Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: morte

Tornare

Mi piace, pardon, giusto ogni

morte di papa, tornare

a questi panorami arrossati 

che bellezza sentire

la sabbia colmare

le depressioni fra le dita

e che sogno il colpo

d’ala alle spalle

ma anche alla faccia

di chi maledice.

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È sembrato che tutto

È sembrato che tutto

finisse con un rutto.

Unanime il disinteresse.

 

La morte non ci riguardava più,

le storie avrebbero

metabolizzato ogni fine.

Un filo di fumo

Un filo di fumo

plastico, cioè nessuna

concessione alla sfumatura.

O Forma o Morte

è lo slogan, un modo

come un altro, forse,

per salvare l’individuazione

insieme alla decadenza.

La dimenticanza

Vedo due significati, grosso modo, nella dimenticanza (d).

Il primo, che sembra pacifico, la intende come una perdita, non diversamente dalla perdita per eccellenza rappresentata dalla morte.

Il secondo significato esclude che nella (d) qualcosa vada perduto. Dimenticare, anzi, qui, riesce piuttosto un’accumulazione e un metabolismo. Il ricordo che non riaffiora, cioè, non per questo non-è, se invece, nel buio peristaltico della memoria sotterrata, lavora chimicamente.

Ogni appuntamento

(En passant, la pagliacciata del letargo è finita.)

 

Ogni appuntamento, ogni scadenza,

ogni bolletta, ogni data

è la morte – oggi l’ho visto bene.

 

Voglio dire che si muore arresi.

Mini romanzo. Tre #148

Figuratevi, erano in tre: il Personaggio, la Morte e il Narratore.

Schiavitù:

per il Popolo Eletto, è la dominazione della politica,

per il Popolo Interculturale, è la dominazione della morte.

Adesso ti faccio vedere

In lontananza, correttamente sfumata,

la Signorina Richmond.

 

Un palmo sopra la testa, il vantablack

di Anish Kapoor.

 

In parte, una o l’altra, sfioramenti

angelici magici.

 

Dietro o davanti, una linea e un mucchio

di oggetti smarriti.

 

Di traverso allo spostamento,

continui gate.

 

Rasoterra, l’ombra di uno stormo

migrante.

 

Per osmosi, tanti bei giochini

sui colori della morte.

 

Transitoriamente, sempre, un ritorno fastidioso

già piccolo-borghese.

Mini romanzo. Un pensiero stupido #135

Ricordo bene che cosa pensai, era un pensiero stupido, oggi mi è chiaro, ma su quel pensiero costruii la mia disperazione, modulandola opportunamente in funzione del dentro e del fuori. [Pensai che, nell’istante in cui si sparò, ovvero troppo tardi, potesse aver cambiato idea… imbarazzante, no?… considerata, per esempio, la scena, cioè il cerchio di specchi intorno a sè, apprestata allo scopo…] Non so niente della morte, al massimo posso rilevare che è un tema obbligato – un’interpretazione, direi, sia filosofica che attoriale.