Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: espressione

Bozza di manifesto sulla comprensione #1

Per farsi capire davvero, bisogna per principio schivare il solo pensiero. La comprensione, cioè, si fonda sul lavoro commovente del mittente – per cui, cioè, è offerta. Molto poco, infatti, si ricorda che la comprensione, in ogni espressione, è, appunto, offerta.

Dal lato del destinatario, la dinamica è caotica, con morti e feriti differiti. Si pensi, per esempio, a un gregge in un pascolo di comprensioni.

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C’è sempre, darling, qualcosa che non torna

C’è sempre, darling, qualcosa che non torna.

Omero racconta appunto di un caso fortunato

ma fuori non c’è niente – “fuori” e “niente” sono

espressioni di comodo, l’assoluto di entrambe

è possibile, si capisce (don’t worry), ma è mortale.

Cos’è un’informazione?

Una cara amica, ossessionata, temo, dalla razionalità, sostiene che sia, per esempio, l’enunciato: il monte Bianco è alto 4810 metri. La mia amica, cioè, esclude di poter chiamare “informazione” la letteratura. Tornando alla domanda del titolo, dunque, la mia risposta è invece: un’informazione è un’espressione qualsivoglia.

Senzaverso

Prendere un impegno come sposarsi o accendere un mutuo o anche solo frequentare un corso di pittura significa certo “proiettarsi nel futuro”, ma questa è un’espressione già troppo ideologica, io propongo come più “descrittiva” la coppia di funzioni: ” traboccare e tradire”.

L’espressione

L’espressione include

elementi poco o niente

decifrati, ovvero oscuri,

come, per dire, è

prassi lunare.

Penso

…penso alla mia

espressione,

mentre digito

sullo smartfóne.

L’importanza delle parole

L’importanza delle parole, detto in breve, è:

la parola fa impazzire perché

è il tentativo fatalmente

 

fallimentare di rappresentare

la varietà dell’essere – trasformando, ipso

facto, l’espressione in contenzione.

Beckett, cioè

Beckett, cioè, conoscendo bene Joyce (perfino come dipendente), fa giusto il contrario: prosciuga l’espressione, cerca la balbuzie – e raggiunge vette uguali.

No comment

No comment – se un commento ce l’avessi, infatti,

sarebbe come dire che prima non ero sufficiente, ovvero

perfettamente inchiodato alla mia ragione, alla mia

verità, al mio essere come sono. L’espressione

è una contraddizione in termini: se nega, nega, se afferma,

nega uguale – da cui la domanda:

Perché produrre per sabotare?

Perché invece i polsi

Perché invece i polsi

non tremano mai,

quando si tratta di affermare

una “palese” differenza?

Di qua – direbbe anche

una badante laureata – la patacca, di là

la scena! (applauso) What else! (risolino)

 

Il divenire nella sua espressione hard,

pericolosamente squilibrato,

oltre le parole in sequenza,

ci sono infatti indecifrati controcanti.

Lascio la rosa dov’è, come dire

che faccio a meno della prova,

perché sono già marchiato.