Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: io

Foto

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Questa è una foto mia, fatta con lo smartphone, da un fotografo vero e bravo, quest’anno a Pasquetta – che è vero e bravo si vede dai dettagli: l’intrico dei denti nell’ombra boccale, le rughe fra i sopraccigli, agli angoli del naso e della bocca, sull’indice, il medio, l’anulare e il mignolo della mano sinistra, le macchie della pelle sullo zigomo e la guancia, l’espressione concentrata.

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Una cosa che odio…

…è dire “io l’avevo detto” –

azzeccare la scommessa

è sempre e solo un colpo

di culo, quello che resta sono

i ragionamenti, che valgono –

attenzione – anche

se sbagliati.

Cosa vuoi che ti dica?

Cosa vuoi che ti dica? –

È una formula, lo so

che tu non mi chiedi

niente, lo so che sono

io che ho questa incognita

impellenza verbale

irrisolta e irrisolvibile,

che mi sta sul gozzo

e mi soffoca

ma, purtroppo, non

mi uccide –

Tre piani

Eshkol Nevo, Tre piani, traduzione dall’ebraico di Ofra Bannet e Raffaella Scardi, Neri Pozza, 2017.

 

Romanzo in tre parti, corrispondenti ai piani di una palazzina borghese presso Tel Aviv in cui risiedono i personaggi narranti.

Sequenza dal primo al terzo piano delle identità di mittenti e destinatari dei racconti: 1) designer “arrabbiato”, sposato a una avvocatessa da cui ha avuto una bambina, si confida a un amico scrittore; 2) ex-grafica casalinga “frustrata”, sposata a un professionista spesso in viaggio, con cui ha fatto una bambina e un bambino, scrive alla sua più cara amica, professoressa di storia del cinema a New York; 3) “posata” giudice in pensione, vedova e con un figlio adulto di cui non sa niente da tre anni, racconta al marito morto, che fu giudice pure lui, registrandosi su una vecchia segreteria telefonica che conserva incisa la voce del consorte.

La struttura allude alla triade freudiana Es, Io, Super-io.

Dall’opera, Nanni Moretti ha tratto la sceneggiatura del film a cui sta lavorando attualmente.

In che modo io c’entro con loro?

Quelli che vanno in gita a osannare il “capitano” della Lega sono esseri umani come me, eppure mi chiedo, molto ingenuamente e dolorosamente: In che modo io c’entro con loro?

Mini romanzo. Il punto #184

Io so che parlo, so che scrivo, so che dico, perfino – lo faccio perché lo faccio e questo è il punto. Non sono mai in me e mi tradisco.

Il populista

(Questa cosa me l’ha ispirata un articolo, letto su doppiozero.com, di Rocco Ronchi, in cui si propone di leggere il populismo a partire dal suo inconscio (=metafisica), espresso, nella sua forma più matura, dal personaggio  di Memorie del sottosuolo di Dostoevskij. Ho dunque ripreso in mano le Memorie – e sono rimasto di stucco. Sì, il personaggio di Dostoevskij è proprio l’io del web, così orgoglioso della sua identità da fregarsene bellamente di ogni rispetto e precedenza. Nella sostanza, il pezzo è una riscrittura.)

 

Chi se ne frega se due più due fa quattro! Se non mi piace, chi se ne frega! Chi se ne frega della verità scientifica! Non mi piace la verità scientifica! Oh, gente, io sono io! Se qualcosa non mi piace, non mi piace – e quello che soprattutto non mi piace è che qualcuno o qualcosa mi dica qual è il giusto per me! Decido io, per me, il giusto! Se voglio, pensa, decido perfino, guarda un po’, che due più due fa cinque o tre!

Twitter

Io sono fatto, mi sembra, per twitter – ma sono anche un sadico.

 

Castrazione chimica

Quando il Ministro dell’Interno usa la locuzione in oggetto, be’, io sento che gode come torello.

Io sono quel che sono

Se ieri lo diceva Iago

e l’altro ieri

lo disse Dio, oggi,

lo può dire chiunque.