Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: elemento

Preferisco pensare

Preferisco pensare,

anziché alla tendenza storica,

a un corpo minato

da elementi estranei. È un modo

per alludere, almeno,

a una carcerazione integrale.

 

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È passato del tempo

È passato del tempo

e in ogni caso

sono sciocchezze, basta

sostituire un elemento (uno

solo), per sentire diversamente.

C’è qualcuno

C’è qualcuno, da qualche parte,

e, nei dintorni, qualcun’altro – più

d’uno, veramente. Quello e questo

hanno in spalla uno zaino.

 

A una certa distanza, come per miracolo,

gli elementi danno spettacolo.

Qui non si tratta

Qui non si tratta

di ridistribuire colpe

ma di guardare e condividere

(ogni versione rimanda anche

a una ridistribuzione);

il quid (che non so mai

se viene prima o dopo)

è il racconto, il canto, la performance.

In questo, tanto più che nella colpa,

ci sono gli elementi

per perdere la strada.

Il punto

Una minima informazione socio-economica basta

a offrire alla psiche elementi di disturbo anche

gravi e gravissimi, poi tocca al giocoliere di turno

amministrare (pardon) il gruzzolo.

 

Detto questo, si torna al punto da molto più lontano, varcando

confini, solcando mari, attraversando terre di nessuno sempre

umide di siero e disseminate di brani e frammenti variamente

accessibili, combinabili, distruttibili.

 

In termini correnti, una specie di safari nel dominio dell’ombra,

servono: un ventaglio di vimini, un’area di servizio sulla Salerno-

Reggio Calabria, due vecchietti seduti fra il bar e la pompa

e infine noi, come di norma, vulnerabili.

Democracy in America. Un brano #4

Dietro il velatino ombroso, due elementi: uno piccolo, sulla sinistra, per terra, e uno enorme, al centro, per aria.

Il primo elemento è un caravaggesco corpo plasticamente supino di bambino, illuminato da uno spot zenitale di luce gialla calda (al livello della platea, dov’ero, vedevo solo il rosa soffuso della massa carnosa e un gomito).

Il secondo elemento, composto a sua volta di due elementi, mi riesce molto più difficile descriverlo. Meglio partire da una metafora, io direi di pensare a due mastodontiche bielle rotanti lentamente, con produzione di prospettive e spessori sempre indecifrabili (il velatino impedisce, ricordo, di “vedere”). I due elementi sembrano lettere dell’alfabeto ebraico, e hanno pressappoco questa forma:

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Sicché, mentre, baciato da un raggio di sole, un corpo puerile giace – nell’ombra, paurose e sublimi, le bielle girano.

Diminuendo. 4

(Attenzione: poesia in 4 puntate. Ultima puntata.)

 

o una mosca; un elemento, in ogni

caso, inconciliabile con la bronzea

partitura – senza “per” e senza

“tra”.

Niente ci è negato

Niente ci è negato,

ci sono tutti gli elementi per capire,

occorrono, insomma, descrizioni,

non spiegazioni.

Mini romanzo. Hero #128

Quest’uomo, dunque, su cui si abbatte la furia degli elementi e delle leggi, rifulge (o sì, rifulge), oltre che per la ferrea volontà di non lamentarsi mai del materiale a disposizione, per la determinazione di considerare i colpi accusati alla stregua di semplici pettegolezzi.

La prima parola

La prima parola, spesso, è un articolo, come

in questo caso.

La prima parola, cioè, spesso (spero

di non offendere nessuno), è un elemento,

per così dire, di supporto, anche umile…

 

E poi, effettivamente, qualche volta,

è indirizzo e soggetto

(Longtemps, riverrun, April*).

 

 

* Proust, Joyce, Eliot.