Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: fine

Anche Renzi

Anche Renzi dovrà prendere atto che, improvvisamente, qualcosa è cambiato. E che, in certe situazioni, si debba ricominciare, un politico non può negarlo. Tutto cade per la fine della differenza fra destrasinistra – non si tratta più di ricchi&poveri ma del funzionamento del Sistema, che dovrebbe accontentare tutti…

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È quasi la fine del mese

È quasi la fine del mese,

il mese delle rose,

e sono riuscito a tacere –

ho cercato di restare

impassibile

alle prime fioriture,

ho stretto i denti, credo,

come auspicabilmente

in questi frangenti.

Ipotesi

Raccontare cose nuove, mai sentite, ovvero inaudite – alla fine mai state? – e, insomma, fare strada.

Piatto di avanzi

Mette lì, in parte a sè, sul divano,

un taccuino e una penna –

è un’approssimazione, occorre dirlo?

La cosa interessante, per lui,

è la sequenza che, alla fine,

alza il sipario.

Gli è facile finirla con le sorprese,

gli ardori, i tremori, le rose.

 

E subito, al principio,

manca lo spazio per continuare,

al peggio, per stiracchiare.

Piatto di avanzi è una metafora che porge,

come che sia (al solito, tutto è perduto),

la carta. Dovrebbe accontentarsi

de gesto, lo sa, non lo fa, pensa

a un’alternativa e sbava.

 

Riflette: Non si tratta di posare

fermo immobile,

nel trambusto della riorganizzazione

continua, ma, al contrario, di zittire in-

defessamente l’orrenda tentazione, e non

rigurgitare, e rimangiarmi

le affermazioni più sentite, e allenarmi

a colare nei ritagli.

Mi cadrà sulla lingua

Mi cadrà sulla lingua

un dente posticcio, un giorno,

e sarà come la fine,

quando si è contenti, cioè,

solo di morire.

È sembrato che tutto

È sembrato che tutto

finisse con un rutto.

Unanime il disinteresse.

 

La morte non ci riguardava più,

le storie avrebbero

metabolizzato ogni fine.

Haiku!

Tweet in tre versi

di cinque, sette e cinque

sillabe – fine.

Per svincoli usuali e micidiali

Transito per svincoli

usuali e micidiali.

 

Un armistizio non dichiarato, uno stato

di fatto, forse, passato

inosservato quanto basta

per diventare

questo bubbone ignominioso

non più occultabile.

La sua funzione è la sorpresa

che procura ai giusti.

 

Breve ricognizione, dopo qualche

giorno di riposo (forse) – tutto

come prima, come qualche

minuto o ora fa, le cose

serie rinviate

(finché alla fine, pun-

tualmente, cadranno

in date sbagliate).

 

(Uno scrollarsi, insomma,

le parole di dosso.)

Prosa-prosa

Non andare a capo prima del punto ma non di qualunque punto, alla fine del paragrafo, diciamo, avendo ritenuto che lo stesso debba, per qualche ragione e in qualche modo, finire, e così procedendo per intervalli puntati, troncati, glissati.

Ecco che mi viene di fare

Ecco che mi viene di fare

una promessa, benché

negativa – questa:

Non ci penserò più.

 

Altri, a ben guardare, attendono

anche troppo pazientemente,

diamo loro – decido, in modalità

majestatis – un’occhiata, dunque.

 

La promessa è un vincolo

sul futuro, qualcosa cioè di illogico,

ma è “merce” antica, essenziale,

pressoché automatizzata.

 

D’altronde, malgrado l’illogicità,

un oggetto sociale, una cosa

che si aggiunge, anche

facilmente, basta

 

sottoscrivere.

Alla fine, però, una sfida –

sempre. E c’è poco

sia da ridere che da piangere.