Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: parola

Mi scappano le parole

Mi scappano le parole –

…o sarà cacca?

L’ombra è la matrice della cerimonia,

tutto merito delle sirene, dell’attacco

in massa fuori orario, una campionatura

come viene viene. (Voglio dirlo

che ho barricato le distanze.)

Qualcosa d’importante

Adesso, attenzione (detto al lettore ma anche a me stesso, l’autore, per tenermi sulla corda), scrivo qualcosa d’importante, perciò prego vivamente di non sopravvalutare questo annuncio, non perché potrebbe annunciare il falso, ma perché è difficile capire esattamente dove l’annuncio finisce e l’annunciato comincia – l’importante, insomma, potrebbe essere già qui.

L’indagine può prendere la mano

L’indagine può prendere la mano

se, per esempio, pesa l’incombenza

finale della relazione.

La preoccupazione di verbalizzare

può indurre sottilmente

a adeguare la realtà piuttosto

che la parola. Poi possono

anche darsi schiette moti-

vazioni narcisistiche o pato-

logiche. La promessa? Non so,

qualcosa, forse, di fermo e eterno.

Anche la musica parla

Anche la musica parla, ovviamente (anche, cioè, se non è canzone).

(…ecco, si potrebbero riservare le parole alle cose

di comune esperienza e la musica a cose

poco scolpite e perciò poco e malamente indicizzate…,)

Cosa dico

Se dico “sono ubriaco”, cosa dico?

Per prima cosa, letteralmente, che sono ubriaco.

Poi, implicitamente, che, nell’essere ubriaco, tuttavia, mi riconosco – ovvero, dico qualcosa (l’ubriachezza) a proposito di un soggetto (l’io) in cui mi identifico. In altre parole, dico, insieme, che sono al limite delle mie facoltà di intendere e di volere e che, seppure in questo stato, mi intendo e mi voglio.

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E se dico “sono contento”, cosa dico?

In questo caso, il predicato è il participio passato di “contenere”: “contenuto”. Se sono contento, cioè, sto al mio posto. Anzi, se dico la verità, dico addirittura che sono perfetto, che non ho bisogno d’altro, neanche di continuare a vivere.

Cosa vuoi che siano due parole?

Cosa vuoi che siano due parole?

Due per modo di dire ma in ogni caso

non – calma – un poema. Ogni soggetto,

d’altronde, si prende, volente o nolente,

le sue responsabilità, e se dice o addirittura

scrive qualcosa, sono tutti e solo

cazzi suoi. Mi piace (pardon) l’idea

di poesia russa espressa da Brodskij

in Fuga da Bisanzio: una poesia che si stanca di sè

(ma di questo, in Brodskij, non c’è traccia).

Il silenzio che ci ha preceduti

Il silenzio che ci ha preceduti

(che ha precedute

le parole di tutti) è naturante

in misura indescrivibile. Il problema

contabile sono le responsabilità

e le collaborazioni. La selva, oggi,

più che oscura, è satùra

di eccedenze mute.

Si potrebbe anche giudicare, ri-

distribuite le parti, “debole”.

Mi è difficile spiegare

Mi è difficile spiegare, ma non perché non trovo le parole, la faccenda è molto più seria: quello che non trovo, infatti, è addirittura l’oggetto della spiegazione… – ripeto: è proprio un oggetto che manca ai miei purchessia mezzi verbali. Sicché, insomma, la naturale inclinazione umana a stendere carte, a eliminare pieghe, a lisciare pelo, al momento, mi è impedita esattamente da questa indisponibilità. La conosco l’obiezione: Puoi sempre girarci intorno. Certo, posso e lo faccio – anche adesso.

E se mi chiedi che cosa possano

E se mi chiedi che cosa possano

dire queste parole a un manovale,

io ti rispondo che c’è sempre il caso

che gli solletichino il palmo della mano.

Il commento, tipologicamente

Il commento, tipologicamente, mi sembra rispecchi le 6 funzioni del linguaggio (Jakobson): c’è quello che entra nel merito (referenziale), quello che porge accorato un’identità (emotivo), quello lì per vendere (conativo), quello ornato (poetico), quello che si fa riconoscere (fàtico) e quello che la mena sulla parola (metalinguistico).