Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: modo

Ho chiuso la porta

Ho chiuso la porta, così è finita.

 

Il pensiero è decisivo, credo,

ma l’iscrizione (la linea, la lettera,

l’anello, il peluche) è la leva.

 

In ogni modo, non

a cuor leggero.

Un modesto effetto antalgico da cronoprogramma,

preferibilmente sul breve periodo (medio

e lungo sono out) – queste

 

sfilacciature appa-

rentemente tanto romantiche,

se non proprio desolate, sono, at-

tenzione, altrettante

soluzioni poetiche –

 

sembra d’essere fra i matti,

signoreggia la leggerezza

che inchioda a una panca o al pavimento, legifera

la bassa pressione che investe il mazzo

e mescola le carte –

Ho capito

Confesso un’orgogliosa ma anche riprovevole mia caduta nel pensiero. Va così: arrivato al primo punto fermo della quinta pagina di Leggenda privata, di Michele Mari (a me ancora sostanzialmente ignoto), penso: Ho capito – ma in quel modo caratteristico che, espresso (detto, scritto – non solo, appunto, pensato), prevede alla fine una contenuta interiezione, tipo: eh-eh.

Che c’è

Che c’è, scendo,

tendo, credo,

al mio fondo –

no, non tenetemi!

su, lasciatemi andare!

è proprio lì

che devo passare.

 

Sono l’ultimo

a sapere in che modo

la cosa mi riguarda

e sono pronto

al mandato di cattura,

all’arresto, al processo,

alla carcerazione.

Cosa vuoi che siano due parole?

Cosa vuoi che siano due parole?

Due per modo di dire ma in ogni caso

non – calma – un poema. Ogni soggetto,

d’altronde, si prende, volente o nolente,

le sue responsabilità, e se dice o addirittura

scrive qualcosa, sono tutti e solo

cazzi suoi. Mi piace (pardon) l’idea

di poesia russa espressa da Brodskij

in Fuga da Bisanzio: una poesia che si stanca di sè

(ma di questo, in Brodskij, non c’è traccia).

Mini romanzo. Modi #144

Tornavo per partire – ora faccio fatica a spiegarmi ma è così: mi annullavo algebricamente.

Tre proposizioni sul cantare

1) Si canta in tanti modi, non infiniti.

2) Si canta per tanti motivi, non infiniti.

3) Umano cantare.

Poesia

La poesia canta in tanti modi

(perché siamo d’accordo, no, che canta?).

Certo, l’uso delle parole ingessa un po’ il canto,

che così si lascia analizzare meglio –

è evidente, infatti, che, oltre a altezze e intervalli,

c’è la messe morfologica e semantica

condannata all’aggressione.

Si oscilla fra il surfing e il pic-nic

Si oscilla fra il surfing e il pic-nic

nel bosco.

 

In un modo si danza, nell’altro

si lotta.

 

La scelta è illusoria ma almeno è intel-

legibile.

Compartimenti

Fra poco compio gli anni (diario)

un modo per mitigare (didascalia)

il trauma della nascita (teoria)

torno (dichiarazione)

ci penso (fioretto)

il marciapiede m’inciampa (poesia)

il dettaglio (cronaca)

è andato perduto (storia).

Perfino le foglie

Perfino le foglie fanno rumore quando cadono

ho scritto il dieci dicembre duemilasedici

(c’è la data in testa all’unico verso).

Lo ricordo adesso per qualche ragione

che purtroppo o per fortuna non mi riesce

di precisare. Non c’entra o almeno

è un modo laterale di affrontare il problema

(io odio la parola “problematica”, come, credo,

De Chirico odiava ” foschia” e “…”*).

 

 

*Appena me ne ricordo, inserisco la parola e cancello questa nota.