Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: pensiero

Dal buio dell’essere

La democrazia, formalmente, consiste nella regola che “uno vale uno” (…già sentito?).

Sostanzialmente, però, il suo principio è la libertà di pensiero, che, si capisce, include l’interpretazione (…il pensiero è forse altro?) che la qualsivoglia maggioranza vincitrice di elezioni politiche (per esempio) sia una sommatoria (dato l'”uno vale uno”) d’imbecilli.

E anche costui parlerebbe, come ogni altro suo interpretante pari, dal buio dell’essere.

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Mai mi ha sfiorato il pensiero

Mai mi ha sfiorato il pensiero che Samuel Beckett fosse un forte bevitore. Io, Beckett, lo conosco poco, e manco di prima mano, vorrebbe dire leggerlo in inglese e francese, ma è un autore che mi chiama tantissimo – l’eccesso c’è ma è quello ben più cruciale della cognizione, che, a tavoletta, ribalta e disarticola l’affermazione qualsivoglia.

C’è posta #18

Car*,

la mia interiorità è una fonte potente di freddo, sicché, una buona parte di pensieri, intuizioni e sogni non regge la prova e vaca presto assiderata.

Alla posta di sequenze

Alla posta di sequenze

verbali anomale,

negli stormi del pensiero.

Anche pensieri

Se mi ricordo di persone, luoghi, cose, posso ricordarmi anche di pensieri.

Io mi ricordo di questo mio, pensato suppergiù a dodici anni: l’antefatto riguarda il basket giocato in parrocchia, dove appunto c’era un grande che m’impressionava tantissimo: playmaker, veloce e soprattutto dal tiro micidiale e tesissimo, praticamente senza parabola, cioè orizzontale. Ecco, io pensavo, con una sotterranea vertigine teoretica ma anche una finale interrogazione:

Quando avrò la sua età, se è l’età che conta, sarò bravo uguale, no?

La sua faccia mi ricordava, molto più asciuttamente, un mio prozio paterno, figlio, come mio padre, di contadini della bassa bresciana occidentale, ma anche collezionista d’arte contemporanea (immagino scelta malissimo).

Ho chiuso la porta

Ho chiuso la porta, così è finita.

 

Il pensiero è decisivo, credo,

ma l’iscrizione (la linea, la lettera,

l’anello, il peluche) è la leva.

 

In ogni modo, non

a cuor leggero.

Un modesto effetto antalgico da cronoprogramma,

preferibilmente sul breve periodo (medio

e lungo sono out) – queste

 

sfilacciature appa-

rentemente tanto romantiche,

se non proprio desolate, sono, at-

tenzione, altrettante

soluzioni poetiche –

 

sembra d’essere fra i matti,

signoreggia la leggerezza

che inchioda a una panca o al pavimento, legifera

la bassa pressione che investe il mazzo

e mescola le carte –

Ho capito

Confesso un’orgogliosa ma anche riprovevole mia caduta nel pensiero. Va così: arrivato al primo punto fermo della quinta pagina di Leggenda privata, di Michele Mari (a me ancora sostanzialmente ignoto), penso: Ho capito – ma in quel modo caratteristico che, espresso (detto, scritto – non solo, appunto, pensato), prevede alla fine una contenuta interiezione, tipo: eh-eh.

Fa disperare

Fa disperare

già il pensiero di conservare

(difendere) la qualunque posizione

occupata.

Non so che cosa fare

Non so che cosa fare, il pensiero non mi attrae.

Salvo la sequenza delle mosse, uno stile da marionetta,

che comunque, alla fine, un segno lo lascia

(il graffio sull’asse, il sipario squarciato, la cicatrice

sullo zigomo dell’attore giovane). Rinunciare a sapere,

 

finalmente, per amore di conoscenza e facendo i salti

di gioia? – Il punto è fermo e chiude i giochi, foto-

genicamente bilicante, nessuna risposta assicurata,

manco la negativa, giustizia e ingiustizia predicate

dalla pochezza del quadro generale.

Mini romanzo. Rendiconto #136

Vediamo, si disse, quanti progetti ho sperperato oggi… – Come?!… Tutti?!… Oddio, non me ne ricordo neanche uno!!!, e mise da parte quel pensiero per pinzare la tazzina e sollevarla di qualche centimetro, senza, però, poi, portarsela alla bocca.