Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: morte

Schiavitù:

per il Popolo Eletto, è la dominazione della politica,

per il Popolo Interculturale, è la dominazione della morte.

Adesso ti faccio vedere

In lontananza, correttamente sfumata,

la Signorina Richmond.

 

Un palmo sopra la testa, il vantablack

di Anish Kapoor.

 

In parte, una o l’altra, sfioramenti

angelici magici.

 

Dietro o davanti, una linea e un mucchio

di oggetti smarriti.

 

Di traverso allo spostamento,

continui gate.

 

Rasoterra, l’ombra di uno stormo

migrante.

 

Per osmosi, tanti bei giochini

sui colori della morte.

 

Transitoriamente, sempre, un ritorno fastidioso

già piccolo-borghese.

Mini romanzo. Un pensiero stupido #135

Ricordo bene che cosa pensai, era un pensiero stupido, oggi mi è chiaro, ma su quel pensiero costruii la mia disperazione, modulandola opportunamente in funzione del dentro e del fuori. [Pensai che, nell’istante in cui si sparò, ovvero troppo tardi, potesse aver cambiato idea… imbarazzante, no?… considerata, per esempio, la scena, cioè il cerchio di specchi intorno a sè, apprestata allo scopo…] Non so niente della morte, al massimo posso rilevare che è un tema obbligato – un’interpretazione, direi, sia filosofica che attoriale.

Mini romanzo. Pulping #125

Sarebbe bastato anche solo un pensiero, ma quello giusto, per distogliere l’attenzione del carnefice. Non si conoscono, d’altronde, statistiche approfondite sulle morti scampate. Fatto sta che l’assassino tese questo filo rosso, fra i suoi occhi e la nuca della vittima nel mirino.

Dolore, malattia e morte

Dolore, malattia e morte

sono – sorry per il preziosismo

ma quando cé vò cé vò – cimenti.

 

Superare il cimento, però, non è

sopravvivere ma spiegare – cioè spianare, come

si spiana una carta (accartocciata).

 

Dolore, malattia e morte

sarebbero insomma quest’ac-

cartocciamento, che chiede

 

d’essere aperto, per non omettere niente.

Rischiatutto

Morte, pazzia, malattia, risentimento, solitudine

 

è una sequenza delle cose più brutte, oppure

è un doppio novenario (il primo

piano, il secondo sdrucciolo)?

Il destino è un’altra cosa

Ė impossibile vivere sapendo come va a finire (nascita e morte, attenzione, sono solo la cornice del quadretto – il destino, cioė, ė un’altra cosa).

Resurrezione

Un uccello o un cane o un leopardo, con in bocca una mano umana, compaiono in affreschi medievali di chiese della Georgia (Asia): sono, informa la didascalia del libro, gli animali che restituiscono i corpi al momento del Giudizio Universale.

Il verbo “restituire” mi sollecita un chiarimento – a naso (solo a naso), questo: nell’iconografia cattolica, non sembra porsi, all’atto della resurrezione, il problema del disfacimento del corpo dopo la morte; il corpo, cioè, alla fine dei tempi, è già lì pronto, rifatto intero, magicamente ma anche po’ sbrigativamente; il cristianesimo ortodosso, invece, sembra sensibile all’impasse, inventandosi, narrativamente, questa brillante e impressionante immagine dell’animale che rigurgita il corpo umano, dove, ecco il punto, alla “magia” del rifacimento del corpo risorgente, è assegnata una scena precisa ma inaccessibile allo spettatore: le viscere animali.

Non fasi ma frane

Non fasi ma frane, dunque – secondo, d’altronde, la termodinamica.

 

A noi ci va di culo che ne smarriamo, praticamente

e necessariamente, la percezione (la morte sembra essere

altra cosa, una follia, per l’esattezza, se considerata,

al pari della nascita, una porta sul niente).

 

…Ma potrebbe anche trattarsi, per esempio, perché no?,

di oscillazione fra montaggio e smontaggio, col secondo

movimento che si presta didatticamente, per sopram-

mercato, a allestire e proporre la stanza dei giochi.