Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: parola

È la mia pelle

È la mia pelle, dunque,

che mi forza all’orrore?

In altre parole, sarebbe

a un filtro organico

che devo

il mio mondo crudele?

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Che gran mezzo il linguaggio!

Che gran mezzo il linguaggio!

Con quattro parole che sembrano

non costare niente, si possono

sfondare cuori, invadere menti,

inibire soggetti, convocare

consumatori, spacciare notizie,

tradire o tradurre sentimenti –

Quanto comodo sta il Mondo, oggi

Quanto comodo sta il Mondo, oggi,

tempo brachilogico, dentro

le parole dei poeti? Queste

non saranno, voglio dire, un letto

di Procuste rispolverato, tanto

più crudele quanto più l’allettato

si è articolato e complicato

esponenzialmente? Che orrore

sarà mai, allora, ai suoi piedi,

la massa di brani escissi e scartati,

per la stringatezza dei versi

e la stipsi dell’immaginazione?

Il prato

Di sicuro, disse più volte, non siamo

qua per divertirci. Usava

le parole come un rastrello

su una coltre di foglie morte:

fatto il lavoro, da una parte

c’era un prato, dall’altra un tumulo.

Rap del setaccio

Ok, basta filtri (oh, beata illusione!), basta

esitazioni, basta alternative, di corsa

contro il muro, come viene viene, la prima

parola, da “infatti” a “glifo” a “in”

a “ops”, col che mi tocca (rapido planning) 1) di

vincere la tentazione del dubbio a ogni passo, 2) di

mettermi il cuore in pace a proposito

di qualsivoglia puntello o portafortuna,

di qualsivoglia essere in generale, materiale

e ideale, bando al limite, im-

ponendomi (attenzione, digressione?) di essere

solo quel che sono – il “setaccio

presente” che sono, aggiungerei –

Mi piace (pardon)

Mi piace (pardon)

mettermi in difficoltà –

che gusto c’è, se no,

a infilare parole

per dire solo:

“Passami il sale”?

Per vivere

Bisogna ammettere che, per vivere,

è indispensabile un tasso

d’incoscienza considerevole.

Serve cioè non fare

troppo di conto, ovvero farsi

bastare (come santi, scriveva

P.P.P.) due soldi in saccoccia

o la buona parola di un amico

o un bacio – e cos’è mai un bacio?

“Dalle parole ai fatti” (con fatti=cacche)

Lo slogan di S. è dunque più vero e tangibile di quanto si possa e possa lo stesso S. pensare, avendo il suddetto il buco del culo al posto della bocca.

Qui c’è più bisogno di scopi

Qui c’è più bisogno di scopi

che di serenità, e di parole

tumefatte dall’abuso. Niente

di inutile – che c’è

di inutile, in ciò che è

e disarticola, se disarticola?

Siccome ho questa rogna

Siccome ho questa rogna

di scrivere a tutti i costi

ma, per ragioni che adesso

non sto a dire, mi mancano

gli argomenti (il modo

più consueto e apprezzato,

si sa, di infilare parole

su una pagina), non vedo

al momento altra via

d’uscita, per soddisfare

l’urgenza lenitiva, che la vecchia

cara ricetta beckettiana

di ravanare sull’impasse,

magari scimmiottando

(why not?) la psedo-

oralità steiniana –