Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: personaggio

Basta cielo

Basta cielo, basta sole, basta nuvole, basta alberi, basta terra, basta acqua, basta vento.

Si può immaginare in forma drammaturgica, come una scena in cui

un personaggio, con le mani avanti e i palmi rivolti all’insù, dice:

 

Ecco, questo è qualcosa.

 

(Il personaggio chiede forse di leggere il mondo nell’ombra portata?)

Sembra

Sembra che, qui come sono, seduto al tavolo, davanti al pc, con le dita che incombono sulla tastiera, stia pensando a cosa scrivere. È una pretesa senza conseguenze, io non sto pensando, io mi sono solo gettato in un teatrino interiore in cui cerco di districarmi, fra personaggi, scene e complementi… C’è poi un livello superiore che filtra tutto a fini oscuri.

Palude e personaggio

Come un’onorificenza,

il personaggio è conferito

a una scena palustre notturna

immersa nella nebbia. È prevista,

col fontanile, una catarsi superumana

(penso, per esempio, a una certa

tavola di Gipi) (ma lì, penso anche,

non è notte e non c’è la nebbia, è solo

palude e personaggio).

 

I ricordi

I ricordi si affacciano come i personaggi

del Mantegna nella Sala degli Sposi.

 

Una serie di relazioni che forse ritraggono

qualcuno o qualcosa. Per conto mio, parti

 

di me, non meno della pelle

morta, del capello nel pettine o della cispa.

 

(Penso alla retorica nietzscheana dell’altitudine –

quella rarefazione respiratoria.)

Mini romanzo. Poesia #120

Un personaggio che camminava su un marciapiede si fermò, si chinò, raccolse, pizzicandola fra pollice e indice, una buccia di banana, si rialzò e disse, ostendendo il rifiuto all’altezza della fronte: Questa non è poesia.

Appunto

Da una parte Omero,

che mette tutto sul piatto,

e dall’altra l’Eloista, che racconta

solo le battute dei personaggi

(e manco descrive le voci).

 

Trait d’union

Il trait d’union

ė un personaggio

che le scene mettono, ora

in primo piano, ora

in secondo, ora

in terzo, ora

sullo sfondo, ora

fuori – pura

sostanza vocale

e/o verbale.

È una sensazione vaga

È una sensazione vaga

ma inattesa quel tanto

da suscitare magicamente

il sospetto del “portoghese”.

 

Essenziale testardaggine

dello Straniero (sempre parlando

di Personaggi), sicché è impossibile,

per trovatori, menestrelli, cantastorie,

affabulatori e star, escludere

l’evenienza del contatto.

 

(L’ultima ipotesi

è la più convincente, sostiene,

con un colpo di scena,

che è un compagno di viaggio,

non incluso, per motivi

da chiarire, nell’elenco.)

Go down, Moses

Go down, Moses* –

Certo, c’era qualcuno, giù, che aspettava.

 

La storia è una storia strana, inusuale

per il consumatore moderno,

 

così addicted al mito del delinquente

e all’idea di trasgressione (br).

 

Contrariamente a una certa vulgata

nietzscheana, insomma, i personaggi

 

sono tutti buoni – meglio, pietosi.

Giuro, dal direttore del giornale locale

 

alla vecchia vittima (perché

è la giovane che muore).

 

 

*Titolo di un racconto di Faulkner e della raccolta che lo include. Titolo anche dello spettacolo della Societas Raffaello Sanzio prossimamente a Modena.