Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: parola

Non mi convincono mai

Non mi convincono mai

completamente. Sì, le parole.

Sì, dico e scrivo: “parole”.

 

Cosa sarebbero infatti, senza

il mondo che le oltrepassa

e, di gusto, le smentisce?

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Di quella volta

Ogni volta, riconosco

le prime parole dette –

di quella volta, sì, sul molo,

appena fuori Flatty, 35°

a nord dell’equatore, 89°

a est di Greenwich.

Niente da fare

Sfoglio l’inserto culturale domenicale

di un quotidiano, appoggio un po’ gli occhi

sulla pagina e poi la sfoglio, appoggio

gli occhi e sfoglio, appoggio

gli occhi e sfoglio;

 

arrivato circa a metà, mi accorgo

che non ho visto o letto alcunché –

se cerco di ripescare

una parola, un nome, un numero,

niente da fare.

 

Scopro la pronuncia

Scopro la pronuncia

di certe parole inglesi,

nel caso “awakening”,

ascoltando la radio (la prima

“a” di “awakening”, nel caso,

è proprio l'”a” di “amore”).

Qualcosa

 

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Penso: devo scrivere qualcosa… Poi, ecco, pretendo che il mio dovere valga per tutti… Sì, che ogni adulto dovrebbe trovare dei momenti, nel suo vivere, in cui sostare intorno alla parola “migrazione” e alla sua realtà… Beninteso, quest’ultima in tutto il suo splendore di rompicapo filosofico… Il mito anti-sovranista è, come è noto, Antigone… Un mito difficile da capire, oggi, dato che la tragica faccenda gira intorno alla sorte di un morto, e noi, i morti, li contiamo e, per il resto, li cassiamo… Oggi, il web dei commentatori “scafati”, realpolitik, populisti, razzisti, fascisti, etc., bollerebbe la dolce e ferma Antigone come la classica radical-chic, espressione di insulsi bisogni morali estranei e incomprensibili al Popolo… Siamo, sempre più, solo un fascio di nervi che interferisce con la coscienza?

Se tutto sembra possibile

Se tutto sembra possibile,

e dunque lo spazio per le congetture,

le ipotesi, le rappresentazioni, etc.,

si riduce drasticamente, è evidente

(già adesso la cosa si percepisce)

che non resterà alla fine

che parlare di parole.

Scrivere per scrivere

Ciò che segue è una cosa che ogni tanto mi viene l’idea di scrivere, con parole più o meno diverse; chi scrive-per-scrivere individua presto i luoghi tematici a cui tornare (regolarmente?, no) come a una “fonte d’ispirazione”; questa cosa è uno mio (non esclusivo, per carità, qui e ora non so citare manco un titolo ma son sicuro di averlo spesso riconosciuto in quello che ho letto).

Si tratta dell’entusiasmo, quasi dell’impellenza, più facilmente del principio di piacere, che qualche volta possiede il soggetto che scrive-per-scrivere quando ha la prospettiva di poterlo fare liberamente e subito. La gran voglia, insomma, di scrivere, nell’accingersi a farlo. Un sentimento, mi sembra, molto infantile.

Incipit di un’idea di romanzo, lungo almeno quanto la “Recherche”, che si potrebbe intitolare “La seduta”

Lo lascio dire:

– Non ho progetti e neanche ne faccio, non sono capace. Finito lo sgobbo, torno a casa, mi calo in poltrona, bevo birra e aspetto che una certa sequenza di parole mi incanti. Se ho fortuna, registro la sequenza su carta o su un file e poi ci giro intorno. Tutto qua il mio “scrivere”.

Ammutolisce per un tempo che mi sembra lunghissimo ma io, duro, non fiato. E finalmente aggiunge:

– Se mi penso “scrittore”, mi vengono in mente termini come “setaccio” e “scolapasta”… già “crogiuolo” per me è troppo.

Tréppe “paso” ti fuck quel nuèvo porte

(Primo verso, per ora, di un ambizioso progetto di replica ritmica e timbrica, con altre parole, forse anche con un’altra lingua, dell’Infinito di Leopardi.)

Questa è buona

Questa è buona

anche per i tempi

che corrono, perché si capisce,

e si capisce perché ha dentro

per ben tre volte la parola “capisce” –

credo.

 

Ma infatti, no?, censurando la parola suddetta, il risultato (meno friendly) sarà il seguente:

 

Questa è buona,

anche per i tempi

che corrono, perché si,

e si perché ha dentro

per ben tre volte la parola –

credo.