Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: sogno

Incipit kafkiano

All’ora solita di un suo giorno feriale, si svegliò da un incubo nel complesso vago ma molto incuboso per due dettagli: la data del giorno corrente (nella forma gg/mm/aaaa) incisa su una porta e l’informazione, espressa da una stridula voce fuori campo, che quello era il giorno della sua morte. Tergiversò ancora qualche minuto, sotto il lenzuolo, cercando di recuperare altri particolari del sogno, ma senza risultato. Sicché si alzò, andò in bagno e pisciò.

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Fede

Avere fede significa

rinunciare a vedere, nel senso, proprio,

del poker – a me, per esempio,

non frega niente di vedere,

non sopporto le limitazioni

circostanziate delle condizioni (ogni

volta) dell’esperimento,

mi sembra un noioso pippone,

le regole, so, me lo mettono in culo

ma io, sorry, non smetto

di bestemmiarle. E questo

per cominciare assentendo, perché

il tavolo è uno e la qualsivoglia

altra opinione è un invito palese

alle nebbie del sogno – dico davvero.

Come le ricorda

Come le ricorda, torneranno,

uguali identiche, con tante ali –

 

Non di questo si deve preoccupare,

soprattutto non chiede di morire,

 

dato che è un “pacco”

sullo stesso prato (o radura, che dir si voglia)

 

e combacia solo in sogno.

Fra le voci dei soccombenti

Fra le voci dei soccombenti

ai flutti, i timbri striduli dei bambini,

alzati e persi nella notte,

invadono volentieri i sogni

Non c’è ragione di fuggire orchi

Non c’è ragione di fuggire orchi

o segnare la strada, è una limpida

 

dissipazione, una prova

di esistenza in vita.

 

No, è che mi torna in mente il sogno

in cui la piuma diventava il pugnale.

Ho dimenticato

Ho dimenticato,

provo a dimenticare –

 

ci credo anche in sogno

e la fatica è doppia.

Basterebbe cominciare

Basterebbe cominciare, se non fosse

che la cosa è impossibile, per il semplice

motivo che niente

è continuato

o finito mai – sono funzioni,

queste, di circostanza, in fondo, valide

il tempo (anche lungo e lunghissimo,

why not?) di contrattare

un finanziamento, di verbalizzare

un sogno, di firmare un armistizio

o un trattato, di approvare

una costituzione.

C’è bisogno di verificare

il livello di comprensione?

È proprio necessaria, insomma, la certezza

che il proietto finisca dove si vuole?

Non abbiamo preso appunti

Non abbiamo preso appunti,

purtroppo. Appena

un secondo dopo, infatti,

sembrava diverso, qualcosa

come un sogno, con l’alone e tutto.

Riassumere

Riassumere, ovvero compendiare,

è una vecchia debolezza, il sogno

ricorrente di versare il mondo

in una parola, possibilmente,

senza sprecarne un goccio.

In questi giorni

In questi giorni, lo sguardo cade su temi politici che, a giudicare dalle reazioni, sembrano imprevisti e inopinati ma hanno un pubblico importante e però snobbato fino a ieri.

1) È indubbio, infatti, che il reddito di cittadinanza, qualunque cosa sia, abbia come target il precario.

2) Indubbio uguale è che l’italiano, come povero provinciale, si veda invadere i sogni da colori e fisionomie illeggibili.