Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: parte

Cose a parte

Non dirmi: “Te l’avevo detto”,

ché lo so, ché forse c’è

una ragione (e trema), se ho ignorato

la tua premura.

 

Non mi resterà, alla prossima occasione,

che contare le margherite, prima

di rasare il prato,

per non stare in pace.

 

Anni ho bruciato sotto il cielo

del tempo libero, ma è difficile,

pasticciando col linguaggio,

produrre ancora del mistero.

 

Lo scoiattolo non si è più visto, confermi? –

deplorevole, insomma, che sia caduto,

una volta, quella sola, come un fesso,

nella rete del tuo sguardo.

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Fuori giri

Il buio si fa da parte il tempo che serve affinché, chiusa la pratica della rimozione, lo spavento che segue abbia la forza (diciamo “regolamentare”) per confondere, come suole, le carte. È così che la luce indora, generosa, anche la frottola.

Le mani

Le mani sono una parte

di me che non mi appartiene

davvero, tremano senza

una vera ragione, al tuo

pensiero – provo, allora,

a cercare, nella notte

della mia memoria, qualcosa

che mi dica qualcosa

che mi confonda, almeno.

Assumiamo pure

Assumiamo pure, dunque, che una parte considerevole di elettori italiani reputi i confini nazionali la cosa più importante – e solo dopo vengano l’istruzione e il lavoro, per esempio.

Assumiamo pure, cioè, che una parte considerevole di elettori italiani si sia rincoglionita, fritta dalla povertà e dalla noia.

Svelta simbologia dell’attuale Ministro dell’Interno

L’attuale Ministro dell’Interno piace a parecchi italiani anche perché interpreta bene, malgrado sia un’articolazione del potere esecutivo, la parte del capopolo, i cui predicati sono: la semplicità, l’impudenza, la scorrettezza, la volgarità, etc. Nei fatti ricicla soltanto, direi, la simbologia originale bossiana, incarnata dalla spilletta che porta sempre appuntata sulla giacca, quella famosa del soldato medievale che alza la spada al cielo.

Fra una cosa e l’altra

Fra una cosa e l’altra, insomma, viene facile buttare un occhio all’orizzonte in cerca di movimenti.

Da queste parti, però, la norma sono interminabili ma tranquillizzanti sequenze di giorni vuoti.

Scendo un momento

Scendo un momento, il tabaccaio all’angolo fra la Quinta e la Ventiseiesima dista dieci metri, appena fuori qualcuno mi chiama con un grido, non per nome, è un generico “ehi” che però sento chiaramente rivolto a me, guardo dall’altra parte della strada, frangendo il traffico, e dopo qualche secondo vedo.

Ora sono pronto

Ora sono pronto

per dirti quello che vuoi

sentirti dire.

 

Ho messo da parte

il bagaglio, anzi,

non me ne importa più

 

Ecco, ora sono fatto

per accoglierti, spiegarti

e dormirti insieme.

M’immagino un gatto

M’immagino un gatto,

mentre lavoro e insieme

m’immagino un gatto

(già detto),

che, in coincidenza

col mio lavorare

(ma da un’altra parte), si fa i beati

‘zzi suoi.

Gratitudine

Sarò mai abbastanza grato

a quell’occasione

in cui capisco che non vado

da nessuna parte?