Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: giorno

Giorni in cui

Ci sono, dunque, quei giorni

in cui qualcuno intuisce – forse

capisce – e i più no?

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Sembra tutto a posto

Sembra tutto a posto, direi, sintetizzando nel modo più efficace ma anche più rozzo: la mattina mi sveglio, mi alzo, vado a lavorare, nel tardo pomeriggio torno a casa, mi faccio due birre, scrivo, mangio, leggo qualcosa, e infine vado a dormire, col proposito, non tanto segreto, di rifare, l’indomani, suppergiù nello stesso ordine, suppergiù le stesse cose… – Mica vero, niente è più a posto, perché io sono morto… Oggettivamente, non sono ancora un cadavere, le azioni di cui sopra io le compio. Non si tratta della congiuntura. Qui, il punto, è l’orizzonte, per la precisione, uno vocazionale. Ecco, io, ogni giorno, sono vocato (con ottime chance di riuscita, cioè – non immediatamente fattuale, magari, ma simbolica, che pesa perfino di più, sì) a morire.

Non tornano i conti

Non tornano i conti –

sì, mi hanno lasciato un giorno

che pioveva e l’acqua dilavava

le cifre…

Per quanto mi riguarda

Per quanto mi riguarda, questa cosa che una o uno si prende le ferie e per un po’ di giorni smette di lavorare e magari frattanto lascia il posto in cui vive e va a stare da un altra parte, be’, lo trovo sempre un tema ricco di avvincenti implicazioni multidisciplinari.

Incipit kafkiano

All’ora solita di un suo giorno feriale, si svegliò da un incubo nel complesso vago ma molto incuboso per due dettagli: la data del giorno corrente (nella forma gg/mm/aaaa) incisa su una porta e l’informazione, espressa da una stridula voce fuori campo, che quello era il giorno della sua morte. Tergiversò ancora qualche minuto, sotto il lenzuolo, cercando di recuperare altri particolari del sogno, ma senza risultato. Sicché si alzò, andò in bagno e pisciò.

L’idea-guida

L’idea-guida, buona

e banale, è che ogni

giorno sarà uguale.

La stupefazione atterrò

La stupefazione atterrò

tutti i presenti, qualcosa come

una nebbia a mezz’aria

sciolse il giorno dalla notte –

 

l’affaticamento fu

un’esperienza impercet-

tibile, fra le curve e le contro-

curve della.

Vita nuda

La vittima inchiodata a terra vorrebbe chiudere gli occhi, davanti allo shaker con cui il carnefice minaccia di fracassargli la faccia – ma non ce la fa, il terrore è troppo. Morirà, se così è scritto, senza perdersi niente dello show.

Prova a fingere, quando teme che quello sovverta i suoi calcoli. Giusto allora chiude gli occhi e sogna che nessuno lo veda, mentre riavvolge le spire e stringe con la massima dolcezza, perché il sonno non soffra le sue mire.

Canta tutto il giorno la stessa vecchia canzone di quando era giovane e assicurava di non nutrire serie intenzioni. Neanche un temporale avrebbe potuto fargli cambiare idea – solo, finiva e ricominciava, esasperato di sè.

Ero distratto

Ero distratto, non avevo

il polso della situazione, quando

tutto, una volta di più, precipitò.

 

Non so nemmeno se fosse giorno o notte,

la questione dell’ora, infatti, aveva perso

di senso, in quel lago di sangue

 

che mi battezzò.

L’altro giorno che dovrebbe essere

L’altro giorno che dovrebbe essere ha i contorni sfumati tipici della proiezione sul fondo di una caverna.