Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: limite

Quando imbocco l’autostrada

Quando imbocco l’autostrada, il mio primo pensiero è “Speriamo di uscirne”, perché qualche cosa che mi fa temere il contrario c’è sempre: dal tagliando dell’auto colpevolmente rimandato, al traffico intenso con tamponamento a catena improvviso e catastrofico, alla presenza di materiale o animali sulla carreggiata (trovo terrorizzante, in particolare, il segnale di pericolo con la silhouette del bambi che salta – me lo immagino, infatti, un ungulato che atterra per sbaglio sul parabrezza di una panda), all’alt della stradale che mi becca mentre supero il limite di velocità (anche una panda, per quanto sembri ridicolo, ci riesce), e insomma tutto fa brodo in questa mia paranoia (e ho omesso, si badi, l’estremo classico del meteorite grande come un macigno che – vedasi la storia dell’arte contemporanea – può schiantare perfino un papa).

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Dentro la domenica di Pasqua

Dentro la domenica di Pasqua

ci sta tutto quello che ci deve

stare (sarà un caso? sarà

come sempre?): il sole, il sangue,

il canto degli uccelli, il bouquet di petrolio,

le venature del presente stretto,

la pletora dei soggetti

che ci credono senza paura

e adeguano a questa loro debolezza

lo stile di vita, e poi

la terra grassa, la terra magra,

la polvere posata, la polvere in sospensione,

la fatale lacuna (già, essa pure) –

 

Devo continuare?

E, se si, quanto?

Mettiamo un limite comodo,

se non proprio ampio?

Facciamo la metà

della vita umana media

di oggi, che è circa 85?

…Troppo, eh? (La cartografia

1 : 1, infatti, è un insopportabile

ma testardo imbarazzo

teoretico.)

Rap del setaccio

Ok, basta filtri (oh, beata illusione!), basta

esitazioni, basta alternative, di corsa

contro il muro, come viene viene, la prima

parola, da “infatti” a “glifo” a “in”

a “ops”, col che mi tocca (rapido planning) 1) di

vincere la tentazione del dubbio a ogni passo, 2) di

mettermi il cuore in pace a proposito

di qualsivoglia puntello o portafortuna,

di qualsivoglia essere in generale, materiale

e ideale, bando al limite, im-

ponendomi (attenzione, digressione?) di essere

solo quel che sono – il “setaccio

presente” che sono, aggiungerei –

Scacciare il ricordo è come scacciare lo straniero

Scacciare il ricordo è come scacciare lo straniero,

vuol dire che la pancia è tesa, che il limite

raggiunto è il termine ultimo della trattativa.

Cosa importa quello che dicevo

Cosa importa quello che dicevo? –

Scusa eh, ma io ci caco!

Le conseguenze? Ti dico, buone come “calze” –

Aiuto! Dov’è finito, adesso, il limite?

Ieri

Non riesco a smantellare la frase, forse

è un limite o forse non mi applico, in coda

a vaghi e gentili stimoli. L’attesa? Ci pensi

la stragrande maggioranza – ieri

fiorivano mimose, per strada.

La parola definitiva

Quell’articolo,

quel sostantivo,

quel predicato,

tutti insieme in sequenza come nel titolo.

 

Spiacerà ammetterlo ma siamo

al limite, che, si sa, è un’arte.

Comunque vada

ogni “opera seconda”.

Gesù, per dire, aveva forse la patente

Gesù, per dire, aveva forse la patente

di maestro? Maestro è due cose:

1) chi ha il diploma per insegnare,

2) chi insegna. Un limite infatti

è, davanti e dietro,

di qua e di là, sopra e sotto,

che insegnare non è

come calcare un palcoscenico.

La somiglianza è solo in questo, che il maestro

si presta alla trasmissione,

come l’attore allo show.

Un pomeriggio di tanto tempo fa

Un pomeriggio di tanto tempo fa, la luce

scolora lentamente

e all’ammor –

bidimento dei toni

si appoggia, dolce e grata, la stanchezza.

Sarà sempre quel dolore assurdo andare

a dormire, si capisce, significa

che c’è un limite – oddio, un limite… -, che bisogna

indebitarsi e posare da ottimisti, così come

si fa alle feste.

Esortazione orfica

Avanti un altro!

E finiamola

con gli intermezzi

ricreativi o rigeneranti, altro

che ricreazione e rigenerazione, è ora

di dire basta

a tutto ciò che è intervallo!

 

Finiamola coi limiti cazzo! – Ma

ci vuole del coraggio, sis-

signori! Il coraggio, per l’esattezza,

di chiudere una lunga

storia d’amore,

e tornare, molto

di corsa, col culo

all’aria, là, sul monte,

alla presenza delle Figure.