Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: qualcosa

Qualcosa

Qualcosa come un’esperienza

intensa e persistente,

già praticata e fatta a pezzi.

Se l’attacco fa pensare

al pieno zeppo e il corpo

all’avventura sicura, la fine

precipita nel vuoto

del trito.

*

Qualcosa dalla tasca

o dalla bocca.

Avanti, insomma,

prodi e vermi.

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Quello che avevo da dire

Quello che avevo da dire,

sinceramente, non lo so più.

Anzi, non so proprio se, qualcosa

da dire, l’avessi.

 

Ora, direi di sì,

ma, sinceramente, cos’era, boh.

…Allo stato, insomma, vorrei tanto

averlo ancora… se mai l’ebbi.

Se è vero che chi scrive tanto per scrivere pensa perlopiù di scrivere qualcosa

Se è vero che chi scrive tanto per scrivere pensa perlopiù di scrivere qualcosa (se non proprio qualcosa d’importante), il che è già un’impresa, altrettale impresa è pensare di scrivere schivando il contenuto e scrivendo di niente – certo, l’impresa è massima rispettando la sintassi.

Io

(Anche Ungaretti, come concettualmente l’ermetismo – che poi, propriamente, è “minimalismo” -, mi ha sempre fatto pensare a una “poesia sulle punte”. Il pezzo che segue è un tentativo del genere.)

 

 

Io

stanotte muoio –

 

Non è qualcosa

che prevedo o premedito

 

(mi viene

da ridere

 

al solo pensiero).

Omaggio a “Palombella rossa”

Vogliamo dirci qualche buona frase fatta?

Vogliamo dirci, per esempio, che i negri

 

hanno il ritmo nel sangue e il cazzo lungo?

Vogliamo dirci, dunque, anche,

 

che i politici sono tutti uguali

e la politica è una cosa sporca?

 

Ah! E qualcosa a caso su giornali e giornalisti?

E che gli immigrati ci rubano il lavoro?

 

(…E noi, perciò, no?, lì a soffrire per questa

scarsità, ormai, di lavori di merda?)

 

Vogliamo dirci, soprattutto, sempre,

che le parole sono importanti?

Anche la musica, toh

Anche la musica, toh, sembra concordare

e avere quel senso che adesso mi sfugge –

al di là, cioè, delle mie eventuali intenzioni.

Qualcosa di mediterraneo, forse di latino,

invia segnali – prima ancora che alle orecchie,

alle narici. Uno stato di preallarme, direi,

mancando una vera e propria

attualità della morte. E infatti, se guardo

fuori, cosa vedo? Il cielo azzurro tipico

del pre-crepuscolo, una doratura più spinta

delle foglie e dell’erba,

un’ombra senza, in apparenza, l’ambizione

dell’incubo. “Puoi insomma fare finta di niente, se vuoi”, dice,

in breve, la mia situazione.

Le parole

Le parole

hanno questo brutto vizio

di non limitarsi a cantare

ma di volere

anche significare, dire qualcosa

su cui sembra non ci siano

assolutamente dubbi, roba

da trattare come “roba”. Le parole

ti mettono sempre in mezzo.

Energia per il garretto

Disposizione d’animo a scrivere ma niente

sillabe in mente o sulla lingua,

neanche una minima sequenza, tipo, che so: “cala

l’ombra”. Non mi rimane che l’appostamento –

 

molto, al riguardo, s’impara dai felini

(io ho imparato qualcosa dai gatti):

si impegna solo l’attenzione, mentre il corpo

posa. Il segreto sarebbe succhiare dalla terra

 

energia per il garretto.

Sembra tutto a posto

Sembra tutto a posto, direi, sintetizzando nel modo più efficace ma anche più rozzo: la mattina mi sveglio, mi alzo, vado a lavorare, nel tardo pomeriggio torno a casa, mi faccio due birre, scrivo, mangio, leggo qualcosa, e infine vado a dormire, col proposito, non tanto segreto, di rifare, l’indomani, suppergiù nello stesso ordine, suppergiù le stesse cose… – Mica vero, niente è più a posto, perché io sono morto… Oggettivamente, non sono ancora un cadavere, le azioni di cui sopra io le compio. Non si tratta della congiuntura. Qui, il punto, è l’orizzonte, per la precisione, uno vocazionale. Ecco, io, ogni giorno, sono vocato (con ottime chance di riuscita, cioè – non immediatamente fattuale, magari, ma simbolica, che pesa perfino di più, sì) a morire.

La stupefazione atterrò

La stupefazione atterrò

tutti i presenti, qualcosa come

una nebbia a mezz’aria

sciolse il giorno dalla notte –

 

l’affaticamento fu

un’esperienza impercet-

tibile, fra le curve e le contro-

curve della.