Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: modo

Identità analogica e digitale

Il soggetto social risponde sempre, in qualche modo, del rapporto che istituisce, più o meno coscientemente, fra la sua identità analogica e la sua identità digitale.

Annunci

Non c’è modo per chiudere la partita

Non c’è modo per chiudere la partita,

anche morire è un vicolo cieco. Meglio

fare la conta dei propri stracci,

un semplice elenco per colori, materiali

e dimensioni. Ciò che resta fuori, immotivato,

è l’essenziale che puntella il passo.

Oggi insomma il poeta è un altro modo del paesaggio

Oggi insomma il poeta

 

(do per scontato ma con poche speranze che ci si intenda sul termine – la mia modesta proposta è che voglia dire: “colui che canta”),

più che cantare alcunché, canta

il miracolo o la maledizione

della sua stessa facoltà di cantare.

Credo sia un sintomo dell’in-

tellettualizzazione in progress,

ma nello specifico dell’arte contemporanea questo sbandamento dalla referenzialità al metalinguismo è un cancro ricco di aperture, forse addirittura, chissà, il gate di un mondo parallelo…

sai, con quella sua bella atmosfera

simbolica a gnommero, ricca soprattutto

di interdetti, per via che hai perso

un capo del filo e perciò non puoi sapere

se vai o non vai contromano. Oppure,

 

è un altro modo del paesaggio.

L’attore

L’attore è in scena

per un motivo solo: uscirne.

 

Battute e azioni, cioè, sono

modi di un identico esito.

Siccome ho questa rogna

Siccome ho questa rogna

di scrivere a tutti i costi

ma, per ragioni che adesso

non sto a dire, mi mancano

gli argomenti (il modo

più consueto e apprezzato,

si sa, di infilare parole

su una pagina), non vedo

al momento altra via

d’uscita, per soddisfare

l’urgenza lenitiva, che la vecchia

cara ricetta beckettiana

di ravanare sull’impasse,

magari scimmiottando

(why not?) la psedo-

oralità steiniana –

Parlare

Si parla a destinatari diversi (il vento, il prossimo, sè stessi, l’amico, la testa, il cuore), in modi diversi (pianamente, sussurrando, senza tregua, declamando, sillogizzando), coi tempi giusti o sbagliati.

Due parole sull’inerzia

Mi rappresento l’inerzia in due modi: come destino e come agguato.

L’inerzia-destino è una pagina già scritta, ha una durata, un incipit e un explicit, comincia e finisce e, in mezzo, alcunché lo fa dimenticare.

L’inerzia-agguato sembra invece un’ossessione (stare all’erta e dubitare sempre, sistematicamente, anche della terra che sostiene il piede) ma perfino la morte, al suo cospetto, è inerme e si confonde.

La generica urgenza

La genetica urgenza, l’istinto di prendere

posizione a prescindere (dalla situazione,

per esempio, ovvero dal teatro), in qualche

modo il tic, il sintomo del rimesta-

mento incontrollato e dunque realissimo –

io uso “inerzia” per dire mondo.

In che modo io c’entro con loro?

Quelli che vanno in gita a osannare il “capitano” della Lega sono esseri umani come me, eppure mi chiedo, molto ingenuamente e dolorosamente: In che modo io c’entro con loro?

Dice

“Evidentemente”,

dice, “sono cose per cui

ci mancano ancora

le parole” – Mentre penso

sconcertato, Ha finito!,

riprende: “Ci giriamo

intorno ma non importa,

alla fine, non c’è altro

modo, ogni centro

è indivisibile.”