Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: morte

Killing me softly

Anche così si può interpretare

il miracolo assurdo del divenire,

come una soffice morte,

in cui perdere per strada

un frammento dopo l’altro,

minimo minimo, che quasi

sembra non contare.

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Incipit kafkiano

All’ora solita di un suo giorno feriale, si svegliò da un incubo nel complesso vago ma molto incuboso per due dettagli: la data del giorno corrente (nella forma gg/mm/aaaa) incisa su una porta e l’informazione, espressa da una stridula voce fuori campo, che quello era il giorno della sua morte. Tergiversò ancora qualche minuto, sotto il lenzuolo, cercando di recuperare altri particolari del sogno, ma senza risultato. Sicché si alzò, andò in bagno e pisciò.

Chiave o serratura

La puzza di morte mica è detto.

E tutta la strada a piedi senza incontrare

assassini bendisposti, è un miracolo.

Dovrò rivedere i calcoli, passaggio

per passaggio, dubitare dell’argomento

che persuade, come fuori dalla finestra

la faccia rappresa. Ma se l’ombra poi

non è materia, cos’è?

Volentieri

Volentieri penso all’enorme distanza che passa fra la persona e il suo cadavere, se la morte è uno scacco solo per il pensiero e la realtà è solo un’intermittenza.

Lasciare

Avvicinandosi alla morte, una o uno può saggiamente rassegnarsi ma anche gradualmente inquietarsi e perfino scalpitare, per l’ingenuo dispiacere di lasciare un mondo messo ancora male.

La morte altrui

La morte altrui si suddivide in 1) variamente procurata dal soggetto e 2) variamente non procurata dal soggetto.

In entrambi i casi, la morte altrui mette in questione la rappresentazione del mondo da parte del soggetto.

Essendo, cioè, come si presume, la morte un mancamento, per forza, dopo, tocca di rappezzare o rammendare il quadro.

Due parole sull’inerzia

Mi rappresento l’inerzia in due modi: come destino e come agguato.

L’inerzia-destino è una pagina già scritta, ha una durata, un incipit e un explicit, comincia e finisce e, in mezzo, alcunché lo fa dimenticare.

L’inerzia-agguato sembra invece un’ossessione (stare all’erta e dubitare sempre, sistematicamente, anche della terra che sostiene il piede) ma perfino la morte, al suo cospetto, è inerme e si confonde.

Questa è una poesia

Questa è una poesia

bellissima, con dentro

tutto, dall’amore

alla pippa e dalla vita

alla morte. Questa

è proprio una poesia

grassa di sugna.

C’è posta #27

Car*,

mi sono rotto i coglioni, l’aria è devastata, il paese puzza di morte, ma non credermi un ingenuo, io non pretendo, tu lo sai, il paradiso in terra – ribadisco solo che mi sono rotto i coglioni – intendo, e spero mi capirai, che devo fare qualcosa, qualsiasi – mi andrebbe bene anche timbrare, per dire, il grugno del Ministro dell’Interno con una millefoglie – è chiaro?

Nessuno, a parte lo sfacciato

Nessuno, a parte lo sfacciato,

nega la realtà della morte – solo,

nessuno pretenda di documentarla

e rappresentarla galileianamente.

 

L’unica cosa associata

necessariamente al concetto

sembra essere l’eclissi

del soggetto – sorry, una

 

anche imprecisa e faticosa.