Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: problema

Me

Vuoi che ti dica perché non parlo

più di Me? Oh, nessun problema,

ti rispondo, volentieri ti rispondo,

ma è presto detto: perché,

in Me, non trovo che lagne, lagne

francamente insopportabili: noia,

fatica, dolore, entusiasmi puerili,

passioni sdate, amori di ciccia, etc.

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Cosa sarebbe

Cosa sarebbe – proviamo

a porci il problema? – un mondo

senza confini? I casi

sono due: o un paesello

improbabile (Marx

direbbe una “robinsonata”), oppure

un oltremondo entropico – cioè, niente

a che vedere con l’esperienza.

Il problema, probabilmente

Il problema, probabilmente, qualche

volta, è una specie di oscuro

comandamentinteriore:

 

Non reagire frontalmente

allo stimolo, fa’ quasi

finta di niente, cerca in realtà l’angolo

più obliquo per rispondere –

cuore o tempia.

Al millesimo di secondo

C’è un problema di aggiornamento

al millesimo di secondo

del poligono delle forze.

 

Le misurazioni avvengono

nel vuoto del tran-tran – fra back-up

inutili, volendo.

Posa del problema

Il problema è capire, non già le cose, così, ex abrupto, ma sè stessi – e non per un superficiale amor di monopolio o di finezza, no, molto più severamente, per tarare il giudizio.

La differenza

Forse, il frutto più maturo della globalizzazione, paradossalmente, è proprio la differenza antropologica, la differenza, cioè, fatta persona (…finché la differenza è solo una merce, infatti, qual è il problema?, dalla patata al goji, almeno…)

Le alternative

Le alternative, mi sembra, sono due: o 1) qualcosa inizia e finisce, oppure 2) dura in eterno. Nel primo caso, abbiamo i problemi del prima e del dopo; nel secondo, il punto è sincronizzare eternità e individuo.

Mini romanzo. Dottore #157

Il mio problema, Dottore, è che voglio sempre dire qualcosa – o cantare qualcosa, fa lo stesso. Lei capisce bene che cosa significa, significa che la referenza è secondaria, se non proprio trascurabile – Serve? Nun serve? Damme armeno ‘n parametro! Ah, nun capesci? E allora tiè: Fuori il riferimento! – pressappoco così mi ammonisce il mio amico più filosofo. Se no si buttano quintalate d’ossa, non crede, Dottore?

Finanche il sospetto di un senso

Il problema, qui, è evitare

finanche il sospetto di un senso,

se è vero che il senso

è indisponibile integralmente –

ci si può disputare giusto

uno o due brani, sempre

abbastanza a cazzo – e, per capirsi,

non quelli cercati

e tanto meno quelli trovati.

Rimane della sabbia

erratica, fra le dita,

ma non si sa mai

che cosa farne.

Non bisogna per forza programmare

Non bisogna per forza programmare

troppo lunghe vacanze,

anzi, forse,

non esserci, se non proprio

l’ultimo dei problemi,

è almeno dei secondari.

 

Potremmo fare

per mercoledì? Sempre che sia tutto

come prima? Penso

io a visti e biglietti, qualcuno, invece,

si occupi del rendering e pompi

l’illusione in quanto oggetto sociale.

 

L’anonimo ricordo è quello

di una sera in un paese di frontiera –

nell’unico

saloon, i soliti sette

o otto, per uno o due stranieri

di passaggio (fortuna? mah).

 

Chi può dire se, così

com’è apparso, veniva anche

da lontano, negli occhi ancora

la sabbia (spiaggia o deserto

è uguale, sorry) ma, all’orizzonte,

la nuance delle nuvole?