Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: forza

Due tiri

Due tiri.

Con un pallone che un po’ rimbalza.

Ma è da calcio.

Evitando movimenti bruschi.

Come le finte sul piede-perno.

Evitando gli scatti.

 

Ma tentando almeno il tiro in sospensione.

Da vicino.

Si capisce.

Commisurando il gesto al calo di forza dei lombi.

Diluendo l’azione in più facile saltello.

Con scaricamento immediato della palla.

In modalità “fontana”.

O “fontanella”.

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Fuori giri

Il buio si fa da parte il tempo che serve affinché, chiusa la pratica della rimozione, lo spavento che segue abbia la forza (diciamo “regolamentare”) per confondere, come suole, le carte. È così che la luce indora, generosa, anche la frottola.

Le cose, dunque

Le cose, dunque, stanno così –

diversamente, dico, da come

mai (forse – adesso non ricordo)

ho pensato – ma qui la faccenda

ha preso l’aspetto evidente

dell’uppercut, quantità di forza

applicata al ribaltamento, ovvero

intenzionata al suppergiù imprevisto,

teso fra i capi di un segmento

pure imprevisto.

Problema

Struttura studiata in una specie, diciamo così, di “galleria del vento”, che simula gli effetti di un mare forza 9 su linee date di frattura del supporto.

Addirittura complimentarsi mentalmente

Addirittura complimentarsi mentalmente

con sè stessi e commuoversi, per la forza

della vocazione – più che un’abitudine,

una regola – e, più ancora, un fiore di notte.

La morte altrui

La morte altrui si suddivide in 1) variamente procurata dal soggetto e 2) variamente non procurata dal soggetto.

In entrambi i casi, la morte altrui mette in questione la rappresentazione del mondo da parte del soggetto.

Essendo, cioè, come si presume, la morte un mancamento, per forza, dopo, tocca di rappezzare o rammendare il quadro.

Cavalle

Cavalle – ha ragione a chiamare

così le sue parole, per la forza

e la precisione – un tiro capofitto

nell’occhio della verticale, quasi

d’improvviso, col preannuncio

di un sospetto dopo un secondo.

Anch’io interroga

Anch’io interroga

ogni tanto le carte.

 

Non mi servono per forza

le carte, però.

 

Io butta

giù qualche combinazione

 

che tiene casualmente in tasca –

sul piatto, davanti a tutti,

 

compromettendo, perfino,

risultato e reputazione.

Il problema delle tracce

Il problema delle tracce

è che non puoi evitare

di lasciarne; solo

 

in un secondo momento

puoi occultarle a forza

di tracce novelle.

C’è posta #26

Carissim*,

mi dispiace immensamente per l’episodio increscioso di ieri alla festa, spero che quel cretino del padrone di casa si sia poi scusato… ti sono vicino con tutta la forza del mio senso di colpa, perché, in fondo, la responsabilità dell’incidente è mia e io per primo dovrei scusarmi… Le ultime notizie che ho di Contessa e Pappadue è che hanno affittato un bilocale a Tentoga, sembra che vogliano prendere una decisione entro dopodomani senza allontanarsi troppo dall’occhio del ciclone – d’altronde i termini per fare ricorso sono tiranni. Disponi di me per tutta la droga di cui dovessi aver bisogno.