Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: limite

Ne parlerò per omissione

Ne parlerò per omissione,

girandoci un po’ intorno.

Non sarebbe difficile

trovare le ragioni, ce ne sono

che si offrono, peccato che ogni

scelta sia un passivo che si somma

al passivo maturato.

Fin qui, abbiamo creduto di confonderci.

C’è un limite alla volontà.

Cosa dico

Se dico “sono ubriaco”, cosa dico?

Per prima cosa, letteralmente, che sono ubriaco.

Poi, implicitamente, che, nell’essere ubriaco, tuttavia, mi riconosco – ovvero, dico qualcosa (l’ubriachezza) a proposito di un soggetto (l’io) in cui mi identifico. In altre parole, dico, insieme, che sono al limite delle mie facoltà di intendere e di volere e che, seppure in questo stato, mi intendo e mi voglio.

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E se dico “sono contento”, cosa dico?

In questo caso, il predicato è il participio passato di “contenere”: “contenuto”. Se sono contento, cioè, sto al mio posto. Anzi, se dico la verità, dico addirittura che sono perfetto, che non ho bisogno d’altro, neanche di continuare a vivere.

La musica non è la curva del canto

La musica non è la curva del canto

ma l’agone riservato e sordo

dell’attrito incomprimibile,

è eccedenza o carenza del pressappoco,

è la superfetazione espressiva

del difetto trascurabile, dentro i limiti –

Pseudo-implicazioni

Se il Sole solarizza,

il Premio premia.

 

Se la Nebbia annebbia

il Dolore addolora.

 

Se la Noia annoia,

il Tempo temporeggia.

 

Se la Voce vocalizza,

la Moneta monetizza.

 

Se la Fretta affretta,

lo Spazio spazia.

 

Se il Vero avvera,

il Sogno sogna.

 

E se il Limite limita,

la Causa causa.

Sì, un dio è rimasto

Sì, un dio è rimasto,

insopprimibile: il Limite.

 

Gli sport in voga sono il salto

e l’infrazione, appunto, del limite.

 

Detto in modo universalmente

comprensibile: alla Tecnica

 

sta sul cazzo. Ecco come preferisco

non guardare quello che vedo.

 

Il tempo è un alibi

Il tempo è un alibi, una didattica

 

della sopravvivenza, un metodo

di rappresentazione

 

dei limiti della rappresentazione.

Da dove e come cominciare

Da dove e come cominciare? Mica

una bazzecola, dato che è una prima,

benché minima

focalizzazione

 

(potrebbe essere massima

solo se, come dice il Poeta,

nel principio ci stesse, comoda

e tout court, anche la fine).

 

Dal metodo al merito, qualche gettonata

combinazione: mondo  mit

filosofia, lirica, fisica, storia, etc.; io mit

amore, società, dio, morte, etc.

 

(Credo però di riconoscere un mio tono

caratteristico, lugubremente professorale,

che volentieri considero un limite, più

che una medaglia.)

Non abbiamo potuto pensare

Non abbiamo potuto pensare,

per tutto il tempo ci siamo mossi.

 

È complicato, d’altronde, farlo

sotto il sole, forse

è possibile giusto un rimpinguamento

degli stock, come dire un mezzo

pensiero.

 

La scena è un vero e proprio

sabotaggio della cognizione,

il limite è l’intero, così

da precluderne sia

il possesso che l’accesso.

 

Per poco tempo ci siamo

alzati tardi la mattina

e se questo giardino

è nostro, facciamo in modo

che non lo distruggano i nostri figli.

Non sembra

Non sembra, ma c’è qualcosa

oltre l’orizzonte. Il limite è solo

l’amministrazione del contiguo, non altro

(per quanto ferreo – o bronzeo?) –

non, comunque, secondo l’uzzolo o il caso.

Perciò, forse, è pensabile e praticabile

la sua infrazione, nelle diverse applicazioni:

confine, teoria, sistema, legge.

Domanda

Sei di quelli che svuotano

il posacenere in prospettiva

di un’irruzione? Sei di quelli,

cioė, che guardano,

non chi li precede, ma

chi precede il precedente?

Sei di quelli, insomma, interessati

al Limite? Beh, effettivamente,

il target ė stecchirlo.