Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: niente

Se non hai niente da dire

Se non hai niente da dire,

i casi sono due, o 1)

non ne hai bisogno o voglia

(succede, è la perfezione), oppure 2)

il mondo è intraducibile.

Beh, il 2) può essere esiziale.

 

Come adesso

Come adesso, che ho la testa vuota

di un pugile suonato, ovvero niente

da dire, quando invece voglio

dire… per pietà! – beh, sic stantibus

etc., non mi resta che usare di me,

non mi resta che partire

proprio da qui, dal poco .

I due

Se il tradizionalista afferma

di non capirci niente,

il rivoluzionario giura

che a lui è tutto chiaro.

Preghiera

Tu che sei niente,

è perché sei niente

che ti prego –

perché pregarti,

prima che vano,

è stupido.

Perché sia possibile proprio

Perché sia possibile proprio

un prodotto poetico di qualche

riscontro ma fatto di una parola sola

(lasciamo stare, per ora, quelli fatti

di un solo segno)

è necessario un titolo, magari diverso

(ma non è detto) che spieghi tutto

senza spiegare niente.

Anche

Anche

se non significa

niente, non ho dubbi.

Quello che manca

Mancano almeno quattro mesi all’autunno ma le oche hanno già cominciato a volare sulla casa, come se quest’anno fosse necessario allenarsi di più per migrare. Io non ci sono, sono stato rapito dal dolore per l’agonia dell’amico Virgilio – tutto, tanto o poco che sia, avviene senza di me e non posso dirne niente… Potrei, si capisce, dire solo il contesto di un’assenza (=lacuna) che è l’essenza. Qualcosa, cioè, che non interessa in cambio di qualcos’altro che invece interessa.

Mini romanzo. Scrivo due parole #142

Scrivo due parole, le prime che mi vengono, non voglio dire qualcosa di preciso, anche di me non me ne frega niente, è giusto per fare esercizio e dare agio alle dita di muovere la sfera e arabescare la pagina, da parecchio non mi serve un motivo.

Non è successo niente

Anch’io ho scoperto questo gran libro (dico “libro” e non “romanzo” non a caso, ma mi spiego più avanti) di Tiziano Sclavi, Non è successo niente, Mondadori, 1998.

Due cose sul titolo: 1) la bellissima e usualissima doppia negazione, fantastico precipitato verbale di follia; 2) la scelta lessicale: “niente” invece che “nulla” (io odio la parola “nulla”, ne riconosco la vertiginosa grandezza ma resta il fatto che, perlopiù, nei diversi contesti di senso, la sua pronuncia, oggi, suona ridicola).

Sono arrivato a questo libro a causa, credo, di un commento a un post che lo rievocava, recentemente, in cui il commentatore riferiva della sua abitudine di aprirlo a caso ogni giorno, tipo I Ching.