Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: niente

Vita nuda

La vittima inchiodata a terra vorrebbe chiudere gli occhi, davanti allo shaker con cui il carnefice minaccia di fracassargli la faccia – ma non ce la fa, il terrore è troppo. Morirà, se così è scritto, senza perdersi niente dello show.

Prova a fingere, quando teme che quello sovverta i suoi calcoli. Giusto allora chiude gli occhi e sogna che nessuno lo veda, mentre riavvolge le spire e stringe con la massima dolcezza, perché il sonno non soffra le sue mire.

Canta tutto il giorno la stessa vecchia canzone di quando era giovane e assicurava di non nutrire serie intenzioni. Neanche un temporale avrebbe potuto fargli cambiare idea – solo, finiva e ricominciava, esasperato di sè.

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Fede

Avere fede significa

rinunciare a vedere, nel senso, proprio,

del poker – a me, per esempio,

non frega niente di vedere,

non sopporto le limitazioni

circostanziate delle condizioni (ogni

volta) dell’esperimento,

mi sembra un noioso pippone,

le regole, so, me lo mettono in culo

ma io, sorry, non smetto

di bestemmiarle. E questo

per cominciare assentendo, perché

il tavolo è uno e la qualsivoglia

altra opinione è un invito palese

alle nebbie del sogno – dico davvero.

Descrivere un deserto

Descrivere un deserto (solido

o liquido è uguale) non dà

soddisfazione: detto che c’è poco

o niente, qualcosa si può cavare

solo, se va bene, dal cielo

che ci sta sopra, ma è presto

fatto (salvo, si capisce, attingere

vergognosamente dal trovarobato

poetico più sdato). Io

me lo spiego, questo curioso

e in apparenza stupido proposito

descrittivo, come rivelazione

e rilevazione, così, per il vuoto

e il niente, di un colorito

verminaio interiore.

Qui c’è più bisogno di scopi

Qui c’è più bisogno di scopi

che di serenità, e di parole

tumefatte dall’abuso. Niente

di inutile – che c’è

di inutile, in ciò che è

e disarticola, se disarticola?

Per ragioni che adesso non sto a dire

La notte ho ricominciato a sognare,

sicché mi addormento un po’ curioso

e un po’ timoroso – e allora

niente, sto qui seduto, forse

penso ma non mi pare.

Ho fatto come se niente fosse e sono tornato

Ho fatto come se niente fosse e sono tornato.

Mica facile, nel transito, zittire le mie

obiezioni collaudate.

E i piedi sono stati più veloci del riflesso.

Non ho neanche cominciato

Non ho neanche cominciato

e ci sono già dentro –

 

il trauma originario,

nel caso, è abbonato?

 

Oppure non ho mai capito niente,

ovvero mi sono sempre rifiutato?

L’appuntamento

“L’ho appena promesso.” Cammino

e ripenso.

“Per quello che posso…”

 

Mi fermo. Mi guardano.

“…che poi è niente…”

Ricomincio a camminare

 

ma lentamente.

“…niente…” – mi atterra, adesso, avere

pensato la parola.

 

Mi appoggio. “Che schifo…” – Schizzo.

Mi rasciugo

nella manica.

 

Ci sono”, mi dico per tempo.

5 periodi

La compassione è una maschera della paura.

Se il sentimento non è utile, allora è una complicazione.

Il riconoscimento è il prodotto di un funambolismo.

Anche la paura, dunque, può essere utile oppure solo una complicazione.

Ciò che non fa bene sembra avere due chance: 1) fare male, 2) fare niente.

A questo mio cugino

A questo mio cugino, qualche volta,

vengono pensieri positivi inattesi –

 

che poi sono solo illusioni mascherate

da proposte di lavoro irrefutabili –

 

tipo fare niente o inghiottire singhiozzi

o amare e basta – e tutto

 

sotto stretto controllo medico.