Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: momento

Quando mi distraggo

Quando mi distraggo, mi viene

da credere che il romanzo sia sempre

la storia di un riscatto.

 

In quel momento, cioè, non mi ricordo

di avere da tempo preso atto che, invece,

è sempre quella di un ritorno.

Uno

Ci fu uno, il secolo scorso, in Italia, che, conseguita la licenza elementare, cominciò subito a lavorare. Divenuto maggiorenne, pensò che, già che c’era, poteva anche andare lontano e, nel tempo, firmò diversi contratti per l’Africa e l’Asia, perché sapeva aggiustare le enormi macchine per il movimento terra delle grandi opere. Maturata la pensione a sessant’anni, ne visse altri dieci. Morì con la stessa nonchalance con cui aveva vissuto: disse che sentiva acqua nella pancia, venne ricoverato, erano i polmoni, in una settimana tolse il disturbo. Io fui testimone del momento fatale: aveva gli occhi chiusi, era scavato, una respirazione disordinata lo sommuoveva – finché, fatalmente, passò qualche secondo di troppo dall’ultimo respiro. Staccai la schiena dalla sedia… Sì, aveva smesso. Quando ne presi atto, quando, cioè, fui nello stato d’animo più vulnerabile, all’improvviso, orrendamente, l’uomo raschiò da profondità inenarrabili l’ultimissima aria e, espirando, abbandonò il mento sullo sterno.

Mi è difficile spiegare

Mi è difficile spiegare, ma non perché non trovo le parole, la faccenda è molto più seria: quello che non trovo, infatti, è addirittura l’oggetto della spiegazione… – ripeto: è proprio un oggetto che manca ai miei purchessia mezzi verbali. Sicché, insomma, la naturale inclinazione umana a stendere carte, a eliminare pieghe, a lisciare pelo, al momento, mi è impedita esattamente da questa indisponibilità. La conosco l’obiezione: Puoi sempre girarci intorno. Certo, posso e lo faccio – anche adesso.

Il tempo è finito

Il tempo è finito, ha detto Lacan.

Il cliente, che se l’aspettava, proprio

così, da un momento all’altro,

si è alzato. Fuori, al quinto piano,

appoggiata al davanzale della finestra,

vibrava la lingua di un dinosauro –

rosa e blu come uno strillo.

Al momento

Non ho niente da dire, al momento; così, vedi?, rimedio all’apparente tragedia denunciandola. L’ho imparata, ormai, questa cosa di non subire l’obiezione dell’ispirazione.

Quello che manca

Mancano almeno quattro mesi all’autunno ma le oche hanno già cominciato a volare sulla casa, come se quest’anno fosse necessario allenarsi di più per migrare. Io non ci sono, sono stato rapito dal dolore per l’agonia dell’amico Virgilio – tutto, tanto o poco che sia, avviene senza di me e non posso dirne niente… Potrei, si capisce, dire solo il contesto di un’assenza (=lacuna) che è l’essenza. Qualcosa, cioè, che non interessa in cambio di qualcos’altro che invece interessa.

Il momento in cui l’aria rinfresca

Il momento in cui l’aria rinfresca,

da Omero a Foster Wallace.

Ma chi, adesso, infila

la mano nella buca? Masse ali-

mentate da un vento

che l’epidermide sembra ignorare

con gentilezza sovrumana. Gli effetti,

come li chiamano a Palo Alto, ovvero

le risultanze, come dicono invece a New York,

sono i muri di cadaveri che bloccano le strade –

Tutto entra

Tutto entra, tutto preme.

Frangenti in cui è assurdo

perfino distinguere. Solito

esito imprevisto

la pace graditissima

al momento di pagare.

Si può fuggire anche

Si può fuggire anche

perché la fuga parrebbe

la scelta migliore,

ovvero “consigliata”

da certi indicatori…

Non si tratta solo

di salvare la pelle – ma

l’interpretazione circola.

C’è posta #9

Caro ***,

fino al momento di prendere in mano la biro, credevo erroneamente di avere qualcosa da dire, ma è questo, il contrario, che adesso devo registrare e trasmettere.