Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: fine

Il fegato decostruito

Il fegato decostruito, il respiro

lunghissimo, senza fine, i confini

appena percepibili e una colatura

a pettine, come certa edilizia.

Domanda

Quando dici “Fine”,

che cosa intendi, “fine”?

Davanti #3

Assomiglia molto al peccato originale cristiano, che però, alla fine dei tempi, è solubile o perdonabile, deciderà Dio. Ecco, solubilità e perdonabilità sono prove di una volontà di potenza (VDP).

Ma essendo la VDP un destino, cioè un agone, per il soggetto individuale e collettivo, o si vince o si perde. Contro, appunto, la VDP.

Davanti #2

Tenere per ferma questa essenziale ingiustizia aiuta a tenere anche basso il profilo, ovvero a dubitare sistematicamente del fine o dei fini dell’espressione qualsivoglia.

Appunti

Il sistema simbolico ha la sagoma di una foresta – meglio, di una giungla. Sepolto ogni fine, bruciata ogni utilità, rimangono solo voci e forme intersecate da un inconscio spietato e padrone. Basta realtà.

Non so che cosa fare

Non so che cosa fare, il pensiero non mi attrae.

Salvo la sequenza delle mosse, uno stile da marionetta,

che comunque, alla fine, un segno lo lascia

(il graffio sull’asse, il sipario squarciato, la cicatrice

sullo zigomo dell’attore giovane). Rinunciare a sapere,

 

finalmente, per amore di conoscenza e facendo i salti

di gioia? – Il punto è fermo e chiude i giochi, foto-

genicamente bilicante, nessuna risposta assicurata,

manco la negativa, giustizia e ingiustizia predicate

dalla pochezza del quadro generale.

Hai ragione a dire che non si muore

Hai ragione a dire che non si muore

più di morbillo, che ormai si vive

quasi cent’anni e che si va da Londra

a New York in meno di due ore –

complicazione e evoluzione, il tempo

che si mostrino per quello che sono,

cioè sogni. Un protocollo, alla fine,

con specificato tutto, addirittura

la marca delle mutande, un posticino

preciso, insomma, e illuminato bene –

Orecchiare le chiacchiere di sconosciute

Orecchiare le chiacchiere di sconosciute

e sconosciuti qualche volta è orribile –

qualche volta no ma qualche volta sì.

 

Il fatto è che una o uno si vergogna troppo

della propria bassezza per reggerla, senza

preparazione, in altri – se no, pensa, è la fine.

Da dove e come cominciare

Da dove e come cominciare? Mica

una bazzecola, dato che è una prima,

benché minima

focalizzazione

 

(potrebbe essere massima

solo se, come dice il Poeta,

nel principio ci stesse, comoda

e tout court, anche la fine).

 

Dal metodo al merito, qualche gettonata

combinazione: mondo  mit

filosofia, lirica, fisica, storia, etc.; io mit

amore, società, dio, morte, etc.

 

(Credo però di riconoscere un mio tono

caratteristico, lugubremente professorale,

che volentieri considero un limite, più

che una medaglia.)

Parlare e patire

Sono reticente a parlar di noia

(non so mai quando è il caso)

però mi metto spesso

e volentieri nelle condizioni

di patirla, forse

di esperirla (magari con fini

a me ignoti e avversi).