Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: mare

C’è posta #25

Carissim*,

non mi servono consigli – sai?, vorrei sbagliare. Scusa, perciò, se ignoro i tuoi ultimi. Il motivo, tutto sommato, è comprensibile: se, onestamente, è vero che non so che cosa è giusto e che cosa sbagliato, non pare anche a te che mi convenga, per avventura (per che altro?), il mare aperto-apertissimo dell’errore?

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Se il rumore del traffico

Se il rumore del traffico

è sovrastato dal canto (?)

delle cicale, tutto il resto

corrisponde: i croceristi

che prendono il sole

in mezzo al mare, le ortensie

vecchio stile che esibiscono

la loro dualità, i gatti assenti

nell’ora del dileggio.

Per quanto ristretto

l’intorno di riferimento,

è inestirpabile la radice.

 

Può essere che

Può essere che (narrativamente, niente osta) un'”ong” corra il mare per trafficare in migranti. Una cosa sola non si può negare: i migranti.

Qui in Italia

Qui in Italia, in estate

si va al mare.

Parliamo invece di buio,

di quando, cioè, vedere

non serve – serve di più

mettere le mani avanti –

Parliamo pure di educazione,

di unghie dei piedi,

di mutande, di acqua

e di ricariche.

 

Dal buio

Dal buio, dalla bassa

risoluzione, impreparati, forse,

all’effetto – carrellata all’altezza

delle caviglie, concentrata

sulle foglie d’erba, e dunque sfocata

all’infinito, che forse è un fiume,

forse un mare, forse

poca acqua (una pozzanghera).

O forse similpelle.

Mini romanzo. Guardavo e non guardavo # 159

Guardavo e non guardavo, quando, a un tratto, vidi, lassù, a 100 m d’altezza, sullo spigolo della scogliera, una figura che credetti umana – e che l’attimo dopo, con la stessa precipitazione di questo resoconto incapace, staccava dal bordo e cadeva in mare.

Scorgere

Verbo blandamente aulico, poco usato nella comunicazione quotidiana. Per s., infatti, sembra necessario avere almeno un occhio di falco e sbaragliare potentemente gli ostacoli al destino della visione.

Se invece si preferisce qualcosa di meno vivace, come una suspense muta ma molto torbida, ecco lo sguardo-biscia, che valica di precisione gli stipiti.

Ma per non sbagliare, è meglio tornare sempre all’occhiata nella folla, magari a Milano in Galleria, o a New York a Times Square, o al mare in agosto.

Workshop

Sotto un cielo azzurro e senza nuvole, il mare è basso e torbido e ha un colore verde spento, a causa del fondo fangoso. Si salta dalla barca e il pelo dell’acqua arriva a mezza coscia. I piedi nudi impattano una morchia di 2-3 centimetri di spessore – spalmata su uno strato inferiore più sodo – infarcita di conchiglie.

Il punto

Una minima informazione socio-economica basta

a offrire alla psiche elementi di disturbo anche

gravi e gravissimi, poi tocca al giocoliere di turno

amministrare (pardon) il gruzzolo.

 

Detto questo, si torna al punto da molto più lontano, varcando

confini, solcando mari, attraversando terre di nessuno sempre

umide di siero e disseminate di brani e frammenti variamente

accessibili, combinabili, distruttibili.

 

In termini correnti, una specie di safari nel dominio dell’ombra,

servono: un ventaglio di vimini, un’area di servizio sulla Salerno-

Reggio Calabria, due vecchietti seduti fra il bar e la pompa

e infine noi, come di norma, vulnerabili.

Sul tempo, come per strada

La bella stagione avanza convinta.

I giorni di sole esprimono serie

sempre più significative.

Dal dire al fare, voilà il mare.