Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: persona

Il ciglio

Il ciglio (non quello

dell’occhio ma del sentiero

o della strada) che si fa largo

fra i diti (piede) è una specie

di avanguardia

della Terra in persona.

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Segreta deriva

Quando il lettore incontra un’opera e un autore in cui si riconosce e insieme si trasfigura, qualche volta sperimenta una deriva, non propriamente critica e difficilmente esprimibile per dovere di modestia, in cui comincia a confrontare l’autore con la propria persona. Nel caso, oltre al semplice rispecchiamento narcisistico, c’è, mi sembra, anche una seria valenza conoscitiva – tipo che l’arco o il dettaglio biografico dell’autore funzionano come cartina di tornasole dell’arco o del dettaglio biografico del lettore.

Anche pensieri

Se mi ricordo di persone, luoghi, cose, posso ricordarmi anche di pensieri.

Io mi ricordo di questo mio, pensato suppergiù a dodici anni: l’antefatto riguarda il basket giocato in parrocchia, dove appunto c’era un grande che m’impressionava tantissimo: playmaker, veloce e soprattutto dal tiro micidiale e tesissimo, praticamente senza parabola, cioè orizzontale. Ecco, io pensavo, con una sotterranea vertigine teoretica ma anche una finale interrogazione:

Quando avrò la sua età, se è l’età che conta, sarò bravo uguale, no?

La sua faccia mi ricordava, molto più asciuttamente, un mio prozio paterno, figlio, come mio padre, di contadini della bassa bresciana occidentale, ma anche collezionista d’arte contemporanea (immagino scelta malissimo).

Questo mi domando

Questo mi domando, quanto il mondo

sia orrendo e quanto sublime. E visto

che sono così allacciato a me stesso,

al mio corpo, alla mia persona,

alla mia biografia, rinuncio

all’oggettività – che comunque

il filosofo avvertito ritiene

non a portata

ma – qui sta il busillis –

desiderabile. Sì: desiderabile.

Da puntare, cioè, come

un vivente a riproduzione sessuata.

La prossemica #4

“D’altronde”, concluse, “sono la persona sbagliata.”

Sul corretto pensare

Mentre i tentacoli della sussidiarietà

avviluppano la persona, l’io non fa

che riflettere sul corretto pensare.

 

In questo modo la persona, con grande

soddisfazione dell’io, può anche, senza

scandalizzare, morir d’amore.

Haiku astratto

Non son sicuro

che la mia persona

mi corrisponda.

Se poi mi metto lì

Se poi mi metto lì

e valuto, con calma,

che cosa è in gioco

e faccio un elenco,

tipo: vita, persona,

interesse – beh, a chi

non verrebbe da ridere?

È una di quelle volte

È una di quelle volte.

 

Ho tergiversato

quanto ho potuto, ma adesso

devo ammetterlo – anche

con la radio accesa, gli avanzi

del traffico serale, le rare voci

subito zitte,

il mondo sembra muto,

soprattutto di interazioni

simboliche. Da fuori

(l’intorno stretto della persona),

fino all’estrema periferia

del dentro (il sè),

niente si parla,

il barattolo resta

barattolo, le cartacce restano

cartacce – e così via.

 

Un intero aritmetico, perfino

le parole subiscono

questo terremoto

mirato, che dissipa

la nebbia connettiva.

Quello che mi basta

Mi basta, in fondo, che stia in piedi la casa. Potrei passare per una persona di poche pretese, eppure, quello che per me è l’essenziale, e dunque la cosa desiderabile (cioè che la casa stia in piedi), mi sembra invece, proprio per la sua essenzialità, una pretesa estrema, fuori scala – mi sembra insomma di pretendere troppo.