Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: pensiero

Alla posta di sequenze

Alla posta di sequenze

verbali anomale,

negli stormi del pensiero.

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Anche pensieri

Se mi ricordo di persone, luoghi, cose, posso ricordarmi anche di pensieri.

Io mi ricordo di questo mio, pensato suppergiù a dodici anni: l’antefatto riguarda il basket giocato in parrocchia, dove appunto c’era un grande che m’impressionava tantissimo: playmaker, veloce e soprattutto dal tiro micidiale e tesissimo, praticamente senza parabola, cioè orizzontale. Ecco, io pensavo, con una sotterranea vertigine teoretica ma anche una finale interrogazione:

Quando avrò la sua età, se è l’età che conta, sarò bravo uguale, no?

La sua faccia mi ricordava, molto più asciuttamente, un mio prozio paterno, figlio, come mio padre, di contadini della bassa bresciana occidentale, ma anche collezionista d’arte contemporanea (immagino scelta malissimo).

Ho chiuso la porta

Ho chiuso la porta, così è finita.

 

Il pensiero è decisivo, credo,

ma l’iscrizione (la linea, la lettera,

l’anello, il peluche) è la leva.

 

In ogni modo, non

a cuor leggero.

Un modesto effetto antalgico da cronoprogramma,

preferibilmente sul breve periodo (medio

e lungo sono out) – queste

 

sfilacciature appa-

rentemente tanto romantiche,

se non proprio desolate, sono, at-

tenzione, altrettante

soluzioni poetiche –

 

sembra d’essere fra i matti,

signoreggia la leggerezza

che inchioda a una panca o al pavimento, legifera

la bassa pressione che investe il mazzo

e mescola le carte –

Ho capito

Confesso un’orgogliosa ma anche riprovevole mia caduta nel pensiero. Va così: arrivato al primo punto fermo della quinta pagina di Leggenda privata, di Michele Mari (a me ancora sostanzialmente ignoto), penso: Ho capito – ma in quel modo caratteristico che, espresso (detto, scritto – non solo, appunto, pensato), prevede alla fine una contenuta interiezione, tipo: eh-eh.

Fa disperare

Fa disperare

già il pensiero di conservare

(difendere) la qualunque posizione

occupata.

Non so che cosa fare

Non so che cosa fare, il pensiero non mi attrae.

Salvo la sequenza delle mosse, uno stile da marionetta,

che comunque, alla fine, un segno lo lascia

(il graffio sull’asse, il sipario squarciato, la cicatrice

sullo zigomo dell’attore giovane). Rinunciare a sapere,

 

finalmente, per amore di conoscenza e facendo i salti

di gioia? – Il punto è fermo e chiude i giochi, foto-

genicamente bilicante, nessuna risposta assicurata,

manco la negativa, giustizia e ingiustizia predicate

dalla pochezza del quadro generale.

Mini romanzo. Rendiconto #136

Vediamo, si disse, quanti progetti ho sperperato oggi… – Come?!… Tutti?!… Oddio, non me ne ricordo neanche uno!!!, e mise da parte quel pensiero per pinzare la tazzina e sollevarla di qualche centimetro, senza, però, poi, portarsela alla bocca.

Mini romanzo. Un pensiero stupido #135

Ricordo bene che cosa pensai, era un pensiero stupido, oggi mi è chiaro, ma su quel pensiero costruii la mia disperazione, modulandola opportunamente in funzione del dentro e del fuori. [Pensai che, nell’istante in cui si sparò, ovvero troppo tardi, potesse aver cambiato idea… imbarazzante, no?… considerata, per esempio, la scena, cioè il cerchio di specchi intorno a sè, apprestata allo scopo…] Non so niente della morte, al massimo posso rilevare che è un tema obbligato – un’interpretazione, direi, sia filosofica che attoriale.

Pensiero e respiro

Facendo del respiro

una metafora del pensiero,

si ottiene una specie di effetto-

Zenone, per cui pensare

non riesce più così facile

come, appunto, respirare –

si soffoca, si tossisce, si rantola.

Penso di potermi fermare

Penso di potermi fermare –

è un pensiero, uno fra tanti,

che però registro di aver pensato.

 

Si sta come

in uno sgabuzzino, stretti stretti, le noie, i gatti,

Bach, la nave impanicata,

 

la geografia, etc. Mi sembra tutto

un branco di cani addosso

a una carcassa.