Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: occhio

Meglio metterli in bella vista

Meglio metterli in bella vista,

i peccati –

Perché?

Pari pari, per attenzionarli.

Annunci

Non bisogna per forza programmare

Non bisogna per forza programmare

troppo lunghe vacanze,

anzi, forse,

non esserci, se non proprio

l’ultimo dei problemi,

è almeno dei secondari.

 

Potremmo fare

per mercoledì? Sempre che sia tutto

come prima? Penso

io a visti e biglietti, qualcuno, invece,

si occupi del rendering e pompi

l’illusione in quanto oggetto sociale.

 

L’anonimo ricordo è quello

di una sera in un paese di frontiera –

nell’unico

saloon, i soliti sette

o otto, per uno o due stranieri

di passaggio (fortuna? mah).

 

Chi può dire se, così

com’è apparso, veniva anche

da lontano, negli occhi ancora

la sabbia (spiaggia o deserto

è uguale, sorry) ma, all’orizzonte,

la nuance delle nuvole?

Una poesia, per favore

Una poesia, per favore – implora

sottovoce il mendicante,

tenendo gli occhi bassi.

L’interlocutore, un maschio bianco

di sessant’anni, si fruga

nelle tasche dei pantaloni,

si palpa all’altezza del cuore e fa

lo sguardo dispiaciuto.

Anche quella volta #3

Coprendosi la bocca e divergendo la faccia, indicò la lucertola mummificata. La Marechiaro ebbe un lampo negli occhi, prese l’ex-rettile fra pollice e indice, farfugliò uno “Scusami” e andò in cucina. Tornò qualche secondo dopo, si risedette e disse:

“Dicevamo?”

Mini romanzo. Caro Gregor #152

Si sveglia all’alba, dopo un sonno inquieto, e quando apre gli occhi vede le ali che gli cascano fuori dal letto, una per parte. Guarda il grande orologio sulla parete di fronte e si sente vinto – perfino le ali, quanto gli pesano adesso!

Il ciglio

Il ciglio (non quello

dell’occhio ma del sentiero

o della strada) che si fa largo

fra i diti (piede) è una specie

di avanguardia

della Terra in persona.

x per x

misura per misura

occhio per occhio

 

dente per dente

l’arte per l’arte

 

dire per dire

fare per fare

 

baciare per baciare

Volàno

Volàno è un toponimo ma, ormai, anche il nome del nuovo cucciolo (a occhio, di quattro mesi, avendo come riferimento Grisou che ne ha tre) – che, appunto, da Volàno, ovvero da una colonia felina censita e certificata, viene.

Seguirà, forse, un racconto del prelevamento e della traslazione.

Alla tristezza

Alla tristezza, bisogna essere educati,

se non si vuole, alla prima occasione buona,

vedere il mondo con occhi nuovi.

Uno

Ci fu uno, il secolo scorso, in Italia, che, conseguita la licenza elementare, cominciò subito a lavorare. Divenuto maggiorenne, pensò che, già che c’era, poteva anche andare lontano e, nel tempo, firmò diversi contratti per l’Africa e l’Asia, perché sapeva aggiustare le enormi macchine per il movimento terra delle grandi opere. Maturata la pensione a sessant’anni, ne visse altri dieci. Morì con la stessa nonchalance con cui aveva vissuto: disse che sentiva acqua nella pancia, venne ricoverato, erano i polmoni, in una settimana tolse il disturbo. Io fui testimone del momento fatale: aveva gli occhi chiusi, era scavato, una respirazione disordinata lo sommuoveva – finché, fatalmente, passò qualche secondo di troppo dall’ultimo respiro. Staccai la schiena dalla sedia… Sì, aveva smesso. Quando ne presi atto, quando, cioè, fui nello stato d’animo più vulnerabile, all’improvviso, orrendamente, l’uomo raschiò da profondità inenarrabili l’ultimissima aria e, espirando, abbandonò il mento sullo sterno.