Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: qualcosa

Il sospetto

Il sospetto? Sbagliato e deleterio?

Che ci sia qualcosa dietro tutto.

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Basta cielo

Basta cielo, basta sole, basta nuvole, basta alberi, basta terra, basta acqua, basta vento.

Si può immaginare in forma drammaturgica, come una scena in cui

un personaggio, con le mani avanti e i palmi rivolti all’insù, dice:

 

Ecco, questo è qualcosa.

 

(Il personaggio chiede forse di leggere il mondo nell’ombra portata?)

Come negare che qualcosa sia successo

Come negare che qualcosa sia successo, tutti

i giorni succede qualcosa, se appena

l’intervallo di validità è generoso.

 

La dentatura minuta e affilata

che ricopre il tessuto esterno, vol-

garmente detto “pelle”, permette

di limare il non-io a spessi strati, sem-

plicemente passeggiando.

Quello che manca

Mancano almeno quattro mesi all’autunno ma le oche hanno già cominciato a volare sulla casa, come se quest’anno fosse necessario allenarsi di più per migrare. Io non ci sono, sono stato rapito dal dolore per l’agonia dell’amico Virgilio – tutto, tanto o poco che sia, avviene senza di me e non posso dirne niente… Potrei, si capisce, dire solo il contesto di un’assenza (=lacuna) che è l’essenza. Qualcosa, cioè, che non interessa in cambio di qualcos’altro che invece interessa.

Come

C’è qualcosa fra gli a-capo,

come fra i denti di un pettine.

Qualcosa si può dire e qualcosa no

Qualcosa si può dire e qualcosa no –

tutto qui. Lascia stare la buona volontà.

 

Questa faccenda sempre sull’onda

è scabrosa, compromette la nettezza

della partizione, il che è un disastro

dal lato delle buone maniere, minuziose

ma frali. L’”azione del vento”,

si dice, e lo share è lusinghiero, come

infiltrare il disordine gravidante-digerente

nell’apparente ortodossia linguistica,

conservando, intatti e combinati, oltre

che i gangli, gli orpelli.

Se pensi che sia successo qualcosa

Se pensi che sia successo qualcosa,

ma non una volta sola, se lo pensi –

ecco il guaio – tutte

le volte, ogni

volta, no-

iosamente –

 

Si danno, al dunque, orientamenti

metaforici; fra i deluxe:

il richiamo, l’epifania, la sveglia,

la sconfitta, la disattenzione;

fra i cheap: il tramonto, il gabbiano,

la rosa, la strada, la mela.

I ricordi

I ricordi si affacciano come i personaggi

del Mantegna nella Sala degli Sposi.

 

Una serie di relazioni che forse ritraggono

qualcuno o qualcosa. Per conto mio, parti

 

di me, non meno della pelle

morta, del capello nel pettine o della cispa.

 

(Penso alla retorica nietzscheana dell’altitudine –

quella rarefazione respiratoria.)

E se non ho parole

E se non ho parole, guardo

da un’altra parte, un atto

apocalittico – apocalisse

 

periodica minima veh?, mezza

privata – col SÌ che dice NO e il NO

SÌ, tipo:

 

se è qualcosa, è niente,

se è niente, è qualcosa.

Sconto, forse, certe

 

archiviate

ma non ancora innocue

dissolutezze.

Voglio pensare a altro

Voglio pensare a altro –

l’esercizio, cioè, è tenermi

lontano da qualcosa (qualcosa

a scelta: la scultura lignea

dell’Africa equatoriale,

le cinquecentine di Vattelapesca,

il fact-checking in generale, le più banali

bocce di vetro con la neve dentro).