Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: domanda

No comment

No comment – se un commento ce l’avessi, infatti,

sarebbe come dire che prima non ero sufficiente, ovvero

perfettamente inchiodato alla mia ragione, alla mia

verità, al mio essere come sono. L’espressione

è una contraddizione in termini: se nega, nega, se afferma,

nega uguale – da cui la domanda:

Perché produrre per sabotare?

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Che domande

Che frutto ottimistico potrebbe aspettarsi, percentualmente,

l’investitore che puntasse – nel tempo libero, s’intende,

e a fondo perduto – su un poeta o, tout court, sulla poesia?

Le risposte possibili

Una differenza importante, secondo me, fra Emanuele Severino e Maurizio Ferraris è questa… –

Ma prima di rispondere, una domanda: Che cosa cerca il consumatore di filosofia? Cerca, naturalmente, una risposta al difficile quesito posto dall’essere (vivi o morti). Ma che tipo di risposta? Due, direi, le possibilità: la prima è la risposta che rappresenta la realtà in modo “fiammingo”, cioè riconoscibile perché, appunto, assomiglia tantissimo all’esperienza; la seconda, al contrario, ritrae una realtà addirittura sovversiva, benché persuasiva, in cui sembra di perdere l’accidente per guadagnare la sostanza. La prima è una specie di selfie, la seconda una specie di outlook.

Se io sono con te

Se io sono con te, voglio

essere con te, non con me –

con me ci sto anche

troppo, quando non

sono con te.

 

Se io sono con te, è te

che voglio, il tuo

accadere, non

me e le mie

performance.

 

Se io sono con te, non

voglio, cioè, curare la mia

efficienza, la mia

efficacia, la mia

potenza.

 

Se io sono con te, sono

quel che sono e, all’ordine

del giorno, c’è

la domanda (e l’offerta)

tua, non mia.

Per rispetto verso la domanda

C’è qualcosa che sia importante in assoluto?

Domanda difficile, certo, e forse

anche trabocchetto (per chi,

naturalmente, ha già pronta una risposta-

pronta, tipo: Dio, Ragione, Spirito,

Essere). In ogni caso, almeno

per rispetto verso la domanda,

è in assoluto importante il sistema

di condizioni della sua formulazione.

L’inizio, il dolore, l’ipoteca

L’inizio è in sé un dolore.

Un dolore, cioè, segna l’inizio.

Dolore e inizio, insomma, vanno

di pari passo, e dove

c’è inizio c’è dolore e dove

c’è dolore c’è inizio.

La domanda allora è: perché

quest’ipoteca?

Potrebbe interessare

Potrebbe interessare

una mia nostalgia ineffabile

per il canto che erige e mappa

il mondo? A chi fosse

ancora in cerca di una risposta, io

chiederei invece se questa

sia una domanda da farsi.

Qual è il punto?

Vogliamo porci almeno una volta

questa benedetta domanda?

Su, forza, qual è il punto?

Sì, proprio su due

piedi, metti che il mondo finisce

all’alba… Il punto, il punto!… Chiedo scusa

dell’inarcamento – il punto, prego.

Una carezza delle cose

Una carezza delle cose

private. Siamo, credo,

nel giro dei contesti

a disposizione (per farsene anche

brutalizzare, però). Il quid

che ha da venire è il punto

seguente, la domanda: E mo’?

La prima volta che me lo sono domandato

La prima volta che me lo sono domandato

non ho saputo rispondermi, solo la seconda:

una competizione appassionata

ma normale fra interessi – dinamiche

anche crudeli a scena aperta. Si possono

recuperare perfino le stagioni. Fa male

lo stallo, l’affare è rimandato.

Non c’è memoria di varianti.

Il signor pittore che entra inopinato

bilicando su un copione corsaro

bada al suo lavoro e, in mancanza

di domande, ci tiene a non dare risposte.