Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: ragione

Partenza

Appoggio a terra lo zaino e faccio mente locale (ogni tanto mi succede), per aggallare quello che mi serve e che invece, per ragioni che so e non so, tento di affondare. Il breve elenco mi illude: calze, caricabatteria, chiavetta… – tutto che comincia per “c”, ma non fa niente, va bene così, partiamo.

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Cose a parte

Non dirmi: “Te l’avevo detto”,

ché lo so, ché forse c’è

una ragione (e trema), se ho ignorato

la tua premura.

 

Non mi resterà, alla prossima occasione,

che contare le margherite, prima

di rasare il prato,

per non stare in pace.

 

Anni ho bruciato sotto il cielo

del tempo libero, ma è difficile,

pasticciando col linguaggio,

produrre ancora del mistero.

 

Lo scoiattolo non si è più visto, confermi? –

deplorevole, insomma, che sia caduto,

una volta, quella sola, come un fesso,

nella rete del tuo sguardo.

Descrivere un deserto

Descrivere un deserto (solido

o liquido è uguale) non dà

soddisfazione: detto che c’è poco

o niente, qualcosa si può cavare

solo, se va bene, dal cielo

che ci sta sopra, ma è presto

fatto (salvo, si capisce, attingere

vergognosamente dal trovarobato

poetico più sdato). Io

me lo spiego, questo curioso

e in apparenza stupido proposito

descrittivo, come rivelazione

e rilevazione, così, per il vuoto

e il niente, di un colorito

verminaio interiore.

Le mani

Le mani sono una parte

di me che non mi appartiene

davvero, tremano senza

una vera ragione, al tuo

pensiero – provo, allora,

a cercare, nella notte

della mia memoria, qualcosa

che mi dica qualcosa

che mi confonda, almeno.

Siccome ho questa rogna

Siccome ho questa rogna

di scrivere a tutti i costi

ma, per ragioni che adesso

non sto a dire, mi mancano

gli argomenti (il modo

più consueto e apprezzato,

si sa, di infilare parole

su una pagina), non vedo

al momento altra via

d’uscita, per soddisfare

l’urgenza lenitiva, che la vecchia

cara ricetta beckettiana

di ravanare sull’impasse,

magari scimmiottando

(why not?) la psedo-

oralità steiniana –

Per ragioni che adesso non sto a dire

La notte ho ricominciato a sognare,

sicché mi addormento un po’ curioso

e un po’ timoroso – e allora

niente, sto qui seduto, forse

penso ma non mi pare.

Risolti parecchi problemi

Risolti parecchi problemi

mescolando tracce e simboli.

 

L’importante è sempre non pretendere

che il discorso proceda plausibilmente.

 

Per fortuna le combinazioni note –

Per fortuna le ragioni per sperare –

 

Basta l’accuratezza oppure

tocca di recitare il mea culpa per niente?

Poi

Poi, ci si immagina che succeda

qualcosa, dopo, cioè, l’insistenza

rabbiosa, la sicumera

(a posteriori) ridicola,

l’inerzia suicida.

 

E forse si avrà anche ragione,

da qualche lontano punto di vista

nello spazio e nel cuore.

Non c’è ragione di fuggire orchi

Non c’è ragione di fuggire orchi

o segnare la strada, è una limpida

 

dissipazione, una prova

di esistenza in vita.

 

No, è che mi torna in mente il sogno

in cui la piuma diventava il pugnale.

Me ne frego delle stagioni

Me ne frego delle stagioni

mi sembra un buon verso contemporaneo,

 

perché rimette le ragioni

dell’ecologia e s’intesta quelle

 

della poesia.