Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: espressione

Perché invece i polsi

Perché invece i polsi

non tremano mai,

quando si tratta di affermare

una “palese” differenza?

Di qua – direbbe anche

una badante laureata – la patacca, di là

la scena! (applauso) What else! (risolino)

 

Il divenire nella sua espressione hard,

pericolosamente squilibrato,

oltre le parole in sequenza,

ci sono infatti indecifrati controcanti.

Lascio la rosa dov’è, come dire

che faccio a meno della prova,

perché sono già marchiato.

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Io sono già pronto

Io sono già pronto

ma non so a cosa.

 

Spiegare un’espressione o una frase, se una o uno

traffica con la poesia, è madornale –

 

qui, però, mi sento di fare

l’errore (infatti, può ispirare).

Davanti #2

Tenere per ferma questa essenziale ingiustizia aiuta a tenere anche basso il profilo, ovvero a dubitare sistematicamente del fine o dei fini dell’espressione qualsivoglia.

Mini romanzo. Chiarezza #127

Guardi, ci tengo a essere chiaro ma mi scuso per l’espressione allo scopo necessaria: dò via il culo, piuttosto.

L’espressione è un toro

L’espressione è un toro

meccanico – mec-

canico perché

di meccanismi trattasi.

 

Mi sono visto e mi vedo, io

che produco qualcosa

ma il prodotto

è la groppa che mi sbalza.

La lettura

Posso scegliere di favorire la lettura, facendo

dell’espressione una comoda discesa,

oppure di s-

 

favorirla, offrendole una s-

comoda salita, a strappi, a gradini

e gradoni, addirittura.

 

La questione è: perché

la seconda, sadica

e masochistica insieme? –

 

Perché?! Perché lo sguardo è naufragato

nel linguaggio, ecco perché! Perché

non c’è miglior paesaggio!

Fame

Una o uno che scrive è facile che abbia fame

d’espressioni conclusive, di quelle, cioè,

che calano il sipario e gelano la mente.

La cosa rivela, si capisce, l’intenzione

prepotente di mettere un punto –

ed è subito Lacan.

“Se” o “appena”

Non sta fermo, se si siede in poltrona, un secondo dopo è carponi per terra a frugare fra i ritagli; se apre un libro, l’attimo seguente accende la luce in cucina; se si siede sulla tazza del water per pisciare, ci rinuncia per risintonizzare la radio; se cammina su e giù, poi si sdraia sul parquet; se imbraccia la chitarra, l’espressione è quella di Cleopatra alla vista dell’aspide – last but not least, appena sviene, fa dei brutti sogni.

Spaccio e scarto

Qui, si tratta meno (molto meno) di espressione

che di spaccio e scarto. Limitare

il quadro al contributo produttivo individuale

e non volerne sapere della reazione incalcolabile

(non “grande” o “terribile”, solo indecidibile),

così innescata, è vile. Per “vile”, si intende

“gretto” (ma anche, perché no, “cretto”).

Espressione e comprensione

L’importante, dal punto di vista

dell’espressione, è limitare

la comprensione, ovvero

lasciare che il senso sguazzi

nel buio delle cose.