Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: morte

Questa è una poesia

Questa è una poesia

bellissima, con dentro

tutto, dall’amore

alla pippa e dalla vita

alla morte. Questa

è proprio una poesia

grassa di sugna.

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C’è posta #27

Car*,

mi sono rotto i coglioni, l’aria è devastata, il paese puzza di morte, ma non credermi un ingenuo, io non pretendo, tu lo sai, il paradiso in terra – ribadisco solo che mi sono rotto i coglioni – intendo, e spero mi capirai, che devo fare qualcosa, qualsiasi – mi andrebbe bene anche timbrare, per dire, il grugno del Ministro dell’Interno con una millefoglie – è chiaro?

Nessuno, a parte lo sfacciato

Nessuno, a parte lo sfacciato,

nega la realtà della morte – solo,

nessuno pretenda di documentarla

e rappresentarla galileianamente.

 

L’unica cosa associata

necessariamente al concetto

sembra essere l’eclissi

del soggetto – sorry, una

 

anche imprecisa e faticosa.

Capiamoci:

anche se ci fosse, per dire, il governo più liberal e meno liberista, la questione sarebbe sempre quella dell’errore fondamentale, cioè credere che essere sia niente – ovvero credere alla morte – e quindi alla facoltà di darla (di “nientizzare”), volendo o occorrendo.

Chi

Chi si augura la morte

di qualcuno si augura

quella propria – sperando solo

(ma accontentandosi molto)

che sia un momento dopo.

Tergiversare

Si può, filosoficamente e poeticamente,

tergiversare sul tema della morte, schifando

l’incarnazione, cioè giocando d’anticipo.

Metti il caso

Metti il caso che il qualsivoglia individuo senza scopo o disperato si suicidi. Metti il caso, cioè, che a un tratto si registri un’impennata di morti volontarie e si scopra che i disgraziati sono stati tutti, appunto, senza scopo o disperati – sarebbe, no?, un riconoscimento.

Si cerca

Si cerca, volendo,

di parlare di niente –

cose come le bollette, gl’incidenti,

le malattie, le morti…

Chi ha osato affermare che la morte

Chi ha osato affermare che la morte

non ci riguarda, appoggiandosi

alla logica e facendo ridere –

Soggetto #2

C’era un essere umano che, al contrario dell’ordinario, invecchiando si sentiva, proporzionalmente alla progressione, sempre più estraneo alla morte.