Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: modo

Parlare

Si parla a destinatari diversi (il vento, il prossimo, sè stessi, l’amico, la testa, il cuore), in modi diversi (pianamente, sussurrando, senza tregua, declamando, sillogizzando), coi tempi giusti o sbagliati.

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Due parole sull’inerzia

Mi rappresento l’inerzia in due modi: come destino e come agguato.

L’inerzia-destino è una pagina già scritta, ha una durata, un incipit e un explicit, comincia e finisce e, in mezzo, alcunché lo fa dimenticare.

L’inerzia-agguato sembra invece un’ossessione (stare all’erta e dubitare sempre, sistematicamente, anche della terra che sostiene il piede) ma perfino la morte, al suo cospetto, è inerme e si confonde.

La generica urgenza

La genetica urgenza, l’istinto di prendere

posizione a prescindere (dalla situazione,

per esempio, ovvero dal teatro), in qualche

modo il tic, il sintomo del rimesta-

mento incontrollato e dunque realissimo –

io uso “inerzia” per dire mondo.

In che modo io c’entro con loro?

Quelli che vanno in gita a osannare il “capitano” della Lega sono esseri umani come me, eppure mi chiedo, molto ingenuamente e dolorosamente: In che modo io c’entro con loro?

Dice

“Evidentemente”,

dice, “sono cose per cui

ci mancano ancora

le parole” – Mentre penso

sconcertato, Ha finito!,

riprende: “Ci giriamo

intorno ma non importa,

alla fine, non c’è altro

modo, ogni centro

è indivisibile.”

Modi

Interessante, per esempio, quando

uno parla eppure

sembra parlare a nessuno.

L’importante, credo

L’importante, credo, è perdere la strada,

cioè smarrire l’orientamento, un modo,

in fondo, come un altro, per scoprire

il solito Nuovo Mondo.

 

C’è posta #29

Car*…

non dovevi dirlo – lì, poi, sul bordo della piscina nel momento in cui lo spruzzo del tuffo di O’Grady ha innaffiato entrambi, costringendoci, in qualche modo (il più tranchant) a smettere la recita – e invece no, pur grondante (come me) hai voluto ripetere: Ti amo.

Cicciovainporta

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Ha avuto il suo nome molto presto, intorno ai due mesi: Cicciovainporta.

Io ho visto subito il muso largo e un modo di “fare” da imbranato.

Oggi, è evidente che controlla male le zampe posteriori e, in generale, ha poco equilibrio.

Ma è vispo, non soffre, solo si stanca prima di un gatto normale.

C’è ancora, nel ricordo

Resiste, nel ricordo

di qualche sopravvissuto,

la lenta progressione all’ara,

nel tanfo del sangue sparso.

A tutt’oggi, però, non c’è modo

di decrittare il flusso

che scioglie ogni nodo.