Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: paura

Il peso della forma

Cerco di limitare la mia libertà,

anche con regole alla cazzo, se occorre,

non mi sopporto indipendente, forse

ho paura di perdere la forma, ovvero

di prendere quella del mondo.

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Atterrato

Anche a rischio di fare-diario, devo

registrarlo: sono atterrato.

 

Predicato che può valere come:

ho toccato terra, ovvero, sono ko.

 

La variabile è la paura: se finisce,

ho toccato terra (sano e salvo), se invece

 

comincia, sono ko.

L’idea è rintracciare la paura

L’idea è rintracciare la paura

dovunque s’infili e si nasconda,

scovarla, metterla in formalina

e delimitare la scena con lo scotch.

L’enfasi

D’accordo, l’enfasi serve a sottolineare

il valore di un’affermazione, ma, a sua volta,

a cosa serve sottolineare? A noi moderni,

così scafati e maligni, viene di fare almeno

tre svelte ipotesi psicologiche: la paura

che il destinatario dell’affermazione non abbia capito,

la paura di non essersi spiegati

e, più grande di tutte, la paura

che l’affermazione non sia vera.

Rodeo di riflessi

Forse l’unico modo per allungare sulla Follia

è smettere le stampelle che illudono di stare eretti.

Molto meglio insomma un rodeo di riflessi

che muova il pavimento, le pareti, il soffitto

e per la prima volta nella vita, finalmente, accenda

la paura di impazzire. Dieteticamente, allora, largo

ai paradossi, spiagge tanto esotiche quanto poco

tattili, dove rumina e rosica la risacca gnoseologica.

Si, l’unico modo, forse, è impazzire per davvero.

(Anche solo dubitare di equivocare

rende necessario spendere due parole.)

Mini romanzo. Paura #64

Non poteva gridare, lo sapeva, ma non poteva nemmeno impedire che quel gesto volutamente enfatico scatenasse in lui, improvvisa, una paura che conosceva ma che conoscere non attenuava. E allora si limitò e aprì la bocca, emise un suono gutturale quasi afono e poi cominciò a tossire e, dopo qualche secondo, così convulsamente da perdere l’equilibrio e rovinare, vomitando, prima sul puf e poi sul marmo.

C’è una cosa che, con sicurezza, so

C’è una cosa che, con sicurezza, so

di odiare: la politica che pesca

nella paura. La Storia, naturalmente,

è piena di esempi, ma l’effetto

è sempre quello: un’irruzione,

a Buckingham Palace, di cani neri.

Mini romanzo. Il suo mestiere #56

Se è vero che non è una notizia il fatto che abbia paura, è vero pure che la notizia non è il suo mestiere.

Chiamo idea-tempo

Chiamo idea-tempo

“l’idea in rapporto alla quota di tempo

esistenziale che riempie”. Da qui,

il consiglio di cartografare

la situazione, ovvero, con metafora

spaziale, di rap-

presentare il sistema dei quartierini

per cui bolina il soggetto. Prendiamo

la funzione “naufragare”. Un’area

estesa, poco illuminata, forse

un po’ inquietante o forse

è solo la timidezza, ma quanto

alla faccia nascosta, c’è –

obbligato sostegno o puntello

di quella in vista, pancia soffice. Penso

a un incommensurabile serbatoio amniotico,

un’eterna coltura, dove cose come

“dolore” o “morte” sono di troppo.

Malgrado il self-help e le leccate

dei mental coach – che sia in forma

di incubo onirico o cura professionale,

l’altarino universale è il Dubbio,

frazione di paura in nero.