Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: scena

Personaggi di una scena

Personaggi di una scena

in cui non succede niente, un de-

mansionamento a tutti

gli effetti – e schizzi

di fango ma anche, perché no?,

di cacca, come ovvio

risultato della folle

cavalcata attraverso

la brughiera murata dalla nebbia.

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Perché invece i polsi

Perché invece i polsi

non tremano mai,

quando si tratta di affermare

una “palese” differenza?

Di qua – direbbe anche

una badante laureata – la patacca, di là

la scena! (applauso) What else! (risolino)

 

Il divenire nella sua espressione hard,

pericolosamente squilibrato,

oltre le parole in sequenza,

ci sono infatti indecifrati controcanti.

Lascio la rosa dov’è, come dire

che faccio a meno della prova,

perché sono già marchiato.

Basta cielo

Basta cielo, basta sole, basta nuvole, basta alberi, basta terra, basta acqua, basta vento.

Si può immaginare in forma drammaturgica, come una scena in cui

un personaggio, con le mani avanti e i palmi rivolti all’insù, dice:

 

Ecco, questo è qualcosa.

 

(Il personaggio chiede forse di leggere il mondo nell’ombra portata?)

Troppo tardi

Troppo tardi, il display è spento,

che importa se la cosa è rimediabile.

Ci sono parecchi passaggi narrativi

che allestiscono la scena: la grande

scimmia con la tibia in pugno

che picchia, tanto per cominciare

per terra, poi quello che a terra c’è.

Detesto l’apostrofo, se posso dire,

ma quando ci vuole… il mio primo

comandamento, infatti, è la modestia,

cioè la mia qualità più severa.

La scena

Il basamento che regge la scena ricorda un altare. Il cadavere è adagiato su un fianco in posizione quasi fetale ai piedi di un water. Solo la gamba destra è piegata, la sinistra, invece, si è allungata presumibilmente nella caduta.

Sembra

Sembra che, qui come sono, seduto al tavolo, davanti al pc, con le dita che incombono sulla tastiera, stia pensando a cosa scrivere. È una pretesa senza conseguenze, io non sto pensando, io mi sono solo gettato in un teatrino interiore in cui cerco di districarmi, fra personaggi, scene e complementi… C’è poi un livello superiore che filtra tutto a fini oscuri.

Crepuscolo

Verso la fine di Crepuscolo, c’è una scena di violenza che mi ha fermato il cuore per un secondo: come vittime, naturalmente, bambini, come carnefice, un adulto sconfitto e rabbioso e, come tecnica di sevizia, la fustigazione (cintura).

Esperienza (l’evasa)

“Esperienza”, dici, di-

menticando sempre

l’intervallo di validità

dell’affermazione. La soluzione

non interessa a nessuno, dato anche

che a nessuno interessa uscire di scena

per troppo savoir vivre.

Arco

Una vita, un traffico, un inferno,

che sembra d’essere in alta stagione,

tutti in scena a respirare,

a battere le ali, a drizzare il pelo, a fare

tanto d’occhi, che è anche tanto

un tentativo

di chiudere bottega, magari

tagliando per i prati di aprile, vietato

l’aggettivo, non servirà, forse non deve, come

vanno queste cose, il progresso

dell’umidità, fra

marcimento e marcimento.

 

Mini romanzo. Un pensiero stupido #135

Ricordo bene che cosa pensai, era un pensiero stupido, oggi mi è chiaro, ma su quel pensiero costruii la mia disperazione, modulandola opportunamente in funzione del dentro e del fuori. [Pensai che, nell’istante in cui si sparò, ovvero troppo tardi, potesse aver cambiato idea… imbarazzante, no?… considerata, per esempio, la scena, cioè il cerchio di specchi intorno a sè, apprestata allo scopo…] Non so niente della morte, al massimo posso rilevare che è un tema obbligato – un’interpretazione, direi, sia filosofica che attoriale.