Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: modo

Quando ci si mette a scrivere

Quando ci si mette a scrivere, in un certo momento, in un certo posto e in certo modo, si decide anche una partizione dell’esperienza – si chiude, cioè, fra parentesi, la realtà concreta e si dà spazio solo, per un po’, a quella simbolica.

Annunci

Ci sono i “documenti”

Ci sono i “documenti”, infatti,

a provare il qualsivoglia caso,

dal trattato, all’impresa, al fattaccio –

 

Non ci sarebbe modo, in altre

parole, per smarrire olisticamente

l’informazione probante?

Ti farà male

Ti farà male

perfino quello che non respiri.

Non c’è modo,

credo, per escludere connivenze.

Nelle parole, se vuoi,

puoi pure naufragarci, lasciando

che s’incarnino

in sintomi o deliri.

Preferisco pensare

Preferisco pensare,

anziché alla tendenza storica,

a un corpo minato

da elementi estranei. È un modo

per alludere, almeno,

a una carcerazione integrale.

 

Un filo di fumo

Un filo di fumo

plastico, cioè nessuna

concessione alla sfumatura.

O Forma o Morte

è lo slogan, un modo

come un altro, forse,

per salvare l’individuazione

insieme alla decadenza.

Prosa-prosa

Non andare a capo prima del punto ma non di qualunque punto, alla fine del paragrafo, diciamo, avendo ritenuto che lo stesso debba, per qualche ragione e in qualche modo, finire, e così procedendo per intervalli puntati, troncati, glissati.

La teoria è che la cosa deve

La teoria è che la cosa deve

essere in un certo modo;

la prassi, invece, è che, del certo

modo, la cosa se n’impippa.

 

Conviene pensare

a altre logiche, a altri

scopi – sì, perfino

a scenari vuoti.

Ho chiuso la porta

Ho chiuso la porta, così è finita.

 

Il pensiero è decisivo, credo,

ma l’iscrizione (la linea, la lettera,

l’anello, il peluche) è la leva.

 

In ogni modo, non

a cuor leggero.

Un modesto effetto antalgico da cronoprogramma,

preferibilmente sul breve periodo (medio

e lungo sono out) – queste

 

sfilacciature appa-

rentemente tanto romantiche,

se non proprio desolate, sono, at-

tenzione, altrettante

soluzioni poetiche –

 

sembra d’essere fra i matti,

signoreggia la leggerezza

che inchioda a una panca o al pavimento, legifera

la bassa pressione che investe il mazzo

e mescola le carte –

Ho capito

Confesso un’orgogliosa ma anche riprovevole mia caduta nel pensiero. Va così: arrivato al primo punto fermo della quinta pagina di Leggenda privata, di Michele Mari (a me ancora sostanzialmente ignoto), penso: Ho capito – ma in quel modo caratteristico che, espresso (detto, scritto – non solo, appunto, pensato), prevede alla fine una contenuta interiezione, tipo: eh-eh.

Che c’è

Che c’è, scendo,

tendo, credo,

al mio fondo –

no, non tenetemi!

su, lasciatemi andare!

è proprio lì

che devo passare.

 

Sono l’ultimo

a sapere in che modo

la cosa mi riguarda

e sono pronto

al mandato di cattura,

all’arresto, al processo,

alla carcerazione.