Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: parola

Qualche parola

Qualche parola

che non mi serva,

neanche nel suo giro

d’affari.

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Ogni parola che registro

Ogni parola che registro

è una confutazione

della verità –

 

PAURA

della nudità

della pura vita.

Omaggio a “Palombella rossa”

Vogliamo dirci qualche buona frase fatta?

Vogliamo dirci, per esempio, che i negri

 

hanno il ritmo nel sangue e il cazzo lungo?

Vogliamo dirci, dunque, anche,

 

che i politici sono tutti uguali

e la politica è una cosa sporca?

 

Ah! E qualcosa a caso su giornali e giornalisti?

E che gli immigrati ci rubano il lavoro?

 

(…E noi, perciò, no?, lì a soffrire per questa

scarsità, ormai, di lavori di merda?)

 

Vogliamo dirci, soprattutto, sempre,

che le parole sono importanti?

Le parole

Le parole

hanno questo brutto vizio

di non limitarsi a cantare

ma di volere

anche significare, dire qualcosa

su cui sembra non ci siano

assolutamente dubbi, roba

da trattare come “roba”. Le parole

ti mettono sempre in mezzo.

E poi ci sono le parole

E poi ci sono le parole

solo per il domani,

 

una specie di scorta

lasciata davanti alla porta.

Non mi convincono mai

Non mi convincono mai

completamente. Sì, le parole.

Sì, dico e scrivo: “parole”.

 

Cosa sarebbero infatti, senza

il mondo che le oltrepassa

e, di gusto, le smentisce?

Di quella volta

Ogni volta, riconosco

le prime parole dette –

di quella volta, sì, sul molo,

appena fuori Flatty, 35°

a nord dell’equatore, 89°

a est di Greenwich.

Niente da fare

Sfoglio l’inserto culturale domenicale

di un quotidiano, appoggio un po’ gli occhi

sulla pagina e poi la sfoglio, appoggio

gli occhi e sfoglio, appoggio

gli occhi e sfoglio;

 

arrivato circa a metà, mi accorgo

che non ho visto o letto alcunché –

se cerco di ripescare

una parola, un nome, un numero,

niente da fare.

 

Scopro la pronuncia

Scopro la pronuncia

di certe parole inglesi,

nel caso “awakening”,

ascoltando la radio (la prima

“a” di “awakening”, nel caso,

è proprio l'”a” di “amore”).

Qualcosa

 

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Penso: devo scrivere qualcosa… Poi, ecco, pretendo che il mio dovere valga per tutti… Sì, che ogni adulto dovrebbe trovare dei momenti, nel suo vivere, in cui sostare intorno alla parola “migrazione” e alla sua realtà… Beninteso, quest’ultima in tutto il suo splendore di rompicapo filosofico… Il mito anti-sovranista è, come è noto, Antigone… Un mito difficile da capire, oggi, dato che la tragica faccenda gira intorno alla sorte di un morto, e noi, i morti, li contiamo e, per il resto, li cassiamo… Oggi, il web dei commentatori “scafati”, realpolitik, populisti, razzisti, fascisti, etc., bollerebbe la dolce e ferma Antigone come la classica radical-chic, espressione di insulsi bisogni morali estranei e incomprensibili al Popolo… Siamo, sempre più, solo un fascio di nervi che interferisce con la coscienza?