Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: fine

Piatto di avanzi

Mette lì, in parte a sè, sul divano,

un taccuino e una penna –

è un’approssimazione, occorre dirlo?

La cosa interessante, per lui,

è la sequenza che, alla fine,

alza il sipario.

Gli è facile finirla con le sorprese,

gli ardori, i tremori, le rose.

 

E subito, al principio,

manca lo spazio per continuare,

al peggio, per stiracchiare.

Piatto di avanzi è una metafora che porge,

come che sia (al solito, tutto è perduto),

la carta. Dovrebbe accontentarsi

de gesto, lo sa, non lo fa, pensa

a un’alternativa e sbava.

 

Riflette: Non si tratta di posare

fermo immobile,

nel trambusto della riorganizzazione

continua, ma, al contrario, di zittire in-

defessamente l’orrenda tentazione, e non

rigurgitare, e rimangiarmi

le affermazioni più sentite, e allenarmi

a colare nei ritagli.

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Mi cadrà sulla lingua

Mi cadrà sulla lingua

un dente posticcio, un giorno,

e sarà come la fine,

quando si è contenti, cioè,

solo di morire.

È sembrato che tutto

È sembrato che tutto

finisse con un rutto.

Unanime il disinteresse.

 

La morte non ci riguardava più,

le storie avrebbero

metabolizzato ogni fine.

Haiku!

Tweet in tre versi

di cinque, sette e cinque

sillabe – fine.

Per svincoli usuali e micidiali

Transito per svincoli

usuali e micidiali.

 

Un armistizio non dichiarato, uno stato

di fatto, forse, passato

inosservato quanto basta

per diventare

questo bubbone ignominioso

non più occultabile.

La sua funzione è la sorpresa

che procura ai giusti.

 

Breve ricognizione, dopo qualche

giorno di riposo (forse) – tutto

come prima, come qualche

minuto o ora fa, le cose

serie rinviate

(finché alla fine, pun-

tualmente, cadranno

in date sbagliate).

 

(Uno scrollarsi, insomma,

le parole di dosso.)

Prosa-prosa

Non andare a capo prima del punto ma non di qualunque punto, alla fine del paragrafo, diciamo, avendo ritenuto che lo stesso debba, per qualche ragione e in qualche modo, finire, e così procedendo per intervalli puntati, troncati, glissati.

Ecco che mi viene di fare

Ecco che mi viene di fare

una promessa, benché

negativa – questa:

Non ci penserò più.

 

Altri, a ben guardare, attendono

anche troppo pazientemente,

diamo loro – decido, in modalità

majestatis – un’occhiata, dunque.

 

La promessa è un vincolo

sul futuro, qualcosa cioè di illogico,

ma è “merce” antica, essenziale,

pressoché automatizzata.

 

D’altronde, malgrado l’illogicità,

un oggetto sociale, una cosa

che si aggiunge, anche

facilmente, basta

 

sottoscrivere.

Alla fine, però, una sfida –

sempre. E c’è poco

sia da ridere che da piangere.

Oggi ho visto

Oggi ho visto, come

ogni anno, nel rinato

flusso del traffico, la fine

esatta dell’estate.

Il fegato decostruito

Il fegato decostruito, il respiro

lunghissimo, senza fine, i confini

appena percepibili e una colatura

a pettine, come certa edilizia.

Domanda

Quando dici “Fine”,

che cosa intendi, “fine”?