Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: giorno

C’è posta #22

Car*,

Sembra che ci siamo – per il governo, intendo… In questi giorni di fremente attesa, annoiandomi, ho pensato anche che Soldatino, non per niente, sembra un soldatino, ovvero, addirittura, un ologramma della Conteggio Associati – e poi ho pensato che pure Torello, non per niente, sembra un torello, ovvero, addirittura, una pura veemenza peristaltico-prostatica.

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Il fiume

Il fiume è fluito

fin qui, ai miei piedi,

generoso – mi ha lambito

(pardon) le caviglie.

 

Sempre a parlare, quasi

che fosse questo il punto!

 

Pensare, cioè, potrebbe essere

come uscire di casa un giorno

qualunque, lasciando perdere.

 

…Sostando

nel pied-à-terre,

con tutto l’agio,

e no – no burbanze.

 

Oggi, non domani

Oggi, non domani, è un altro

giorno, altro

che palle – ci tengo,

con questo sentimento

e questi esami, a registrarlo.

Volendo, da un giorno all’altro

Si può, volendo, fingere –

certe cose è meglio dirsele.

 

Non si può, da un giorno

all’altro, scoprire il genere.

C’è posta #14

Car*,

mai come in questi giorni di stallo ho sofferto tanto indecentemente l’appeal neoclassicista. Mi sembra, ma so che adesso deliro, di capire alla perfezione Stravinskij, per esempio, in questi giorni maledetti.

Cartolina occidentale

Mancano pochi giorni al 25 ma non fa freddo, in più è domenica e mezzodì. Il braccio meccanico di un autocarro cala una bandiera grande tre metri per quattro. Ci sono almeno due raduni, uno di babbinatale e uno di ciclisti, tutti col loro bravo numero sulla schiena o sul petto. Un bambino in monopattino, di 5-6 anni, sfreccia (non per modo di dire, il verbo, cioè, è congruente col fenomeno) nella piazza. Parecchi cani al guinzaglio (lupi, labrador, cocker, bassotti e bastardi) portano a passeggio i rispettivi padroni. I tavolini si riempiono, arrivano giovani famiglie e gruppi di amici.

Mi cadrà sulla lingua

Mi cadrà sulla lingua

un dente posticcio, un giorno,

e sarà come la fine,

quando si è contenti, cioè,

solo di morire.

Atto unico, in una breve battuta e una bellissima canzone

(Buio. Illuminazione zenitale di un attore nudo al centro del palcoscenico, a 6-7 metri dal proscenio.)

Personaggio: Non so davvero cosa dire, sono giorni in cui mi sembra quasi di rimpiangere il mio dolore, è una specie di dubbiosa benaccia, credo…

(Buio. Musica: My House, di Lou Reed.)

Per svincoli usuali e micidiali

Transito per svincoli

usuali e micidiali.

 

Un armistizio non dichiarato, uno stato

di fatto, forse, passato

inosservato quanto basta

per diventare

questo bubbone ignominioso

non più occultabile.

La sua funzione è la sorpresa

che procura ai giusti.

 

Breve ricognizione, dopo qualche

giorno di riposo (forse) – tutto

come prima, come qualche

minuto o ora fa, le cose

serie rinviate

(finché alla fine, pun-

tualmente, cadranno

in date sbagliate).

 

(Uno scrollarsi, insomma,

le parole di dosso.)

Sono morto anche

Sono morto anche

quel giorno – sì, sai, quello

in cui non capisti,

lasciandoti infilare dal pesce,

per sua natura fuggitivo.