Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: sogno

Spifferi

Spifferi, fra sogno e sogno.

Hai ragione a dire che non si muore

Hai ragione a dire che non si muore

più di morbillo, che ormai si vive

quasi cent’anni e che si va da Londra

a New York in meno di due ore –

complicazione e evoluzione, il tempo

che si mostrino per quello che sono,

cioè sogni. Un protocollo, alla fine,

con specificato tutto, addirittura

la marca delle mutande, un posticino

preciso, insomma, e illuminato bene –

Vorrei dimenticare

Vorrei dimenticare

che dimentico, avere sulla punta

della lingua quella cosa

dimenticata e dimenticare

di avercela – lì, sulla punta, ir-

raggiungibile.

 

Mentre i sentieri

si biforcano a tutto andare,

vorrei dimenticare quello che non

sono e mi riempie e mi atterra, coi suoi versi

ctoni, che bucano anche

i sogni.

La gestione delle differenze

La gestione delle differenze, del loro

innocente proliferare,

è un’occupazione tecnica.

Che dice l’articolo?

Che la partita, a oggi, è persa

e che un sogno è finito – ma soprattutto

che nell’inferno delle responsabilità

brilla il Neoliberismo –

 

Ma dico! E la parenesi tecnica?!

L’amore è il sogno dell’intero

L’amore è il sogno dell’intero, dell’indiviso, a ogni

minima dialettica, accusa il colpo, stenta.

 

L’amore è un sogno ricorrente, forse cronico, il negativo

è il pianto del neonato, già memoria – not

 

the breaking new.

Pseudo-implicazioni

Se il Sole solarizza,

il Premio premia.

 

Se la Nebbia annebbia

il Dolore addolora.

 

Se la Noia annoia,

il Tempo temporeggia.

 

Se la Voce vocalizza,

la Moneta monetizza.

 

Se la Fretta affretta,

lo Spazio spazia.

 

Se il Vero avvera,

il Sogno sogna.

 

E se il Limite limita,

la Causa causa.

Massì, avanti

Massì, avanti

con la mitologia!

Come, cioè, se il problema fosse

recintare e tenere

sotto controllo

le storie, evitando

sviluppi imprevisti

e incontrollabili –

 

occorre (=è necessaria), allo scopo,

una diversione…

Sicuro che sembra niente!

Si risolve in vari modi:

un passo, una smorfia,

un sogno, un segno,

un senso – e sugna,

tanta sugna.

 

Se ora vedi delle mani

in aria (le teste tagliate), magari

dal basso e sovrimpresse

a chiome vegetali, allora,

è una cosa seria… – meglio, direi,

chiamare qualcuno (andrebbe

bene pure, credo,

Babbo Natale).

“Se” o “appena”

Non sta fermo, se si siede in poltrona, un secondo dopo è carponi per terra a frugare fra i ritagli; se apre un libro, l’attimo seguente accende la luce in cucina; se si siede sulla tazza del water per pisciare, ci rinuncia per risintonizzare la radio; se cammina su e giù, poi si sdraia sul parquet; se imbraccia la chitarra, l’espressione è quella di Cleopatra alla vista dell’aspide – last but not least, appena sviene, fa dei brutti sogni.

L’omissione

C’è chi si accontenta solo

di realtà, contesto,

lavoro, affetti, soldi,

e chi, invece, solo

di sogni.

 

Del primo soggetto, si dice

che è pragmatico, concreto, costruttivo,

propositivo, fattivo,

con i piedi

per terra;

 

del secondo, che supplisce,

che soffre, che rimugina,

che langue, che ribolle,

che è un perdente, che se l’è

cercata.

 

Gli occhi sono aperti, eppure

lo sguardo è cieco.

Tutti i servizi

segreti, però,

omettono la cosa.

Il buio ha bucato i tetti

Il buio ha bucato i tetti.

Un dislivello di potenziale

ha scompaginato i sogni. Qualcosa

non è andato per il verso giusto.

Si può anche rubricare come atto mancato.

Civette esagitate crepano il cranio

del Padre.