Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: forma

La forma-personaggio

La forma-personaggio, nel caso

della collisione di masse ingenti (sic)

di follia, non torna

utile (…a meno, si capisce, di trarre,

come Primo Levi, personaggi

dagli elementi della Tavola).

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Quickly

C’è, per legge, la maggiore età –

e poi è un campo di pertinenza

relativamente misurato

e confinato (=inscritto),

niente, cioè, di spendibile,

se non in forma di contesa.

Un filo di fumo

Un filo di fumo

plastico, cioè nessuna

concessione alla sfumatura.

O Forma o Morte

è lo slogan, un modo

come un altro, forse,

per salvare l’individuazione

insieme alla decadenza.

Freud

(Breve soluzione del letargo.)

 

Freud, che pure era lì per dare

una mano, non ha mai pensato,

scrivendo i suoi libri, a una forma

di self-help – il malato, per lui,

da solo, non ce la faceva.

Anche pensieri

Se mi ricordo di persone, luoghi, cose, posso ricordarmi anche di pensieri.

Io mi ricordo di questo mio, pensato suppergiù a dodici anni: l’antefatto riguarda il basket giocato in parrocchia, dove appunto c’era un grande che m’impressionava tantissimo: playmaker, veloce e soprattutto dal tiro micidiale e tesissimo, praticamente senza parabola, cioè orizzontale. Ecco, io pensavo, con una sotterranea vertigine teoretica ma anche una finale interrogazione:

Quando avrò la sua età, se è l’età che conta, sarò bravo uguale, no?

La sua faccia mi ricordava, molto più asciuttamente, un mio prozio paterno, figlio, come mio padre, di contadini della bassa bresciana occidentale, ma anche collezionista d’arte contemporanea (immagino scelta malissimo).

Basta cielo

Basta cielo, basta sole, basta nuvole, basta alberi, basta terra, basta acqua, basta vento.

Si può immaginare in forma drammaturgica, come una scena in cui

un personaggio, con le mani avanti e i palmi rivolti all’insù, dice:

 

Ecco, questo è qualcosa.

 

(Il personaggio chiede forse di leggere il mondo nell’ombra portata?)

Nessuno ha dimostrato

Nessuno ha dimostrato, a oggi,

che si debba essere “in forma” (?)

per fare quello che tocca

(dall’opera, cioè, al disastro).

Il peso della forma

Cerco di limitare la mia libertà,

anche con regole alla cazzo, se occorre,

non mi sopporto indipendente, forse

ho paura di perdere la forma, ovvero

di prendere quella del mondo.

Democracy in America. Un brano #4

Dietro il velatino ombroso, due elementi: uno piccolo, sulla sinistra, per terra, e uno enorme, al centro, per aria.

Il primo elemento è un caravaggesco corpo plasticamente supino di bambino, illuminato da uno spot zenitale di luce gialla calda (al livello della platea, dov’ero, vedevo solo il rosa soffuso della massa carnosa e un gomito).

Il secondo elemento, composto a sua volta di due elementi, mi riesce molto più difficile descriverlo. Meglio partire da una metafora, io direi di pensare a due mastodontiche bielle rotanti lentamente, con produzione di prospettive e spessori sempre indecifrabili (il velatino impedisce, ricordo, di “vedere”). I due elementi sembrano lettere dell’alfabeto ebraico, e hanno pressappoco questa forma:

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Sicché, mentre, baciato da un raggio di sole, un corpo puerile giace – nell’ombra, paurose e sublimi, le bielle girano.

Appunti

Il sistema simbolico ha la sagoma di una foresta – meglio, di una giungla. Sepolto ogni fine, bruciata ogni utilità, rimangono solo voci e forme intersecate da un inconscio spietato e padrone. Basta realtà.