Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: piede

Incipit

Uscì in strada alle otto di mattina in punto. Niente di strano, nove volte su dieci, per andare a lavorare, metteva piede in strada alle otto di mattina in punto.

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Quanto comodo sta il Mondo, oggi

Quanto comodo sta il Mondo, oggi,

tempo brachilogico, dentro

le parole dei poeti? Queste

non saranno, voglio dire, un letto

di Procuste rispolverato, tanto

più crudele quanto più l’allettato

si è articolato e complicato

esponenzialmente? Che orrore

sarà mai, allora, ai suoi piedi,

la massa di brani escissi e scartati,

per la stringatezza dei versi

e la stipsi dell’immaginazione?

Adesso, qui, su due piedi

Adesso, qui, su due piedi,

usare il trucco di cominciare

da zero. L’impressione, quella,

pensa te, di paraggi nuovi,

pericolosi, dove guardarsi

sempre intorno, a ogni fiato –

sempre, cioè, precedendo, almeno

di poco, la passione.

Chiave o serratura

La puzza di morte mica è detto.

E tutta la strada a piedi senza incontrare

assassini bendisposti, è un miracolo.

Dovrò rivedere i calcoli, passaggio

per passaggio, dubitare dell’argomento

che persuade, come fuori dalla finestra

la faccia rappresa. Ma se l’ombra poi

non è materia, cos’è?

Se non so il nome

Se non so il nome, non posso permettermi neanche

la forma. Peggio che andar di notte, poi, è aggirare

l’ostacolo appoggiandomi al concetto. Così, credo

mi tocchi stare buono ai piedi del mio spavento,

per arroventare almeno i margini dell’ombra.

Ho fatto come se niente fosse e sono tornato

Ho fatto come se niente fosse e sono tornato.

Mica facile, nel transito, zittire le mie

obiezioni collaudate.

E i piedi sono stati più veloci del riflesso.

Il gioco di parole manifesta

Il gioco di parole manifesta

una ferita della rappresentazione, per cui

il margine rientra o esorbita.

 

(Ai miei piedi, senza alzare

la fronte, apparentemente

è pentimento, con implorazione, in silenzio,

almeno del “non luogo a procedere”.)

Sapere

Sapere, così, su due piedi,

se sia solo la paura

o l’angelo in persona.

Due parole sull’inerzia

Mi rappresento l’inerzia in due modi: come destino e come agguato.

L’inerzia-destino è una pagina già scritta, ha una durata, un incipit e un explicit, comincia e finisce e, in mezzo, alcunché lo fa dimenticare.

L’inerzia-agguato sembra invece un’ossessione (stare all’erta e dubitare sempre, sistematicamente, anche della terra che sostiene il piede) ma perfino la morte, al suo cospetto, è inerme e si confonde.

Almeno un piede fuori

Assicurarsi di tenere sempre

almeno un piede fuori.

Il consiglio non è la resa.

 

Se poi, come succede, è una finestra,

sia anche alta, irraggiungibile,

l’altezza proietta e carica la sua luce.