Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: espressione

Sturiellèt

Da circa un anno, sotto casa mia (certo, fortunato io che ho una casa), verso mezzanotte, una volta o due a settimana, sostano, cazzeggiano, bevono birra e lasciano i vuoti per terra, degli esseri umani (bianchi) di recente manifestazione in zona (cerco di essere, rivelando così la fatica e l’arte che servono allo scopo, il più possibile oggettivo, voglio evitare, cioè, giudizi di valore impliciti nell’espressione ma non previsti o conteggiati).

Oggi, dunque, ho elaborato la scritta a disdoro da vergare, con pennellessa e un giallo-sole acrilico, sull’asfalto, nell’angoletto in cui gravitano ovvero sostano, etc., i suddetti esseri umani. La scritta è la seguente:

 

Qui, sostano e cazzeggiano dei maiali. Perché “maiali”? Perché, se sostare e cazzeggiare NON È (espressamente) VIETATO,

ABBANDONARE LE BOTTIGLIE VUOTE, SÌ – SEMPRE.

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Ci tastiamo la tasca destra

Ci tastiamo la tasca destra, poi

quella sinistra – stessa

sensazione di impasse… a tal punto

convinti di ricordare, che adesso non si può

(né si vuole) capire…

quella specie di lama affilata

(oh sì!), che, di traverso, non va giù e ferisce…

(ti dico, un casino, pescando

fra impressioni, espressioni, performance…)

 

Così, al momento giusto, siamo

poltiglia esausta, adeguati, cioè, all’ardore

commovente degl’organi.

Bozza di manifesto sulla comprensione #1

Per farsi capire davvero, bisogna per principio schivare il solo pensiero. La comprensione, cioè, si fonda sul lavoro commovente del mittente – per cui, cioè, è offerta. Molto poco, infatti, si ricorda che la comprensione, in ogni espressione, è, appunto, offerta.

Dal lato del destinatario, la dinamica è caotica, con morti e feriti differiti. Si pensi, per esempio, a un gregge in un pascolo di comprensioni.

C’è sempre, darling, qualcosa che non torna

C’è sempre, darling, qualcosa che non torna.

Omero racconta appunto di un caso fortunato

ma fuori non c’è niente – “fuori” e “niente” sono

espressioni di comodo, l’assoluto di entrambe

è possibile, si capisce (don’t worry), ma è mortale.

Cos’è un’informazione?

Una cara amica, ossessionata, temo, dalla razionalità, sostiene che sia, per esempio, l’enunciato: il monte Bianco è alto 4810 metri. La mia amica, cioè, esclude di poter chiamare “informazione” la letteratura. Tornando alla domanda del titolo, dunque, la mia risposta è invece: un’informazione è un’espressione qualsivoglia.

Senzaverso

Prendere un impegno come sposarsi o accendere un mutuo o anche solo frequentare un corso di pittura significa certo “proiettarsi nel futuro”, ma questa è un’espressione già troppo ideologica, io propongo come più “descrittiva” la coppia di funzioni: ” traboccare e tradire”.

L’espressione

L’espressione include

elementi poco o niente

decifrati, ovvero oscuri,

come, per dire, è

prassi lunare.

Penso

…penso alla mia

espressione,

mentre digito

sullo smartfóne.

L’importanza delle parole

L’importanza delle parole, detto in breve, è:

la parola fa impazzire perché

è il tentativo fatalmente

 

fallimentare di rappresentare

la varietà dell’essere – trasformando, ipso

facto, l’espressione in contenzione.

Beckett, cioè

Beckett, cioè, conoscendo bene Joyce (perfino come dipendente), fa giusto il contrario: prosciuga l’espressione, cerca la balbuzie – e raggiunge vette uguali.