Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: metafora

Cose, metafore

Non ci bastano le cose, vogliamo

anche le metafore, perché le cose

riluttano allo scambio, senza

commutazione simbolica;

tutto avrebbe figura

d’incoerenza, polvere

o poltiglia, ci chiederemmo:

Per che farne?

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Piatto di avanzi

Mette lì, in parte a sè, sul divano,

un taccuino e una penna –

è un’approssimazione, occorre dirlo?

La cosa interessante, per lui,

è la sequenza che, alla fine,

alza il sipario.

Gli è facile finirla con le sorprese,

gli ardori, i tremori, le rose.

 

E subito, al principio,

manca lo spazio per continuare,

al peggio, per stiracchiare.

Piatto di avanzi è una metafora che porge,

come che sia (al solito, tutto è perduto),

la carta. Dovrebbe accontentarsi

de gesto, lo sa, non lo fa, pensa

a un’alternativa e sbava.

 

Riflette: Non si tratta di posare

fermo immobile,

nel trambusto della riorganizzazione

continua, ma, al contrario, di zittire in-

defessamente l’orrenda tentazione, e non

rigurgitare, e rimangiarmi

le affermazioni più sentite, e allenarmi

a colare nei ritagli.

Scale

Per salire e scendere, of course,

ma anche per metafora

(dell’amore, soprattutto)

e, sicuro – …da qui

in poi, fino, cru-

delmente, al punto

fermo (sorry), tutto

e niente.

Nel blu

Volare è soprattutto

una metafora.

In fondo, neanche

gli uccelli…

Democracy in America. Un brano #4

Dietro il velatino ombroso, due elementi: uno piccolo, sulla sinistra, per terra, e uno enorme, al centro, per aria.

Il primo elemento è un caravaggesco corpo plasticamente supino di bambino, illuminato da uno spot zenitale di luce gialla calda (al livello della platea, dov’ero, vedevo solo il rosa soffuso della massa carnosa e un gomito).

Il secondo elemento, composto a sua volta di due elementi, mi riesce molto più difficile descriverlo. Meglio partire da una metafora, io direi di pensare a due mastodontiche bielle rotanti lentamente, con produzione di prospettive e spessori sempre indecifrabili (il velatino impedisce, ricordo, di “vedere”). I due elementi sembrano lettere dell’alfabeto ebraico, e hanno pressappoco questa forma:

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Sicché, mentre, baciato da un raggio di sole, un corpo puerile giace – nell’ombra, paurose e sublimi, le bielle girano.

Se pensi che sia successo qualcosa

Se pensi che sia successo qualcosa,

ma non una volta sola, se lo pensi –

ecco il guaio – tutte

le volte, ogni

volta, no-

iosamente –

 

Si danno, al dunque, orientamenti

metaforici; fra i deluxe:

il richiamo, l’epifania, la sveglia,

la sconfitta, la disattenzione;

fra i cheap: il tramonto, il gabbiano,

la rosa, la strada, la mela.

Pensiero e respiro

Facendo del respiro

una metafora del pensiero,

si ottiene una specie di effetto-

Zenone, per cui pensare

non riesce più così facile

come, appunto, respirare –

si soffoca, si tossisce, si rantola.

A ben vedere

A ben vedere, il gelo

ha sempre questa faccia da straniero –

dovuta, mi sembra, da una parte,

a un’innata condiscendenza

verso la fortuna e, dall’altra, al risolutivo

talento dell’abitudine.

In sostanza, niente

di straordinario (non è TV), solo

una metafora, ma micidiale.

La metafora si fa senso stretto

La metafora si fa senso stretto

e tutto crolla. È una semplice,

possibile coincidenza ma anche

una pinza ermeneutica

o una quinta inter-

scenografica o una vena

vitrea o un brandello di boria

o una lacrima

nel pastone naturante.

 

D’altronde e d’abitudine, questa

potestà o volontà discenditiva

è forza che regge l’assioma. Prima, cioè, non c’è

alcunché – né di ilare,

né di tragico.

 

Colonna o puntello fatti

di paradossi, antinomie, contraddizioni –

come dire, in edilizia, pilastri

di sabbia o coppi di garza

o lattoneria di palta.

Più flutti

Diciamo che almeno per il prossimo minuto

non ho niente da temere – è un azzardo ma prudente.

 

Se non fosse che è un versamento – il che

chiude il discorso (certo, poi, ognuno si sceglie le sue metafore).

 

Posso mettere da parte il corpo, magari lì, sul divano,

a guardare la TV – e io allora sto al sodo.

 

È quello che faccio, dimenticandomi

del baule di premesse alle spalle.

 

Penultima serata del Festival di Sanremo 2016;

su La7, però, danno Django (con Franco Nero, cioè, nella parte).

 

La corrente che mi riporta al tema è forte, ma io

non voglio saperne, insisto per affogare, il mio motto è:

 

Più flutti!