Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: senso

Chiamalo pure paesaggio

Chiamalo pure paesaggio, anche se, in senso

stretto, l’orizzonte coincide col desktop,

mentre il giro della stanza

 

è per gli avventurieri. Non si sente neanche, come

invece si racconta, il bisogno di fare luce,

queste sono fregnacce, pie

 

illusioni, decomposizione di sistemi – alla buona, forse,

ma sempre funzionali, vuoi alla congiuntura,

vuoi al secolo.

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La prima poesia della sera

Ce l’ho col mondo – comincio

così, con una banalità. Bisogna,

infatti, forzare il senso, farlo

arrossire, se non proprio

manifestamentvergognare. Dicevo

“ce l’ho col mondo”, non per finta

o per vantarmi, no, solo

perché il mondo è il mio mondo.

Inciso

(…faglie simboliche impattanti, con

aggiustamenti anche catastrofici

di aree semantiche cruciali – che altro?,

vuoti, sì, vuoti improvvisi

e imprevisti e strepitosi

di senso e di potere…)

Mi interessano (pardon)

Mi interessano (pardon) le aree

di usura del senso, con la relativa

illusione di percepire

alcunché, dietro, oltre,

le ombrose lacune del velo.

Per quanto qualcosa

Per quanto qualcosa

sembri avere un senso,

è infinita la sua distanza

dal non-senso dell’intero.

 

Il buio è senso

Il buio è senso

per l’occhio inconsolabile

preso nel mezzo.

Evitare le pause

Evitare le pause, anche minime, penso

a un muro liscio di unità di senso, perfino

la micro-soluzione superficiale sarebbe

un dispiacere per il congiunto.

 

Buio in cui indagare a tentoni

la dimensione strutturale, misurando

coi polpastrelli ogni tipo

di grandezza, fisica e simbolica.

Finanche il sospetto di un senso

Il problema, qui, è evitare

finanche il sospetto di un senso,

se è vero che il senso

è indisponibile integralmente –

ci si può disputare giusto

uno o due brani, sempre

abbastanza a cazzo – e, per capirsi,

non quelli cercati

e tanto meno quelli trovati.

Rimane della sabbia

erratica, fra le dita,

ma non si sa mai

che cosa farne.

È chiaro che avere fede è avere paura?

Il problema è che, se ti proibissi ogni tipo di fede, non vivresti, almeno nel senso più piatto di sopravvivere. La conseguenza è che vivere in quanto sopravvivere prestabilisce la fede. Una conseguenza tanto avvilente che ti spingerà a chiederti: C’è una vita che sia altro dal sopravvivere?

Ci sarebbe ancora tutto da dire e da fare

Ci sarebbe ancora tutto da dire e da fare,

come 14 miliardi di anni fa –

la condizione è available,

la combinazione è legale.

 

Nel senso dell’abominio non iscritto,

ci sono cerniere che ballano, quando

il pavimento va all’insù o si apre

il soffitto o i muri rientrano.