Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: metafora

Democracy in America. Un brano #4

Dietro il velatino ombroso, due elementi: uno piccolo, sulla sinistra, per terra, e uno enorme, al centro, per aria.

Il primo elemento è un caravaggesco corpo plasticamente supino di bambino, illuminato da uno spot zenitale di luce gialla calda (al livello della platea, dov’ero, vedevo solo il rosa soffuso della massa carnosa e un gomito).

Il secondo elemento, composto a sua volta di due elementi, mi riesce molto più difficile descriverlo. Meglio partire da una metafora, io direi di pensare a due mastodontiche bielle rotanti lentamente, con produzione di prospettive e spessori sempre indecifrabili (il velatino impedisce, ricordo, di “vedere”). I due elementi sembrano lettere dell’alfabeto ebraico, e hanno pressappoco questa forma:

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Sicché, mentre, baciato da un raggio di sole, un corpo puerile giace – nell’ombra, paurose e sublimi, le bielle girano.

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Se pensi che sia successo qualcosa

Se pensi che sia successo qualcosa,

ma non una volta sola, se lo pensi –

ecco il guaio – tutte

le volte, ogni

volta, no-

iosamente –

 

Si danno, al dunque, orientamenti

metaforici; fra i deluxe:

il richiamo, l’epifania, la sveglia,

la sconfitta, la disattenzione;

fra i cheap: il tramonto, il gabbiano,

la rosa, la strada, la mela.

Pensiero e respiro

Facendo del respiro

una metafora del pensiero,

si ottiene una specie di effetto-

Zenone, per cui pensare

non riesce più così facile

come, appunto, respirare –

si soffoca, si tossisce, si rantola.

A ben vedere

A ben vedere, il gelo

ha sempre questa faccia da straniero –

dovuta, mi sembra, da una parte,

a un’innata condiscendenza

verso la fortuna e, dall’altra, al risolutivo

talento dell’abitudine.

In sostanza, niente

di straordinario (non è TV), solo

una metafora, ma micidiale.

La metafora si fa senso stretto

La metafora si fa senso stretto

e tutto crolla. È una semplice,

possibile coincidenza ma anche

una pinza ermeneutica

o una quinta inter-

scenografica o una vena

vitrea o un brandello di boria

o una lacrima

nel pastone naturante.

 

D’altronde e d’abitudine, questa

potestà o volontà discenditiva

è forza che regge l’assioma. Prima, cioè, non c’è

alcunché – né di ilare,

né di tragico.

 

Colonna o puntello fatti

di paradossi, antinomie, contraddizioni –

come dire, in edilizia, pilastri

di sabbia o coppi di garza

o lattoneria di palta.

Più flutti

Diciamo che almeno per il prossimo minuto

non ho niente da temere – è un azzardo ma prudente.

 

Se non fosse che è un versamento – il che

chiude il discorso (certo, poi, ognuno si sceglie le sue metafore).

 

Posso mettere da parte il corpo, magari lì, sul divano,

a guardare la TV – e io allora sto al sodo.

 

È quello che faccio, dimenticandomi

del baule di premesse alle spalle.

 

Penultima serata del Festival di Sanremo 2016;

su La7, però, danno Django (con Franco Nero, cioè, nella parte).

 

La corrente che mi riporta al tema è forte, ma io

non voglio saperne, insisto per affogare, il mio motto è:

 

Più flutti!

La strada che ho preso

Qualche volta non mi piace

la strada che ho preso

e devo tornare indietro,

anche se mi rode.

L’orto delle metafore è pingue,

non c’è pericolo che il banco perda.

Sempre, naturalmente, nell’ottica

ultraparadigmatica del surfing

associativo: qualcuno accosta

2+n parole, con n≥0, e poi

chissà. Io, però, di norma,

il “chissà” non me lo bevo.

La mia metafora

Un tempo, la mia metafora

era il tavolo da gioco

con le sue pedine.

 

Oggi, mi trovo meglio

col surfing – non, cioè, pezzi

ma una treccia di flussi circostanti

 

o almeno a portata di scarto

subitaneo (pardon).

Le mie metafore

Le mie metafore sono:

la corsa a perdifiato, sia in forma di fuga che di ebbrezza dionisiaca;

il cerchio dell’orizzonte;

il corso, il guado, i sassi asciutti;

il sistema, la rete;

il respiro, il ritmo, il canto, il suono;

il surf;

il peso;

il cavallo, il cane morto, la tartaruga rovesciata;

Sandokan, Stavrogin, Samsa (soprattutto la mela);

la dinamica dei fluidi;

la gravità, l’inerzia; etc.