Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: punto

L’elettorato italiano si sta fascistizzando

L’elettorato italiano si sta fascistizzando. Il punto cruciale, mi sembra, è il rapporto fra la proliferazione dei soggetti (certo indotta e promossa dal web ma, ancora prima, dalla democrazia e dal capitalismo) e il conseguente incremento geometrico della complessità, un incremento che riesce tanto inopinato e indigesto per i singoli soggetti (individuali e collettivi) da indurli a produrre come antidoto interpretazioni della realtà e risposte ai problemi le più semplici e tranchant (e ingiuste) possibile.

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È bello forse

È bello forse

che resti a un certo punto

solo la resa?

Mini romanzo. Il punto #184

Io so che parlo, so che scrivo, so che dico, perfino – lo faccio perché lo faccio e questo è il punto. Non sono mai in me e mi tradisco.

Fregoli

Senza danza, insomma,

non si dà – punto.

 

È qualcos’altro, con pari

diritto – solo, ha un altro nome.

 

(Il nome, d’altronde, è

solo un altro nome.)

La naturale

Si capisce la naturale

aspirazione a fare

gruppo e riscaldarsi

per contatto direttissimo.

 

Si capisce anche la naturale

regressione reazionaria

dell’età matura

e senile, un già-visto senza pietà.

 

Quello che non si capisce non si capisce,

punto. Sembra, cioè, pari

pari, una soluzione,

col suo ante e il suo post.

 

È

Non mi guardo indietro

Non mi guardo indietro…

Non lo faccio neanche dopo

valicato il primo passo,

e neanche dopo il secondo

e il terzo… solo venuto in vista,

in un punto dell’orlo

del vasto catino, del Lago…

(In cielo, ça va sans dire,

un rodeo di combinazioni.)

Buio

Il buio ha i suoi bravi

punti d’appoggio. Il buio

non aleggia. C’è chi parla

di spettro. Il buio

occorre in condizioni

determinate. Il buio

significa molto

al di là dell’intenzione.

Un poeta dovrebbe proprio

Un poeta dovrebbe proprio

trattenersi quando gli viene

voglia di spaccare tutto.

 

In quel punto, infatti,

interviene, non già il poeta,

ma l’Urico (sic) e il suo citrullo.

Il peso e il ponte

(In margine.)

 

Parliamo, in sostanza, di pesare su qualcosa: in certi casi l’epifania è agevole per l’orizzontalità del “qualcosa”, sicché basta ” pesare”; in certi altri, invece, l’orizzontalità è addirittura assente e allora serve gettare ponti – per poi, appunto, pesare.

Il ponte è un peso articolato che si aggiunge a un peso concentrato.

Limitarsi all’evidenza che il ponte unisce due rive (come ha fatto anche Primo Levi), produce facilmente un surplus di melassa retorica che censura la vertigine del peso. Il peso è sempre affamato, infinita, cioè, gli resta la fame del basso a ogni punto più basso raggiunto.

Il ponte è una mediazione strutturale materiale e simbolica che funziona o non funziona – ma se funziona è perché il peso lo regge, l’unire promuove giusto una sua distribuzione.

Spesso faccio finta

Spesso faccio finta,

ma chi ci bada più?

 

A questo punto,

fanculo la cogenza.