Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: momento

Niente appuntamento

Niente appuntamento, è stato un gesto

sconsiderato, un puntello

su checchessia porgesse il fianco.

È stato un bene non aver preparato

il discorso (ma nemmeno

un canovaccio, neppure

tre o quattro parole-chiave) – un bene

perché, al momento giusto, da quelle

parti, nessuno passa.

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Quando ci si mette a scrivere

Quando ci si mette a scrivere, in un certo momento, in un certo posto e in certo modo, si decide anche una partizione dell’esperienza – si chiude, cioè, fra parentesi, la realtà concreta e si dà spazio solo, per un po’, a quella simbolica.

Fatto sta che il buio

Fatto sta che il buio

soccorre il niente –

sulle prime, se ne accorgono

in pochi, al momento

dell’agnizione, però, è mezzo-

giorno per parecchi.

Appunti per un soggetto

Un uomo, un giorno, prende una decisione.

Lui è uno che non ha mai deciso niente e, quel giorno, sente la solennità della cosa e ne fa il termine post quem della sua vita. Questo significa che parole, opere e omissioni saranno, da allora, solo in vista della suddetta.

Che è la seguente: morire entro l’anno.

È Natale, al principio della storia.

Trasvalutazione di tutto

Nella Modernità, il momento si offre instancabilmente all’individuo come trasvalutazione di tutto, mondo e valori – tutto, cioè, è sempre materia prima di un pasticcio.

A un certo momento

A un certo momento –

è difficile, adesso,

dire quando.

Si può teorizzare su tutto

Si può teorizzare su tutto

(non è uno scandalo?), anche

senza vantaggio, quante volte succede!

Non ci pensi per un momento

e hai già dimenticato. Puoi provare

a chiedere al Cinghia e al Coda

(se il primo si capisce, il secondo

non chiude mai la porta).

Quando mi distraggo

Quando mi distraggo, mi viene

da credere che il romanzo sia sempre

la storia di un riscatto.

 

In quel momento, cioè, non mi ricordo

di avere da tempo preso atto che, invece,

è sempre quella di un ritorno.

Uno

Ci fu uno, il secolo scorso, in Italia, che, conseguita la licenza elementare, cominciò subito a lavorare. Divenuto maggiorenne, pensò che, già che c’era, poteva anche andare lontano e, nel tempo, firmò diversi contratti per l’Africa e l’Asia, perché sapeva aggiustare le enormi macchine per il movimento terra delle grandi opere. Maturata la pensione a sessant’anni, ne visse altri dieci. Morì con la stessa nonchalance con cui aveva vissuto: disse che sentiva acqua nella pancia, venne ricoverato, erano i polmoni, in una settimana tolse il disturbo. Io fui testimone del momento fatale: aveva gli occhi chiusi, era scavato, una respirazione disordinata lo sommuoveva – finché, fatalmente, passò qualche secondo di troppo dall’ultimo respiro. Staccai la schiena dalla sedia… Sì, aveva smesso. Quando ne presi atto, quando, cioè, fui nello stato d’animo più vulnerabile, all’improvviso, orrendamente, l’uomo raschiò da profondità inenarrabili l’ultimissima aria e, espirando, abbandonò il mento sullo sterno.

Mi è difficile spiegare

Mi è difficile spiegare, ma non perché non trovo le parole, la faccenda è molto più seria: quello che non trovo, infatti, è addirittura l’oggetto della spiegazione… – ripeto: è proprio un oggetto che manca ai miei purchessia mezzi verbali. Sicché, insomma, la naturale inclinazione umana a stendere carte, a eliminare pieghe, a lisciare pelo, al momento, mi è impedita esattamente da questa indisponibilità. La conosco l’obiezione: Puoi sempre girarci intorno. Certo, posso e lo faccio – anche adesso.