Pierluigi Rossi

Il peso? Dipende

Tag: dolore

Mini romanzo. Ultravolontà #184

Dà sempre meno retta al dolore e non fa quasi più caso (giusto il minimo per non scandalizzare e non avere problemi con la burocrazia) allo squallore, alla sporcizia e al freddo in cui vive. Sembra tutto non voluto, come una grottesca armonia di concause, ma sembra anche all’opera un’ultravolontà che la sua coscienza manco s’immagina.

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Me

Vuoi che ti dica perché non parlo

più di Me? Oh, nessun problema,

ti rispondo, volentieri ti rispondo,

ma è presto detto: perché,

in Me, non trovo che lagne, lagne

francamente insopportabili: noia,

fatica, dolore, entusiasmi puerili,

passioni sdate, amori di ciccia, etc.

Un pomeriggio di tanto tempo fa

Un pomeriggio di tanto tempo fa, la luce

scolora lentamente

e all’ammor –

bidimento dei toni

si appoggia, dolce e grata, la stanchezza.

Sarà sempre quel dolore assurdo andare

a dormire, si capisce, significa

che c’è un limite – oddio, un limite… -, che bisogna

indebitarsi e posare da ottimisti, così come

si fa alle feste.

Atto unico, in una breve battuta e una bellissima canzone

(Buio. Illuminazione zenitale di un attore nudo al centro del palcoscenico, a 6-7 metri dal proscenio.)

Personaggio: Non so davvero cosa dire, sono giorni in cui mi sembra quasi di rimpiangere il mio dolore, è una specie di dubbiosa benaccia, credo…

(Buio. Musica: My House, di Lou Reed.)

Dico la vita

Ogni tanto, a un tratto,

perlopiù inattesa, la vita bussa.

Dico la vita con le buone

ma anche con le cattive,

per scadenze, appuntamenti, agnizioni,

negligenze, casi, nostos, etc.

Si oscilla fra piacere e dolore tutto

il tempo, raro che la cosa

sembri strana – degna almeno 

del riconteggio del carteggio.

 

Quello che manca

Mancano almeno quattro mesi all’autunno ma le oche hanno già cominciato a volare sulla casa, come se quest’anno fosse necessario allenarsi di più per migrare. Io non ci sono, sono stato rapito dal dolore per l’agonia dell’amico Virgilio – tutto, tanto o poco che sia, avviene senza di me e non posso dirne niente… Potrei, si capisce, dire solo il contesto di un’assenza (=lacuna) che è l’essenza. Qualcosa, cioè, che non interessa in cambio di qualcos’altro che invece interessa.

La buona intenzione

La buona intenzione è scansare

la stretta cogenza biografica

(problema, ossessione, rogna, dolore), 

per ampliare il teatro delle operazioni –

anche ballando forte

fra strutturalismo e metabolismo.

Il perimetro terreno

Nessuno può giurare

sul suo funzionamento –

setaccio salva-idee, l’intero

che non c’entra, la coscienza

che se la sogna, la libertà,

piacere e dolore che sono

opportunità – invece, cioè,

che saltare da uno all’altro capitello,

impeto e empietà.

C’è conflitto fra realtà (R) e piacere (P)

C’è conflitto fra realtà (R) e piacere (P),

nonostante R passi

per la tana di P.

 

Dolore (D) e P sono allineamenti,

geometrie, nessuno

è mai sicuro di alcunché.

 

…Tanto, comunque, da premere

la punta del piede

e poi il calcagno…

 

R, invece, è la soluzione data –

costante, evidente, chiara, sotto

gli occhi di tutti, una formula tipo:

 

R=ƒ(?)

Pseudo-implicazioni

Se il Sole solarizza,

il Premio premia.

 

Se la Nebbia annebbia

il Dolore addolora.

 

Se la Noia annoia,

il Tempo temporeggia.

 

Se la Voce vocalizza,

la Moneta monetizza.

 

Se la Fretta affretta,

lo Spazio spazia.

 

Se il Vero avvera,

il Sogno sogna.

 

E se il Limite limita,

la Causa causa.