Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: sguardo

Una poesia, per favore

Una poesia, per favore – implora

sottovoce il mendicante,

tenendo gli occhi bassi.

L’interlocutore, un maschio bianco

di sessant’anni, si fruga

nelle tasche dei pantaloni,

si palpa all’altezza del cuore e fa

lo sguardo dispiaciuto.

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Ciò che osservo non porta

Ciò che osservo non porta

le stimmate del mio sguardo,

a malapena, forse,

quelle del mio interesse.

Scorgere

Verbo blandamente aulico, poco usato nella comunicazione quotidiana. Per s., infatti, sembra necessario avere almeno un occhio di falco e sbaragliare potentemente gli ostacoli al destino della visione.

Se invece si preferisce qualcosa di meno vivace, come una suspense muta ma molto torbida, ecco lo sguardo-biscia, che valica di precisione gli stipiti.

Ma per non sbagliare, è meglio tornare sempre all’occhiata nella folla, magari a Milano in Galleria, o a New York a Times Square, o al mare in agosto.

Tempo

Macerie accumulate

nello sguardo dell’angelo

buttato all’indietro.

All’ingrosso

All’ingrosso, il ritorno dell’ingrato

o ecchimosi – e carte

da comporre, secondo

linee nostrane. Sarebbe

altrettanto ingiusto dire

che il ritmo significa

o che non significa

(il significato essendo, a differenza

del ritmo, una specie

di sguardo all’indietro).

 

(Detto questo, i problemi pro-

liferano.)

L’amore è il sogno dell’intero

L’amore è il sogno dell’intero, dell’indiviso, a ogni

minima dialettica, accusa il colpo, stenta.

 

L’amore è un sogno ricorrente, forse cronico, il negativo

è il pianto del neonato, già memoria – not

 

the breaking new.

Sguardo appropriato

Sguardo appropriato

a qualcosa di previsto –

o considerato (creduto,

giudicato) tale.

Come chi contasse di tenere

in pugno alcunché

(un grillo,

un nocciolo di pesca,

un vetro colorato,

una moneta,

un chiodo, etc.).

Un indizio, in quattro e quattr’otto,

un pozzo che precipita al centro della Terra,

una caduta che carbonizza.

La lettura

Posso scegliere di favorire la lettura, facendo

dell’espressione una comoda discesa,

oppure di s-

 

favorirla, offrendole una s-

comoda salita, a strappi, a gradini

e gradoni, addirittura.

 

La questione è: perché

la seconda, sadica

e masochistica insieme? –

 

Perché?! Perché lo sguardo è naufragato

nel linguaggio, ecco perché! Perché

non c’è miglior paesaggio!

Stilleven / Natura in posa (2015) di Marzia Migliora

Avevo visto sul web alcune immagini della “stanza delle pannocchie” di Marzia Migliora al Padiglione Italia, ma non rendevano, posso dire adesso, la realtà.
Descrizione. Ognuno degli artisti del padiglione ha avuto a disposizione uno spazio di circa 5X10, variamente delimitato a seconda dell’opera; per questa installazione della Migliora, lo spazio è completamente perimetrato e inaccessibile fisicamente; contro un lato corto, c’è solo un piccolo armadio old style a tre moduli, con al centro, anziché uno specchio, un vetro, che dà visivamente accesso all’interno della stanza. Cosa si vede? Due cose: la prima è che tutto il pavimento è coperto di pannocchie di mais; la seconda è che, contro il lato corto opposto, in asse con l’armadio dalla cui finestra l’osservatore guarda, c’è un armadio gemello, che però ha lo specchio al centro, e che dunque, alla distanza di una decina di metri, oltre la distesa di pannocchie, riflette il punto di vista.
Specchio, sguardo riflesso… le pannocchie come periferia della visione, forse addirittura come disturbo e “rumore”…

Non sarà che l’uso del singolare

Non sarà che l’uso del singolare

o del plurale dimostri qualcosa?

 

Non sarà che questa sicumera

sulle precedenze sia un’ammissione

 

di colpa? Non petita, fra l’altro? In-

somma, non sarà che domani,

 

per il solo gesto (e chiamalo

“gesto”) di alzare

 

lo sguardo, viene giù tutto?