Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: domanda

Io non so se la soluzione migliore politicamente sia andare a votare subito

…io mi sento di dire che sarebbe la migliore eticamente. Io mi sento di dire che è la verità il problema urgente. E il voto, nella sua banalità aritmetica, è sempre un chiarimento.

“E se vince S.?”, dice. Chiedo scusa, ma rispondo con un’altra domanda, retorica: Si sono potuti evitare il Fascismo, il Nazismo, il Socialismo Reale?…

La storia contemporanea riconosce un ruolo istituzionale cruciale alle masse popolari. Le regole del gioco politico moderno, cioè, contemplano, dalla Rivoluzione Francese in poi, anche questa strana cosa: la responsabilità collettiva.

Così, oggi, in Italia, non si esce dall’incubo solo ignorando o censurando l’esistenza di una maggioranza relativa di razzisti e fascisti. I poveretti hanno diritto come tutti di esprimersi e decidere. E secondo la regola della responsabilità collettiva, ne pagheranno “in percentuale” le conseguenze.

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Il bisogno di un avversario e, se va male, di un nemico

Io sono diventato adulto, come molti altri esseri umani, anche leggendo, riflettendo, assimilando, giudicando. In questo lavorio, nella parte che chiamerei “Visione del Mondo”, nel senso proprio dell’allestimento di un corpus simbolico – magari minimo, modesto, perfino banale – per rappresentarsi, come in un sol colpo, quella Cosa sempre vaga e fantastica che è appunto il “Mondo”, io, dicevo, un bel giorno, ho assentito convinto al concetto di lotta di classe: ecco, per me, la benzina della Storia (a quel tempo, in Italia, il partito di maggioranza relativa, la DC, poteva seriamente – senza apparire ridicolo – spacciare l’idea di una società essenzialmente non conflittuale e contrastare la teoria della lotta di classe).

Oggi, populisti e sovranisti tentano una reinterpretazione della contrapposizione, operando due sostituzioni: al posto del proletariato, i.e. gli sfruttati (=chi non possiede i mezzi di produzione), ci mettono il Popolo, e al posto della borghesia, i.e. gli sfruttatori (=chi possiede i mezzi di produzione), ci mettono le Élite.

La mia domanda è: cosa si può pensare, nei diversi casi sociali e culturali, delle diffusissime parole “Popolo” e “Élite”?

Italia, 25 aprile

Finché in Italia si festeggia il 25 aprile, il cittadino

ha diritto di speranza (virtù teologale, fra l’altro,

you know).

*

Ma la festa del 25 aprile bendispone anche

alle generiche speranze dell’essere umano: quelle,

per esempio, del futuro, della salute, dell’amore,

del lavoro, della ricchezza, della saggezza, della vittoria,

del successo – e, infine, alla speranza più grande:

d’essere esattamente (combaciando con la massima

precisione, cioè) ciò che si è.

*

Ora, il problema è sempre quello della coscienza

che il soggetto (essere umano o cittadino che sia)

ha di sè. Per dire: e se uno si sente d’essere un delin-

quente, bene o male fatto appunto per delinquere?

E insomma, se uno è Hitler che si sente un dio-

carnefice? Chi mai potrà dirgli che forse si sbaglia?

*

Questa poesia non ha una vera fine, perché

la risposta alla domanda, che pure c’è,

non sta qui.

Domanda retorica

Si può riuscire severi, senza riuscire odiatori?

Primavera mi travolge (avvolge, invade)

Primavera mi travolge (avvolge, invade) con lievi

ma percussive insinuazioni, vecchie domande

lasciate cadere con stile, e non parlo della fame

da leone e della terapia

montana, col naso poi –

Da altri punti di vista, se ne ridiscute, e in ogni caso

le insinuazioni sono semi duri, ma anche quattro

soldi in tasca, la conversione è intuitiva, non si sbaglia.

Le domande senza risposta

Le domande senza risposta

scopale sotto il letto,

ché mi basti allungare il braccio.

Domanda:

Tu, mon semblable, non frère,

sei forse fatto di biografia?

Ovvero di caso e occasione?

Quello che sei, cioè, sarebbe,

forse, una tua stretta attualità?

Cos’è un’informazione?

Una cara amica, ossessionata, temo, dalla razionalità, sostiene che sia, per esempio, l’enunciato: il monte Bianco è alto 4810 metri. La mia amica, cioè, esclude di poter chiamare “informazione” la letteratura. Tornando alla domanda del titolo, dunque, la mia risposta è invece: un’informazione è un’espressione qualsivoglia.

Tre domande a me stesso

Prima domanda: Perché scrivo?

Seconda domanda: Perché posto?

 

Risposta alla prima domanda:

Non so.

 

Risposta alla seconda domanda:

Per vedere.

 

Terza domanda: Cosa?

Risposta: L’effetto che fa.

Perché fare ipotesi?

(Abbozzo di conferenza, incipit.)

 

Lo dico subito, il tema di questa conferenza non è una domanda retorica e nemmeno ironica – io, cioè, mi chiedo, forse un po’ brutalmente ma seriamente, e chiedo, forse un po’ brutalmente ma seriamente, a tutti voi: Che senso ha fare ipotesi?