Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: fine

Dice

“Evidentemente”,

dice, “sono cose per cui

ci mancano ancora

le parole” – Mentre penso

sconcertato, Ha finito!,

riprende: “Ci giriamo

intorno ma non importa,

alla fine, non c’è altro

modo, ogni centro

è indivisibile.”

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Principio e fine del XII° (e ultimo) capitolo di “Sotto il vulcano”

L’incipit è:

“Mescal”, disse il Console.

 

La fine è un cane morto di contorno al cadavere del Console Jeoffrey Firmin.

Nauseart

Alla fine posso dire solo questo:

Ho paura.

 

Perché aggiungere altro?

Solo per mentire?

 

Certo, sarebbe arte –

ma l’arte, ormai, anche

 

nelle sue manifestazioni

più socialpopcheap, sembra

 

così una nausea.

Play

(Buio e voci intraducibili per 4 ore e mezza.)

(Luce. Scena vuota.)

Chi ci assicura

Chi ci assicura

che la fine sia in

perfetto orario?

Anche Renzi

Anche Renzi dovrà prendere atto che, improvvisamente, qualcosa è cambiato. E che, in certe situazioni, si debba ricominciare, un politico non può negarlo. Tutto cade per la fine della differenza fra destrasinistra – non si tratta più di ricchi&poveri ma del funzionamento del Sistema, che dovrebbe accontentare tutti…

È quasi la fine del mese

È quasi la fine del mese,

il mese delle rose,

e sono riuscito a tacere –

ho cercato di restare

impassibile

alle prime fioriture,

ho stretto i denti, credo,

come auspicabilmente

in questi frangenti.

Ipotesi

Raccontare cose nuove, mai sentite, ovvero inaudite – alla fine mai state? – e, insomma, fare strada.

Piatto di avanzi

Mette lì, in parte a sè, sul divano,

un taccuino e una penna –

è un’approssimazione, occorre dirlo?

La cosa interessante, per lui,

è la sequenza che, alla fine,

alza il sipario.

Gli è facile finirla con le sorprese,

gli ardori, i tremori, le rose.

 

E subito, al principio,

manca lo spazio per continuare,

al peggio, per stiracchiare.

Piatto di avanzi è una metafora che porge,

come che sia (al solito, tutto è perduto),

la carta. Dovrebbe accontentarsi

de gesto, lo sa, non lo fa, pensa

a un’alternativa e sbava.

 

Riflette: Non si tratta di posare

fermo immobile,

nel trambusto della riorganizzazione

continua, ma, al contrario, di zittire in-

defessamente l’orrenda tentazione, e non

rigurgitare, e rimangiarmi

le affermazioni più sentite, e allenarmi

a colare nei ritagli.

Mi cadrà sulla lingua

Mi cadrà sulla lingua

un dente posticcio, un giorno,

e sarà come la fine,

quando si è contenti, cioè,

solo di morire.