Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: pensiero

Morire

È strano un verbo come “morire”. Se infatti il verbo esprime la funzione, “morire”, evidentemente, esprime la sua cessazione, almeno secondo la tradizione egemone più che bimillenaria radicata nel pensiero greco.

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Potevo chiamare

Potevo chiamare

e alzare almeno il braccio

e fare “ciao” con la mano –

fa niente

se c’ero o non c’ero, basta

il pensiero –

Lascia perdere, non insisto.

Io

(Anche Ungaretti, come concettualmente l’ermetismo – che poi, propriamente, è “minimalismo” -, mi ha sempre fatto pensare a una “poesia sulle punte”. Il pezzo che segue è un tentativo del genere.)

 

 

Io

stanotte muoio –

 

Non è qualcosa

che prevedo o premedito

 

(mi viene

da ridere

 

al solo pensiero).

Di punto in bianco

Di punto in bianco, ho chiesto all’amico:

Ti sei mai consolato col pensiero

di avere ancora un asso nella manica?

 

Lui ha fatto la faccia di chi non vuole

intendere, e io, ugualmente

inerme, non gli ho creduto.

Svelto ritratto dell’Odiatore

Un povero Cristo, come tanti, come tutti, ma avvelenato dal risentimento; proclama con orgoglio d’essere “normale”, ovvero di non potersi permettere pensieri sublimi e caritatevoli; il sentimento è qualcosa che non riconosce, di fronte al quale non ha più parole, che rifiuta; coerentemente con la sua idea di normalità, si definisce “semplice” e “pragmatico”, che tradotto significa “bruto” e “cinico”; di solito è xenofobo, razzista, fascista.

Quando imbocco l’autostrada

Quando imbocco l’autostrada, il mio primo pensiero è “Speriamo di uscirne”, perché qualche cosa che mi fa temere il contrario c’è sempre: dal tagliando dell’auto colpevolmente rimandato, al traffico intenso con tamponamento a catena improvviso e catastrofico, alla presenza di materiale o animali sulla carreggiata (trovo terrorizzante, in particolare, il segnale di pericolo con la silhouette del bambi che salta – me lo immagino, infatti, un ungulato che atterra per sbaglio sul parabrezza di una panda), all’alt della stradale che mi becca mentre supero il limite di velocità (anche una panda, per quanto sembri ridicolo, ci riesce), e insomma tutto fa brodo in questa mia paranoia (e ho omesso, si badi, l’estremo classico del meteorite grande come un macigno che – vedasi la storia dell’arte contemporanea – può schiantare perfino un papa).

Le mani

Le mani sono una parte

di me che non mi appartiene

davvero, tremano senza

una vera ragione, al tuo

pensiero – provo, allora,

a cercare, nella notte

della mia memoria, qualcosa

che mi dica qualcosa

che mi confonda, almeno.

Volentieri

Volentieri penso all’enorme distanza che passa fra la persona e il suo cadavere, se la morte è uno scacco solo per il pensiero e la realtà è solo un’intermittenza.

Un certo libro

Certe volte mi aspetto molto da un certo libro – non che mi risolva la vita, questo no, ma che mi chiarisca una certa idea, un certo pensiero, una certa cosa, sì.

Bozza di manifesto sulla comprensione #1

Per farsi capire davvero, bisogna per principio schivare il solo pensiero. La comprensione, cioè, si fonda sul lavoro commovente del mittente – per cui, cioè, è offerta. Molto poco, infatti, si ricorda che la comprensione, in ogni espressione, è, appunto, offerta.

Dal lato del destinatario, la dinamica è caotica, con morti e feriti differiti. Si pensi, per esempio, a un gregge in un pascolo di comprensioni.