Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: risposta

Scelta

Scelta è un sostantivo femminile dall’ottima reputazione.

Così, usa parlare di scelte a proposito di reazioni, ovvero di risposte a cose come catastrofi, ferite, interruzioni di servizio.

Il dubbio è questo: reagire è davvero una scelta? Ovvero: la scelta, in extremis, non è forse proprio il rifiuto dello spettro delle opzioni?

Annunci

L’elettorato italiano si sta fascistizzando

L’elettorato italiano si sta fascistizzando. Il punto cruciale, mi sembra, è il rapporto fra la proliferazione dei soggetti (certo indotta e promossa dal web ma, ancora prima, dalla democrazia e dal capitalismo) e il conseguente incremento geometrico della complessità, un incremento che riesce tanto inopinato e indigesto per i singoli soggetti (individuali e collettivi) da indurli a produrre come antidoto interpretazioni della realtà e risposte ai problemi le più semplici e tranchant (e ingiuste) possibile.

Le domande senza risposta

Le domande senza risposta

scopale sotto il letto,

ché mi basti allungare il braccio.

Il fuori

Oggi è difficile pensare che il fuori esista, si può solo transigere su alcune sue accezioni e, dunque, accettare di credere che esista il fuori rispetto a una casa, a una città, a un paese, a un’isola, a un continente, a un corpo celeste. Qui ci si ferma, perché il fuori rispetto all’universo è una contraddizione in termini. Mentre infatti fuori dalla casa è perfino previsto che ci siano una strada e altre case, e fuori dalla città una campagna, e fuori dal paese un altro paese (compreso di città, campagne, case e strade), e fuori dall’isola un mare e altre terre, e fuori dal continente mari e altri continenti e isole, e fuori dal mondo altri corpi e stelle e buchi neri – be’, fuori dall’universo si possono pensare giusto due cose, che però sembrano molto risposte di circostanza: o un Dio o altri universi.

Tre domande a me stesso

Prima domanda: Perché scrivo?

Seconda domanda: Perché posto?

 

Risposta alla prima domanda:

Non so.

 

Risposta alla seconda domanda:

Per vedere.

 

Terza domanda: Cosa?

Risposta: L’effetto che fa.

C’è posta #17

[senza intestazione]

Eppure avevo altro da dirti, e con urgenza, là, sul ponte che unisce le nostre rive, quella notte sotto le comete. Non ce l’ho fatta, credo, per gentilezza… era terrore, invece, il mio, di non ricevere risposta. Tutto è finito col naufragio.

Il mondo è estenuante

Il mondo è estenuante, non gli frega niente

delle tante risposte date, continua

imperterrito a fare sempre le stesse domande.

Se provo a ricordare le volte

Se provo a ricordare le volte

che sono stato felice, la prima risposta

(Google-style) è un sabato di quando

avevo 9 anni, il sabato in cui

lo affermai, appunto: Oggi

è il più bel giorno della mia vita.

Le risposte possibili

Una differenza importante, secondo me, fra Emanuele Severino e Maurizio Ferraris è questa… –

Ma prima di rispondere, una domanda: Che cosa cerca il consumatore di filosofia? Cerca, naturalmente, una risposta al difficile quesito posto dall’essere (vivi o morti). Ma che tipo di risposta? Due, direi, le possibilità: la prima è la risposta che rappresenta la realtà in modo “fiammingo”, cioè riconoscibile perché, appunto, assomiglia tantissimo all’esperienza; la seconda, al contrario, ritrae una realtà addirittura sovversiva, benché persuasiva, in cui sembra di perdere l’accidente per guadagnare la sostanza. La prima è una specie di selfie, la seconda una specie di outlook.

Non so che cosa fare

Non so che cosa fare, il pensiero non mi attrae.

Salvo la sequenza delle mosse, uno stile da marionetta,

che comunque, alla fine, un segno lo lascia

(il graffio sull’asse, il sipario squarciato, la cicatrice

sullo zigomo dell’attore giovane). Rinunciare a sapere,

 

finalmente, per amore di conoscenza e facendo i salti

di gioia? – Il punto è fermo e chiude i giochi, foto-

genicamente bilicante, nessuna risposta assicurata,

manco la negativa, giustizia e ingiustizia predicate

dalla pochezza del quadro generale.