Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: mano

Qui in Italia

Qui in Italia, in estate

si va al mare.

Parliamo invece di buio,

di quando, cioè, vedere

non serve – serve di più

mettere le mani avanti –

Parliamo pure di educazione,

di unghie dei piedi,

di mutande, di acqua

e di ricariche.

 

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Chi ha acceso un mutuo a tasso

Chi ha acceso un mutuo a tasso

variabile, certo, ci resterà male.

E poi, insomma, dai,

succede di prenderlo nel culo!

Che vuoi, sarà il casting,

se non la sceneggiatura

o, addirittura, la produzione e la regia!

In ogni modo, chi si sporca le mani

è chi vota, a lui, cioè, conducono

tutte le tracce – e, non votare, ATTENZIONE,

è qualcosa di molto diverso

da una vigliaccheria, è

essenziale renitenza a fare

sistema, in un sistema di merda.

Anche quella volta #6

Alle 5.59, l’incubo svegliò Fiordèo Forlì. Si era sognato nella casa di Annina Marechiaro (!?), ignorando però dov’era, veniva a saperlo con orrore piano piano, chinando la testa e scoprendosi in ginocchio, staccando le mani dai fianchi e vedendosele colanti un denso vermiglione che sembrava proprio sangue.

Nessun riferimento

Nessun riferimento

al presente di chi scrive

nel momento in cui scrive.

Niente, dunque, stagioni

e meteorologia in genere,

niente cronaca nazionale

o internazionale,  niente prime

edizioni e debutti, niente

amori nuovi – niente, insomma,

di fresco. Basta appoggiare

la mano – Senti? È pietra.

La mano

Ho chiesto in giro e nessuno si ricorda

il maggiordomo che fu così discreto e abile

da riuscire a sostituirmi il flûte vuoto

senza che me ne accorgessi.

 

In uno dei riflessi del vino, infatti,

ricordo bene di avergli visto

ritirare la mano, come farebbe solo un ladro.

 

Ma chi badava più, già verso mezzanotte,

al tappeto d’immondizia che bilanciava

gli scompensi dei presenti?

Doppio incipit

L’ingresso era un cimitero – ripeto, l’ingresso era un cimitero.

 

Una donna elegante di circa cinquant’anni passa in parte a un barbone accucciato con un libro aperto fra le mani ma addormentato, la nuca rovesciata contro la serranda. La coda dell’occhio della donna resta un po’ indietro rispetto alla sua falcata, cola sul lastricato del portico, risale i pantaloni luridi, fino alla faccia offerta alla volta. Avrà novant’anni, pensa – fa esitando ancora qualche metro, espellendo il vecchio dal suo campo visivo, si ferma, si gira. Butta un’occhiata all’intorno deserto, si avvicina. E, per l’emozione, deve sederglisi accanto, sul gradino della vetrina.

Mai mi ha sfiorato il pensiero

Mai mi ha sfiorato il pensiero che Samuel Beckett fosse un forte bevitore. Io, Beckett, lo conosco poco, e manco di prima mano, vorrebbe dire leggerlo in inglese e francese, ma è un autore che mi chiama tantissimo – l’eccesso c’è ma è quello ben più cruciale della cognizione, che, a tavoletta, ribalta e disarticola l’affermazione qualsivoglia.

Entusiasmo

Capisco che la funzione, qualche

volta, entusiasmi. Per esempio:

se la mano che afferra il badile

per scavare una fossa non si mette

a darlo in testa a un estraneo

e produce, con le buone o con le cattive.

Quando lo sperone di ghiaccio

Quando lo sperone di ghiaccio

penetra nello scafo, il bicchiere

di cognac gli sta stretto in mano.

 

Anch’io, come Pagliarani, sono contento

dell’incipit* e mi congratulo

con me stesso. Nel mio caso, però, qui

 

mi fermo (e risparmio ben 68 versi).

 

 

*Vedi Oggetti e argomenti per una disperazione, da Lezione di fisica e Fecaloro, in Tutte le poesie (1946-2005), Garzanti, 2006, p. 170, vv. 11-12.

Come si fa

Come si fa

a raccontare una storia

che non sia una storia ma

un prendersi per mano

e non lasciarsi più?