Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: gioco

È mai possibile

È mai possibile

che anche l’inverno stenti? –

(Gioco, parentesi.)

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Parlare delle cose

Parlare delle cose

assomiglia molto

alla prassi dell’impasto:

si unisce, si amalgama, si lavora.

Attenzione però:

in questo gioco, l’autore

non è pasticcere

ma lui pure

ingrediente.

Apologo

Il buio

ha stupefatto il pubblico.

Dopo mezz’ora, infatti, quando

luci sapienti hanno pennellato

sulla scena un bosco fitto,

attraversato in profondità

(anche 100-150

metri apparenti) dagli spot guizzanti

di un gioco di carnefici e vittime –

be’, proprio allora, il pubblico

ha cominciato a annoiarsi

platealmentc, c’è stato, anzi,

perfino chi si è alzato

e se ne è andato.

Si può anche

Si può anche allargare e includere

fin le minuzie delle soluzioni, un elenco

noioso per legge, prova ne è

che seleziona il deviante.

 

Si può anche allestire in fretta e furia

un ricovero simbolico variamente ordinato

(per altezza, gentilezza, pelo, etc.).

 

Si può anche cominciare a giocare –

a qualsiasi gioco, prendendoci

gusto, magari – e poi, però, impazzire.

L’autore giocato

In ogni sequenza (e sequenza di sequenze), c’è, volente o nolente l’autore, un gioco. L’autore, cioè, è tale in quanto, più o meno coscientemente, si fa giocare dalla sequenza.

È questo il testo: l’autore giocato.

Quello che

Quello che, qui, può sembrare romantico è piuttosto, nell’intenzione dell’autore (cioè io, Pierluigi Rossi), un gioco combinatorio con limitato versamento emotivo.

Non è successo niente

Non è successo niente –

ti prego, è un gioco.

Vedi, è un’origine dopo l’altra…

e il passato un travestimento…

quasi mancasse solo un nome…

 Il nome giusto – sì, quello

sotto il cuscino, schiacciato

fra orecchio e materasso.

Terrae motus

Il tavolo da gioco è il Pianeta, oggi, e la Globalizzazione manifesta la sovrabbondanza quasi inconcepibile di soggetti e identità che il nuovo tavolo significa. In questo afflusso abnorme e violento, soggetti e identità sono suscitati e insieme risucchiati senza posa, cioè ordinariamente terremotati.

Il pieno e il vuoto

Si può fare un percorso anche

lungo e contorto, per arrivare infine

all’evidenza o, meglio ancora,

al luogo comune –

La performance esprime solo questo:

 

O tu, che dici “tavolo”, guarda

che allegro verminaio!

 

Di norma, il gioco offre

una piana di macerie e resti

animal-vegetali; la cappa

nebbiosa sovrastante

(spesso presa per un cielo)

è una bassa pressione simbolica

stabile; in ogni modo, ecco

il punto: è tutto lì,

il pieno e il vuoto.

Senza andare a capo

Certo che sì può essere fuori dal mondo, non stabilmente magari, credo càpiti un po’ a tutti. A me succede quando riesco, come per incanto, a fugare i miei dubbi – allora sono gioco, non giocatore.