Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: James Salter

Diario di lettura: Per la gloria #5

Il primo, mitico (dicono le bandelle) romanzo di James Salter, Per la gloria (The Hunters), è bello ma molto più normale, per esempio, di Un gioco e un passatempo (A sport and a Pastime) o di Una perfetta felicità (Light Years).

Diario di lettura: Per la gloria #4

Esergo:

A W

che mi è stato amico

Diario di lettura: Per la gloria #3tris

Soglia estrema: il numero di inventario riportato sull’etichetta dell’esemplare che ho in mano è 6227.

Diario di lettura: Per la gloria #3bis

In quarta di copertina, però, troneggia la citazione dal Times Literary Supplement, meno tamarra, ovviamente, ma anche molto pesa:

Mentre altri libri di quella stagione sono scomparsi, questo si rivela un classico.

Diario di lettura: Per la gloria #3

Sempre sulle soglie: una citazione tamarra dal Washington Post, in copertina, recita:

Salter può spezzarti il cuore con una frase.

Diario di lettura: Per la gloria #2

Solito problema del titolo originale: The Hunters. Be’, sorprendentemente, questa volta, anche con quel filo di retorica parafascista, per me è meglio in italiano.

Diario di lettura: Per la gloria

Non l’ho ancora iniziato, ho letto solo la prefazione dell’autore, tre pagine di essenziali informazioni di tecnica della guerra aeronautica in Corea negl’anni Cinquanta del Ventesimo (coppia, sezione, squadriglia, le stelle rosse… – la stella rossa è l’equivalente della tacca sulla colt…- 5 stelle facevano un asso).

 

James Salter, Per la gloria, traduzione di Katia Bagnoli, Guanda, 2016.

Una perfetta felicità = Light Years

Purtroppo l’ho finito. No, non confondiamo: è finito – come tutte le cose. Ricordo che quando l’ho cominciato ho pensato: Qui non si va da nessuna parte. E invece, come nella vita, anche a salti e a tradimento, ecco la storia.

 

James Salter, Una perfetta felicità, traduzione di Katia Bagnoli, Guanda, 2015.

James Salter

Diciamo che l’ho messo alla prova (sto leggendo Una perfetta felicità, Guanda, traduzione di Katia Bagnoli, 2015) – sì, in italiano (in originale non so), la sua narrazione – spezzata, poetica, pindarica – tiene.

Un gioco e un passatempo

Un gioco e un passatempo, di James Salter, è uno dei romanzi più onirici e ipnotici che conosca. L’elemento forte dell’opera è il tono della voce dell’io-narrante, un meraviglioso, indolente, caldo sospiro in cui aleggia sovrana – malgrado le persone, i luoghi, gli oggetti, i fatti – l’indeterminazione. Mi ricorda, addirittura, il sommo De Nerval di Sylvie.