Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: forma

Incipit kafkiano

All’ora solita di un suo giorno feriale, si svegliò da un incubo nel complesso vago ma molto incuboso per due dettagli: la data del giorno corrente (nella forma gg/mm/aaaa) incisa su una porta e l’informazione, espressa da una stridula voce fuori campo, che quello era il giorno della sua morte. Tergiversò ancora qualche minuto, sotto il lenzuolo, cercando di recuperare altri particolari del sogno, ma senza risultato. Sicché si alzò, andò in bagno e pisciò.

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Lacrima

La lacrima è la forma

per antonomasia dell’illusione,

la terra se la beve e non ne restituisce

che la metabolizzazione.

Se non so il nome

Se non so il nome, non posso permettermi neanche

la forma. Peggio che andar di notte, poi, è aggirare

l’ostacolo appoggiandomi al concetto. Così, credo

mi tocchi stare buono ai piedi del mio spavento,

per arroventare almeno i margini dell’ombra.

Oltre al suono e al significato

Oltre al suono e al significato,

non so, il fiato corto

è un ritmo, l’esame,

adesso che ricordo.

 

Non hanno perso definizione

forme e colori,

macigni contro

ogni evidenza –

 

Fra lotofagi, baby, va così.

Se una o uno lo fa

Se una o uno lo fa, dovrebbe

dichiararlo: Parlo senza sapere.

Allora l’interlocutore

in veste di pubblico sposterà,

anche di poco, il baricentro

dell’ascolto e magari, chissà, mediterà

sulla forma, invece

che sulla sostanza, come prima

per pigrizia.

Se non fosse che si manifesta

– se non fosse che si manifesta

anche in forme teratologiche,

che si sposa volentieri

con l’errore e l’orrore.

Farsi capire?

Chi ha l’impellenza di farsi capire è spesso chi è meno attento ai mezzi, alla forma, alle parole, ai toni. In poesia, appunto, non si tratta di questo. Certo, le parole si capiscono e anche molte sequenze di parole, ma le altezze e il colore dicono la loro, sicché quello che si capisce diventa sempre altro. Chi se ne frega dell’infinito, per dire, senza la siepe, le morte stagioni e il mare.

Commedia

Il silenzio ha preso la forma

del baccanale – quella forma

morbida ma improvvisa

nel dettaglio.

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Sipario, esterno notte, scena d’angolo, due uomini di mezza età entrano, prima A, da sinistra, e poi B, da destra, hanno entrambi un appuntamento, per due minuti pazientano muti.

A: (guardando avanti) Arrivo sempre per primo.

B: (guardando avanti) Anch’io.

A: (guardando avanti) Io ci tengo alla puntualità.

B: (si gira e guarda incuriosito l’interlocutore sconosciuto) Anch’io.

A: (guardando avanti) Ma sono sempre l’unico.

B: (guardando l’interlocutore) No, se non le dispiace (A si gira verso di lui), questa volta ha compagnia (sorride).

Mini romanzo. L’impossibile #181

L’unica cosa che mi convince è l’impossibile, a farsi, a dirsi. Le cose che hanno invece una soluzione, contorni, forme, colori, funzioni, mi convincono per un momento – ecco, io vorrei finire lì.

Attenzione:

all’eufonia, all’apostrofo,

all’arcaismo, alla rima, alla similitudine,

all’elenco, all’anafora, al motto,

al joke, alla ripetizione, ai tre punti,

al punto esclamativo, al destinatario,

all’oggetto, alla forma, al canale –