Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: inferno

Arco

Una vita, un traffico, un inferno,

che sembra d’essere in alta stagione,

tutti in scena a respirare,

a battere le ali, a drizzare il pelo, a fare

tanto d’occhi, che è anche tanto

un tentativo

di chiudere bottega, magari

tagliando per i prati di aprile, vietato

l’aggettivo, non servirà, forse non deve, come

vanno queste cose, il progresso

dell’umidità, fra

marcimento e marcimento.

 

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I segni sono un inferno

I segni sono un inferno,

la trama dei contatti

è ordinaria amministrazione

solo per un miope.

 

Tipo altro (parallelo) mondo, ma

di comune esperienza: qua,

l’inferno degli spigoli, là,

quello della musica.

 

Certamente l’inferno serve

anche a produrre mito, ali-

mentando cinema, TV e web –

raccontare è organizzare, no?

 

L’inferno serve dunque

anche a produrre enterteinment –

forse, anzi, addirittura,

chissà, è la sua mission.

La gestione delle differenze

La gestione delle differenze, del loro

innocente proliferare,

è un’occupazione tecnica.

Che dice l’articolo?

Che la partita, a oggi, è persa

e che un sogno è finito – ma soprattutto

che nell’inferno delle responsabilità

brilla il Neoliberismo –

 

Ma dico! E la parenesi tecnica?!

I giocattoli sono questi

I giocattoli sono questi,

ma nessuno si ricorda

chi li regalò… come

riempirono la cesta…

 

(Attenzione, i critici

sottolineano i passati

remoti ridicoli…)

 

(…quelli, per capirsi,

non pescati all’inferno.)

 

In questo strano gioco, è così,

il passato è per forza l’inferno, ne va

del gioco medesimo – sicché non restano

che la sauna e la frusta.

Virgilio guida CAI

E come quei ch’adopera ed estima,
che sempre par che ‘nnanzi si proveggia,
così, levando me su ver’ la cima
d’un ronchione, avvisava un’altra scheggia
dicendo: “Sovra quella poi t’aggrappa;
ma tenta pria se tal ch’ella ti reggia.”

 
Dante Alighieri, Commedia, Inferno, Canto XXIV, vv. 25-30, Arnoldo Mondatori, I Meridiani, 1991, p. 710.

 
(Una postilla: Hollywood, oggi, metterebbe un franco punto esclamativo alla fine delle parole del Duca, come se fossero pronunciate sovrastando la tormenta – invece che, cioè, dette soavemente, tipo sorseggiando un tè e chiacchierando amabilmente.)

Dante Alighieri

Ahi come facean lor levar le berze

a le prime percosse! già nessuno

le seconde aspettava né le terze.

 

 
Dante Alighieri, Divina commedia, Inferno, canto XVIII, vv. 37-39.