Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: poeta

Oggi è così

Oggi è così (al massimo,

si può discutere

su cause e gestione

del “problema”) – oggi, insomma,

i poeti non si limitano

più al loro canto, si sentono

anche in dovere

di manifestare, bella

o brutta, la loro coscienza,

diciamo così,

professionale.

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Quanto comodo sta il Mondo, oggi

Quanto comodo sta il Mondo, oggi,

tempo brachilogico, dentro

le parole dei poeti? Queste

non saranno, voglio dire, un letto

di Procuste rispolverato, tanto

più crudele quanto più l’allettato

si è articolato e complicato

esponenzialmente? Che orrore

sarà mai, allora, ai suoi piedi,

la massa di brani escissi e scartati,

per la stringatezza dei versi

e la stipsi dell’immaginazione?

Diario apocrifo di Asino Nero #2

Come comincio? – Questo è il primo dei miei problemi come poeta ma anche come asino. Conosco però l’obiezione: dovrei tenere per fermo che ho già cominciato, sicché, ora, si tratterebbe, appunto, di recuperare quel cominciamento – e questo l’ha fatto Proust, eminentemente, potrei prenderlo a esempio.

Arte e impegno

Se l’impegno nell’arte (le tematiche cosiddette “socio-politico-economiche”), fino a un certo punto, diciamo il secolo scorso, ebbe le fattezze di una grave ferita inferta dal mondo che riempiva e deformava, con la sua dolenza, la produzione dell’artista, oggi, mi sembra invece una più asettica opzione combinatoria fra altre, idealmente esposta su uno scaffale che elenca, come uno scaffale alimentare, una quantità di ingredienti e tecniche, ma anche di piatti-pronti e semi-pronti, a disposizione dell’operatore culinario e artistico – usare ancora “artista” e “poeta”, nel tempo presente dell’intellettuale-massa, manifestato come è noto dai social network (dopo fb, si può menarla quanto si vuole su competenza e incompetenza, rimane il fatto che, sul web, sono tutti intellettuali), suona improprio, se non ridicolo.

L’implicazione più rilevante di questa ipotesi è che il valore dell’inautenticità (artificialità) soppianta quello dell’autenticità (naturalità).

Oggi insomma il poeta è un altro modo del paesaggio

Oggi insomma il poeta

 

(do per scontato ma con poche speranze che ci si intenda sul termine – la mia modesta proposta è che voglia dire: “colui che canta”),

più che cantare alcunché, canta

il miracolo o la maledizione

della sua stessa facoltà di cantare.

Credo sia un sintomo dell’in-

tellettualizzazione in progress,

ma nello specifico dell’arte contemporanea questo sbandamento dalla referenzialità al metalinguismo è un cancro ricco di aperture, forse addirittura, chissà, il gate di un mondo parallelo…

sai, con quella sua bella atmosfera

simbolica a gnommero, ricca soprattutto

di interdetti, per via che hai perso

un capo del filo e perciò non puoi sapere

se vai o non vai contromano. Oppure,

 

è un altro modo del paesaggio.

Le poesie che si capiscono

Le poesie che si capiscono, per il poeta che ne sia l’autore, sono un’onta.

Il poeta anarchico

Il poeta anarchico va bene solo se, come Rimbaud o Eros Alesi, smette a vent’anni.

Quello che detesto nella poesia…

…è l’ingenuità. I poeti intorno ai quali si chioccia, infatti, sono tutto meno che ingenui (e con tutto che l’ingenuità è un cimento costante).

Ruvido (soggetto per un colossal hollywoodiano)

Poeta pretende d’essere ruvido, cioè, 1) persegue la ruvidezza e 2) ruvido si racconta.

C’è posta #30

Car* amic* e collega,

è paradossale ma il poeta non è un “uomo di parola”.