

(e perciò luminoso) sole d’autunno, in posti

come questo, eccedente colori, dal celeste, ai verdi

anche stridenti, alle punte di beige, di rosa,

di rosso (salvia rutilans), in condizioni

come questa, di armistizio o tregua,

non certo di pace, ritagliati

da una combinazione geografico-

culturale piovuta dal cielo, filtrata

per una griglia in progress, e

disarmando, con l’occasione.

Non abbiamo potuto pensare

Non abbiamo potuto pensare,

per tutto il tempo ci siamo mossi.

 

È complicato, d’altronde, farlo

sotto il sole, forse

è possibile giusto un rimpinguamento

degli stock, come dire un mezzo

pensiero.

 

La scena è un vero e proprio

sabotaggio della cognizione,

il limite è l’intero, così

da precluderne sia

il possesso che l’accesso.

 

Per poco tempo ci siamo

alzati tardi la mattina

e se questo giardino

è nostro, facciamo in modo

che non lo distruggano i nostri figli.