Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: mondo

Mia (mia mia)

Mi frega un cazzo del mondo… no,

non datemi

bambini in spiaggia che giocano…

per favore, no, neanche

branchi erranti di elefanti… Che?, sono cieco?

 

Mi frega assai, a me, ecco!,

di tutto quello che non è

questa cosa

mia (mia mia)

che non so dire

ma vorrei tanto – sì, direi

come un punto di calore,

un puntino, sepolto lontano

nel mio cuore.

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Raccontare è un altro modo di cantare

Raccontare è un altro modo di cantare

e, se canto e racconto un dì coincisero,

resta da dire, credo, che cosa sia il canto.

 

Il canto, credo, è ancora il mezzo

migliore, a oggi, per replicare o mimare

la manifestazione del Mondo.

Il mondo

Il mondo, inevi-

stabilmente, sovrasta

l’io agonista.

Non mi convincono mai

Non mi convincono mai

completamente. Sì, le parole.

Sì, dico e scrivo: “parole”.

 

Cosa sarebbero infatti, senza

il mondo che le oltrepassa

e, di gusto, le smentisce?

Cartolina

Voci di passanti sul lungofiume.

L’abbaiare di un cane.

La flebile eco fossile del traffico stradale.

Nessun verso d’uccello –

 

Quant’altro è mondo, come

riposto in un cassetto,

senza pensarci troppo –

anzi, più.

Cane di classe

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Si capisce da come guarda il Mondo, senza troppa partecipazione però benignamente, come a dire:

Ok ok, avanti così.

Confini

Tutto è iniziato nel 1989, quando il mondo precedente, che durava dal 1945, è finito con il crollo di uno dei due antagonisti globali, l’URSS, e la sopravvivenza dell’altro, gli USA. Fino a allora sì, che c’erano dei confini.

Soggetto distopico-ermetico (appunto)

Nel mondo, ormai, non ci sono più valutati ma solo valutatori. Bolla straordinaria di scommesse sull’equivalente.

Mini romanzo. Ops #185

Era parecchio che non fumava la charas. Doveva bastare questo per fargli temere l’incidente. E invece, di nuovo all’improvviso, concluso il lavoro di parcellizzazione della materia, del suo mescolamento col tabacco sbriciolato e quindi della produzione del joint, la pallottola gli cadde sotto il tavolino, nel buio sporco del mondo in perenne divenire – dove, cioè, spesso, tutto si perde.

3 parole su cui, attualmente, caco

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Realpolitik (rimanda a quelli che ti avvisano di saperla lunga proprio perché badano al sodo, non si faccia l’errore di sottovalutarli, cioè di non prenderli per intellettuali; tenera e odiosa)

Confini (sempre al plurale, come dire: vedi mai; patetica e odiosa)

Sovranità (triste riaccensione romantica in risposta alla vertigine di un Mondo che si rimescola, ovvero nel tempo della depressione del soggetto: ora è sempre Don Chisciotte; ridicola e odiosa)