Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: punto

Prosa-prosa

Non andare a capo prima del punto ma non di qualunque punto, alla fine del paragrafo, diciamo, avendo ritenuto che lo stesso debba, per qualche ragione e in qualche modo, finire, e così procedendo per intervalli puntati, troncati, glissati.

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Il pieno e il vuoto

Si può fare un percorso anche

lungo e contorto, per arrivare infine

all’evidenza o, meglio ancora,

al luogo comune –

La performance esprime solo questo:

 

O tu, che dici “tavolo”, guarda

che allegro verminaio!

 

Di norma, il gioco offre

una piana di macerie e resti

animal-vegetali; la cappa

nebbiosa sovrastante

(spesso presa per un cielo)

è una bassa pressione simbolica

stabile; in ogni modo, ecco

il punto: è tutto lì,

il pieno e il vuoto.

Se scrivere

Se scrivere non sia

selezionare e ordinare parole

o costruire architetture – ma fluire

per correnti, cioè (ecco

il punto), fare surfing.

Ho capito

Confesso un’orgogliosa ma anche riprovevole mia caduta nel pensiero. Va così: arrivato al primo punto fermo della quinta pagina di Leggenda privata, di Michele Mari (a me ancora sostanzialmente ignoto), penso: Ho capito – ma in quel modo caratteristico che, espresso (detto, scritto – non solo, appunto, pensato), prevede alla fine una contenuta interiezione, tipo: eh-eh.

Il punto

Una minima informazione socio-economica basta

a offrire alla psiche elementi di disturbo anche

gravi e gravissimi, poi tocca al giocoliere di turno

amministrare (pardon) il gruzzolo.

 

Detto questo, si torna al punto da molto più lontano, varcando

confini, solcando mari, attraversando terre di nessuno sempre

umide di siero e disseminate di brani e frammenti variamente

accessibili, combinabili, distruttibili.

 

In termini correnti, una specie di safari nel dominio dell’ombra,

servono: un ventaglio di vimini, un’area di servizio sulla Salerno-

Reggio Calabria, due vecchietti seduti fra il bar e la pompa

e infine noi, come di norma, vulnerabili.

Mini romanzo. Nel punto #143

Non mi rimane più niente, sono confinato nel punto, ovvero mondato quasi del tutto dai versamenti tipici: casa, famiglia, lavoro, amori, amici, interessi.

Non so che cosa fare

Non so che cosa fare, il pensiero non mi attrae.

Salvo la sequenza delle mosse, uno stile da marionetta,

che comunque, alla fine, un segno lo lascia

(il graffio sull’asse, il sipario squarciato, la cicatrice

sullo zigomo dell’attore giovane). Rinunciare a sapere,

 

finalmente, per amore di conoscenza e facendo i salti

di gioia? – Il punto è fermo e chiude i giochi, foto-

genicamente bilicante, nessuna risposta assicurata,

manco la negativa, giustizia e ingiustizia predicate

dalla pochezza del quadro generale.

Le tragedie in corso

Le tragedie in corso

dell’abitante ostile e incompatibile

con l’abitato, ingenuità, they say,

giovanili, come non anche

l’orrore routinario, se il punto

è l’adattamento.

Autoritratto da cinico

Interpreto la qualsivoglia, banale

azione quotidiana come colpo

di mano, astuzia

o generica reazione, insomma, lo spirito

è guerriero – più raramente,

brigante o pirata.

In ogni modo – ecco il punto –

è leva permanente. Esattamente

per questa

finalità bellica, cioè per questa

crudele marchiatura

e questa

severa costrizione specia-

listica, sono una triste figura.

Il tempo

Il tempo – e tutto, se possibile,

presente, passato e futuro, soffiato

via e rievocato o rintracciato

nel suo punto, offerto

a disparati deliri di rapina.