Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: morte

Tergiversare

Si può, filosoficamente e poeticamente,

tergiversare sul tema della morte, schifando

l’incarnazione, cioè giocando d’anticipo.

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Metti il caso

Metti il caso che il qualsivoglia individuo senza scopo o disperato si suicidi. Metti il caso, cioè, che a un tratto si registri un’impennata di morti volontarie e si scopra che i disgraziati sono stati tutti, appunto, senza scopo o disperati – sarebbe, no?, un riconoscimento.

Si cerca

Si cerca, volendo,

di parlare di niente –

cose come le bollette, gl’incidenti,

le malattie, le morti…

Chi ha osato affermare che la morte

Chi ha osato affermare che la morte

non ci riguarda, appoggiandosi

alla logica e facendo ridere –

Soggetto #2

C’era un essere umano che, al contrario dell’ordinario, invecchiando si sentiva, proporzionalmente alla progressione, sempre più estraneo alla morte.

Avvertimento sul piangersi addosso

Piangersi addosso è un’arte – se ti piangi addosso ma non padroneggi l’arte, rischi il ridicolo. Che, a sua volta, è una piccola morte.

Tornare

Mi piace, pardon, giusto ogni

morte di papa, tornare

a questi panorami arrossati 

che bellezza sentire

la sabbia colmare

le depressioni fra le dita

e che sogno il colpo

d’ala alle spalle

ma anche alla faccia

di chi maledice.

È sembrato che tutto

È sembrato che tutto

finisse con un rutto.

Unanime il disinteresse.

 

La morte non ci riguardava più,

le storie avrebbero

metabolizzato ogni fine.

Un filo di fumo

Un filo di fumo

plastico, cioè nessuna

concessione alla sfumatura.

O Forma o Morte

è lo slogan, un modo

come un altro, forse,

per salvare l’individuazione

insieme alla decadenza.

La dimenticanza

Vedo due significati, grosso modo, nella dimenticanza (d).

Il primo, che sembra pacifico, la intende come una perdita, non diversamente dalla perdita per eccellenza rappresentata dalla morte.

Il secondo significato esclude che nella (d) qualcosa vada perduto. Dimenticare, anzi, qui, riesce piuttosto un’accumulazione e un metabolismo. Il ricordo che non riaffiora, cioè, non per questo non-è, se invece, nel buio peristaltico della memoria sotterrata, lavora chimicamente.