Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: problema

Il silenzio che ci ha preceduti

Il silenzio che ci ha preceduti

(che ha precedute

le parole di tutti) è naturante

in misura indescrivibile. Il problema

contabile sono le responsabilità

e le collaborazioni. La selva, oggi,

più che oscura, è satùra

di eccedenze mute.

Si potrebbe anche giudicare, ri-

distribuite le parti, “debole”.

Qui e ora

Qui e ora, il problema è:

di dove viene la sicurezza per dire:

Adesso basta?

Se la poesia è uno struscio

Se la poesia è uno struscio,

e c’è struscio e struscio (il dolce,

il violento, l’incerto, il bizzarro,

l’elegante, l’impotente,

il focoso, il viscido,

il liquido, etc.) –

 

La cosa, in effetti, va così,

che si scrive perché c’è un problema.

Si rompe la macchina e ripararla costa

uno stipendio?

Ecco che si scrive.

Si perde il Referendum?

Ecco che si scrive.

L’amore finisce?

Ecco che si scrive.

Si muore?

Ecco che si scrive.

 

La differenza fra poesia

e lagnanza, poi,

sta in quella specie di contrattempo

(come altrimenti chiamarlo?), per cui

l’accento errante va a piazzarsi

non sul merito ma sul mezzo.

Perfino le foglie

Perfino le foglie fanno rumore quando cadono

ho scritto il dieci dicembre duemilasedici

(c’è la data in testa all’unico verso).

Lo ricordo adesso per qualche ragione

che purtroppo o per fortuna non mi riesce

di precisare. Non c’entra o almeno

è un modo laterale di affrontare il problema

(io odio la parola “problematica”, come, credo,

De Chirico odiava ” foschia” e “…”*).

 

 

*Appena me ne ricordo, inserisco la parola e cancello questa nota.

Questo pendolo continuo e noioso

Questo pendolo continuo e noioso fra il Sè e il Mondo mi sembra ponga con urgenza il problema di dire entrambi insieme.

All’ingrosso

All’ingrosso, il ritorno dell’ingrato

o ecchimosi – e carte

da comporre, secondo

linee nostrane. Sarebbe

altrettanto ingiusto dire

che il ritmo significa

o che non significa

(il significato essendo, a differenza

del ritmo, una specie

di sguardo all’indietro).

 

(Detto questo, i problemi pro-

liferano.)

Un bel problema sarebbe

Un bel problema sarebbe

pretendere di cassare, tout court,

dal vocabolario, la parola “amore”.

Alla fine, bisognerebbe, proto-

collarmente, tremare,

ogni volta che si pronuncia

anche il lessema più familiare. 

Per cominciare

Non ho ancora cambiato opinione

(da non so quando): va bene,

per cominciare, qualunque

cosa venga in mente – il problema

è non farsi problemi sulla griglia

che la lascerà passare.

Massì, avanti

Massì, avanti

con la mitologia!

Come, cioè, se il problema fosse

recintare e tenere

sotto controllo

le storie, evitando

sviluppi imprevisti

e incontrollabili –

 

occorre (=è necessaria), allo scopo,

una diversione…

Sicuro che sembra niente!

Si risolve in vari modi:

un passo, una smorfia,

un sogno, un segno,

un senso – e sugna,

tanta sugna.

 

Se ora vedi delle mani

in aria (le teste tagliate), magari

dal basso e sovrimpresse

a chiome vegetali, allora,

è una cosa seria… – meglio, direi,

chiamare qualcuno (andrebbe

bene pure, credo,

Babbo Natale).

Il suo problema

Il suo problema è che, pur vivendo una vita nella norma, gli è impossibile, ormai, credere nelle “ragioni” di tale vita. In questi casi, usa molto opporre al problema le icone della sventura: i bambini africani denutriti e migranti, le donne violentate e ammazzate, la tortura sperimentale, il caso giudiziario, il terremoto, etc.

Lui non perdona quasi mai l’errore, solo quando sia un minore a fargli l’obiezione – un minore, però, evidentemente, già avanti nella plastica della colpa.