Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: soggetto

Terrae motus

Il tavolo da gioco è il Pianeta, oggi, e la Globalizzazione manifesta la sovrabbondanza quasi inconcepibile di soggetti e identità che il nuovo tavolo significa. In questo afflusso abnorme e violento, soggetti e identità sono suscitati e insieme risucchiati senza posa, cioè ordinariamente terremotati.

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Chi abbia provveduto

Chi abbia provveduto, in tutta

onestà, non m’interessa (non credo

nel soggetto).

Il pazzo più pericoloso, infatti, ripeteva,

oggi dieci minuti, sottovoce:

Io, con l’economia

degli sforzi, mi ci pulisco il culo.

Davanti #3

Assomiglia molto al peccato originale cristiano, che però, alla fine dei tempi, è solubile o perdonabile, deciderà Dio. Ecco, solubilità e perdonabilità sono prove di una volontà di potenza (VDP).

Ma essendo la VDP un destino, cioè un agone, per il soggetto individuale e collettivo, o si vince o si perde. Contro, appunto, la VDP.

C’è una serie di trucchi

C’è una serie di trucchi per rassicurare

il soggetto di padroneggiare la situazione.

A piedi nudi nel ghiaccio, intanto, si fa prima.

Identità

Il social network, naturalmente, è sempre più misura di un’identificazione. È un processo che deve ancora esprimere, forse, la sua potenza, ma è senz’altro in fase di spinta. Io lo vedo pressappoco così: l’identità è moneta, sul web, e il soggetto che ci pascola subisce e amministra, in qualche modo, l’incomodo di monetizzarsi

Per quanto appartato

Per quanto appartato, Tiziano Sclavi ha un’identità accertata: quella del maniaco, ovvero del soggetto assediato dalla pazzia.

Se niente ha senso o tutto ha senso

Se niente ha senso o tutto ha senso,

tutto ha senso o niente ha senso, etc.

Trovare o non trovare senso induce

facilmente un sentimento di colpa

nel soggetto individuale o collettivo

che lo cerca e non lo trova o che lo trova

e non lo cerca. Come il sole sorgente

invade il cielo, così, l’effetto

collaterale occupa presto tutta la scena.

Cercare o non cercare, adesso, è secondario,

il friggimento assorda. Il finito

è una curvatura di stretto raggio

della spina, che sembra un tuffo

a ritroso, dentro il trascorso, il fiato

addosso a un mitico capo in fuga.

Venendo

Venendo (anche ses-

sualmente), il soggetto, al cospetto

dell’ignoto (spettro,

straniero, x), a suo

insindacabile giudizio,

lo saggia e poi l’omaggia, tramando

o meno, di un nome.

Mini romanzo. Autointerrogazione #121

Mi chiedo, per cominciare, se io non sia davvero, in essenza, un tubo per cui passa e trasmuta un po’ di mondo.

Mi chiedo, poi, se non sia usurpata la fama di un soggetto che si vanti di questa cosa che chiama “potenza”.

Mi chiedo, infine, se sia opportuno, oltre che banalmente utile, comporre le forze di mondi paralleli aut concomitanti.

La prima parola

La prima parola, spesso, è un articolo, come

in questo caso.

La prima parola, cioè, spesso (spero

di non offendere nessuno), è un elemento,

per così dire, di supporto, anche umile…

 

E poi, effettivamente, qualche volta,

è indirizzo e soggetto

(Longtemps, riverrun, April*).

 

 

* Proust, Joyce, Eliot.