Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: mondo

Arte e impegno

Se l’impegno nell’arte (le tematiche cosiddette “socio-politico-economiche”), fino a un certo punto, diciamo il secolo scorso, ebbe le fattezze di una grave ferita inferta dal mondo che riempiva e deformava, con la sua dolenza, la produzione dell’artista, oggi, mi sembra invece una più asettica opzione combinatoria fra altre, idealmente esposta su uno scaffale che elenca, come uno scaffale alimentare, una quantità di ingredienti e tecniche, ma anche di piatti-pronti e semi-pronti, a disposizione dell’operatore culinario e artistico – usare ancora “artista” e “poeta”, nel tempo presente dell’intellettuale-massa, manifestato come è noto dai social network (dopo fb, si può menarla quanto si vuole su competenza e incompetenza, rimane il fatto che, sul web, sono tutti intellettuali), suona improprio, se non ridicolo.

L’implicazione più rilevante di questa ipotesi è che il valore dell’inautenticità (artificialità) soppianta quello dell’autenticità (naturalità).

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Lasciare

Avvicinandosi alla morte, una o uno può saggiamente rassegnarsi ma anche gradualmente inquietarsi e perfino scalpitare, per l’ingenuo dispiacere di lasciare un mondo messo ancora male.

C’è posta #34

Car*,

devo spiegarmi, come un foglio.

Questo mondo (questo qua dentro cui ci siamo anche noi, dico), vorrei tanto rifarlo dalle fondamenta e poter già dirti addio ma con un serio progetto in mano. Dispero, però.

Ti prego, spiégati anche tu ma a questo indirizzo: heavenlyarms@heavenlyarms.

Auguri.

Orwelling

Se venisse al mondo un essere umano che non muore, l’umanità si rifiuterebbe di riconoscerlo e lo terrebbe in perenne quarantena.

La morte altrui

La morte altrui si suddivide in 1) variamente procurata dal soggetto e 2) variamente non procurata dal soggetto.

In entrambi i casi, la morte altrui mette in questione la rappresentazione del mondo da parte del soggetto.

Essendo, cioè, come si presume, la morte un mancamento, per forza, dopo, tocca di rappezzare o rammendare il quadro.

La generica urgenza

La genetica urgenza, l’istinto di prendere

posizione a prescindere (dalla situazione,

per esempio, ovvero dal teatro), in qualche

modo il tic, il sintomo del rimesta-

mento incontrollato e dunque realissimo –

io uso “inerzia” per dire mondo.

Se uno attende al linguaggio verbale

Se uno attende al linguaggio verbale,

ecco che incontrando cose come “offerta

imperdibile” o “occasione memorabile”

 

Se poi uno inciampa malauguratamente

nel dettaglio sottostimato, ecco

che affondando nell’agnizione

 

Se infine uno si ferma e, dove sta,

sta, così ricreandosi all’insaputa

del Mondo e perciò facendo, ecco

L’importante, credo

L’importante, credo, è perdere la strada,

cioè smarrire l’orientamento, un modo,

in fondo, come un altro, per scoprire

il solito Nuovo Mondo.

 

Uomo di mondo

Uomo di mondo,

non mi scandalizzo,

ho stomaco,

reggo il conato,

la reazione,

non faccio il difficile,

elaboro,

minimizzo il boccone,

tutto per i denti,

La coscienza

Se la coscienza rappresenta al soggetto il mondo e il soggetto medesimo, il sistema culturale le offre, allo scopo, materiali e strumenti che non può rifiutare.