Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: io

È ottobre e io

È ottobre e io

penso già alle fragole

ma insieme mi dispiace

di stare così avanti

e rinunciare a tutto quanto

passa da qui all’estate.

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Mi sono ferito vivendo

Mi sono ferito vivendo – io

come tutti, d’altronde.

 

Questa cosa dell’usura

personale, però, è uno strazio.

Impossibile

È impossibile. – Sì, te lo dice [sic] Io

(non certo, cioè, le parti del dramma).

 

L’unica cosa che puoi ancora  fare,

se vuoi, o tapino, è farneticare

 

senza pensarci (difficile).

Io

(Anche Ungaretti, come concettualmente l’ermetismo – che poi, propriamente, è “minimalismo” -, mi ha sempre fatto pensare a una “poesia sulle punte”. Il pezzo che segue è un tentativo del genere.)

 

 

Io

stanotte muoio –

 

Non è qualcosa

che prevedo o premedito

 

(mi viene

da ridere

 

al solo pensiero).

Il mondo

Il mondo, inevi-

stabilmente, sovrasta

l’io agonista.

Foto

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Questa è una foto mia, fatta con lo smartphone, da un fotografo vero e bravo, quest’anno a Pasquetta – che è vero e bravo si vede dai dettagli: l’intrico dei denti nell’ombra boccale, le rughe fra i sopraccigli, agli angoli del naso e della bocca, sull’indice, il medio, l’anulare e il mignolo della mano sinistra, le macchie della pelle sullo zigomo e la guancia, l’espressione concentrata.

Una cosa che odio…

…è dire “io l’avevo detto” –

azzeccare la scommessa

è sempre e solo un colpo

di culo, quello che resta sono

i ragionamenti, che valgono –

attenzione – anche

se sbagliati.

Cosa vuoi che ti dica?

Cosa vuoi che ti dica? –

È una formula, lo so

che tu non mi chiedi

niente, lo so che sono

io che ho questa incognita

impellenza verbale

irrisolta e irrisolvibile,

che mi sta sul gozzo

e mi soffoca

ma, purtroppo, non

mi uccide –

Tre piani

Eshkol Nevo, Tre piani, traduzione dall’ebraico di Ofra Bannet e Raffaella Scardi, Neri Pozza, 2017.

 

Romanzo in tre parti, corrispondenti ai piani di una palazzina borghese presso Tel Aviv in cui risiedono i personaggi narranti.

Sequenza dal primo al terzo piano delle identità di mittenti e destinatari dei racconti: 1) designer “arrabbiato”, sposato a una avvocatessa da cui ha avuto una bambina, si confida a un amico scrittore; 2) ex-grafica casalinga “frustrata”, sposata a un professionista spesso in viaggio, con cui ha fatto una bambina e un bambino, scrive alla sua più cara amica, professoressa di storia del cinema a New York; 3) “posata” giudice in pensione, vedova e con un figlio adulto di cui non sa niente da tre anni, racconta al marito morto, che fu giudice pure lui, registrandosi su una vecchia segreteria telefonica che conserva incisa la voce del consorte.

La struttura allude alla triade freudiana Es, Io, Super-io.

Dall’opera, Nanni Moretti ha tratto la sceneggiatura del film a cui sta lavorando attualmente.

In che modo io c’entro con loro?

Quelli che vanno in gita a osannare il “capitano” della Lega sono esseri umani come me, eppure mi chiedo, molto ingenuamente e dolorosamente: In che modo io c’entro con loro?