Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: modo

Chi potrebbe finanziare il seguente progetto editoriale?

(Qui, parlo di me, che solo in questi termini, oggi, posso pensare a un “libro”.)

Progetto: un libro di carta che riproduca pari pari un certo segmento di questo blog (o certi?… volendo buttarsi avanti…), con tanto di foto – ma, attenzione, ho detto “pari pari”, il che vuol dire conservando, malgrado le pagine, la sequenza continua propria del blog, e dunque, inevitabilmente, tagliando le foto, per esempio. Diciamo un blocco di 50/60 post. Titolo: Blog.

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C’è anche un modo patetico di dare la sveglia

C’è anche un modo patetico di dare la sveglia, di segnalare che il re è nudo, di inveire contro il male, di ballare la ribellanza – ipso facto salivando per una medaglia come che sia.

Un nome

Senz’altro, in qualche modo,

mi chiamo, ho un nome – ma adesso

chi se lo ricorda.

Ci sono poetanti

Ci sono poetanti

che, poetando, sembrano

profanare la poesia.

 

Il genere, poi, a sua

volta, si divide, grosso

modo, in poeti e poetesi.

Frammento d’intervista

Risposta: (con un leggero tremore iniziale nella voce) Cerco in tutti i modi di tirare fuori quello che non interessa a nessuno… Prego, altre domande?

4 idee poetiche che mi hanno commosso

La Signorina, anche senza

aver mai letto integralmente il poemetto.

 

Gli occhi degli annegati

che diventano perle.

 

Il bello al bar, da solo, che si difende,

in qualche modo, dalla propria bellezza.

 

La rosa che immersa nell’ossigeno

liquido si fa vetro.

Una mano alla bocca

Una mano alla bocca per parare il getto

e poi compassati come prima (prima

dell’orrore più recente, segmento piuttosto vario –

ultimo il Decreto, un modo, certo, molto goffo ma anche

molto brutale, questo importa, di pesare il diritto

alla vita dei vivi).

Sembra tutto a posto

Sembra tutto a posto, direi, sintetizzando nel modo più efficace ma anche più rozzo: la mattina mi sveglio, mi alzo, vado a lavorare, nel tardo pomeriggio torno a casa, mi faccio due birre, scrivo, mangio, leggo qualcosa, e infine vado a dormire, col proposito, non tanto segreto, di rifare, l’indomani, suppergiù nello stesso ordine, suppergiù le stesse cose… – Mica vero, niente è più a posto, perché io sono morto… Oggettivamente, non sono ancora un cadavere, le azioni di cui sopra io le compio. Non si tratta della congiuntura. Qui, il punto, è l’orizzonte, per la precisione, uno vocazionale. Ecco, io, ogni giorno, sono vocato (con ottime chance di riuscita, cioè – non immediatamente fattuale, magari, ma simbolica, che pesa perfino di più, sì) a morire.

Basta

Basta, voglio leggere Stoner, ho prenotato l’edizione Fazi 2019, nonostante Lo stradone e, da ieri, Carver, perché, di nuovo, Sergio Garufi ne ha accennato, in un breve post sul suo blog (lavienbeige.wordpress.com), in quel suo modo così meravigliosamente straziante…

Identità analogica e digitale

Il soggetto social risponde sempre, in qualche modo, del rapporto che istituisce, più o meno coscientemente, fra la sua identità analogica e la sua identità digitale.